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“TRUMP SI PREPARA A SCARICARE SU ALTRI LA COLPA DI UN FIASCO NEL GOLFO” – JOHN BOLTON, GIÀ CONSIGLIERE PER LA SICUREZZA NAZIONALE NEL PRIMO MANDATO DI “THE DONALD”, ELENCA GLI ERRORI DEL TYCOON NELLA GUERRA ALL’IRAN: “DOVEVA PUNTARE CON DECISIONE AL CAMBIO DI REGIME E NON L’HA FATTO. NON HA PREPARATO GLI AMERICANI AL CONFLITTO, HA IGNORATO GLI ALLEATI, NON HA PREPARATO L'OPPOSIZIONE IN IRAN CHE AVREBBE DOVUTO AVERE UN RUOLO CHIAVE NEL CAMBIO DI GOVERNO” – L’INCOGNITA RESTA LA DURATA DEL CONFLITTO: “FINO A QUANDO LO STRETTO DI HORMUZ RESTERÀ CHIUSO, NON C'È DICHIARAZIONE DI VITTORIA POSSIBILE”
Estratto dell’articolo di Alberto Simoni per “La Stampa”
«Quale è l'obiettivo finale? Non lo so». John Bolton, già ambasciatore Usa all'Onu e consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump per parte del suo primo mandato quasi alza le mani quando gli chiediamo perché il leader Usa, che rivendica di aver «obliterato» tutte le difese iraniane e di non aver praticamente più obiettivi da colpire, non dichiari vittoria.
Ambasciatore, rovesciamo la domanda: quale reputa fosse l'obiettivo finale a inizio guerra?
«Quello non lo so e Trump non ha fatto nulla per svelarlo. Quello giusto doveva essere il cambio di regime».
Nelle prime fasi del conflitto il presidente ne ha parlato apertamente.
«Sì, all'inizio sembrava così ma poi non mi pare che si sia seguita quella strada. Ed è stato un errore».
Perché?
«Se lasci al suo posto un regime, benché gravemente ferito, questo tornerà in auge ancora più forte e peggiore sia sul fronte del nucleare sia su quello del terrorismo».
[…]
Quanto ritiene quindi, mancando come sostiene lei un obiettivo finale chiaro, che potrà durare il conflitto?
«Trump già all'inizio ha parlato di 4-6 settimane, siamo appena nella terza. Ma la stima mi sembra ottimistica, c'è ancora molto da fare».
Ad esempio?
VIGNETTA ELLEKAPPA - TRUMP E IL DISASTRO IN IRAN
«Fino a quando lo Stretto di Hormuz resterà chiuso non c'è dichiarazione di vittoria finale possibile».
Crede che gli Usa abbiano sottostimato quanto poteva succedere in quel braccio di mare?
«Sì, è stato un errore dal principio non considerare lo Stretto come una priorità, solo alla fine della scorsa settimana c'è stato un incremento delle operazioni, con la distruzione di posamine e missili lanciati contro le unità navali. Ma ci sono barchini veloci in grado di colpire petroliere e navi militari. Sono molto sorpreso che questo scenario di Hormuz non sia stato considerato dall'inizio».
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Quali sono gli errori principali?
«Trump non ha preparato gli americani al conflitto, non ha spiegato le ragioni per cui un cambio di regime era necessario a causa del pericolo nucleare e del terrorismo.
stretto di hormuz e guerra nel golfo
Non ha preparato la strada al Congresso; ha ignorato gli alleati; non ha preparato l'opposizione in Iran che avrebbe dovuto avere un ruolo chiave nel cambio di governo; non ha chiesto all'opposizione cosa erano in grado di fare o quale sostegno serviva. Non ha pensato a nulla di tutto ciò e ora rincorre. E poi c'è il petrolio.
All'inizio del conflitto il segretario dell'Energia Christ Wright parlò di incremento dei prezzi come una qualcosa da non temere. E così nessuno ha riflettuto abbastanza su Hormuz e sulle conseguenze: oggi i leader sono indaffarati a cercare soluzioni per calmare i mercati. E poi c'è un caso eclatante».
Quale?
«Lunedì Trump ha detto di essere sorpreso degli attacchi iraniani contro i Paesi arabi. Beh, è l'unico uomo sulla faccia della Terra a essere stupito. Non solo erano prevedibili, ma erano inevitabili».
Cosa c'è nella mente del presidente adesso, secondo lei che ci ha convissuto per parecchi mesi?
«Sa che ha un problema. Ma Trump non sbaglia mai, quindi la responsabilità sarà scaricata su qualcuno che non gli ha detto abbastanza o cose del genere. Sta preparando il terreno per scaricare su altri la colpa di un potenziale fiasco».
[...]
Servono truppe sul terreno per dare una spallata?
«Trump non le manderà, ha fatto campagna dicendo che non avrebbe iniziato guerre infinite, i pianificatori non hanno mai pensato a truppe di invasione convenzionali. Non è l'Iraq del 2003, ma l'amministrazione potrebbe pensare a operazioni per mettere in sicurezza Hormuz, l'isola di Kharg o il materiale nucleare».
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