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L’EUROVISION NON ERA UN EVENTO SFIGATELLO? – ALDO GRASSO E L’INCREDIBILE CAMBIO DI ROTTA DEL FESTIVAL DELLA CANZONE TRASH: “PER ANNI È STATO SEMPRE CONSIDERATO ALLA STREGUA DI “GIOCHI SENZA FRONTIERE”: PER CREARE UN IMMAGINARIO EUROPEO CONDIVISO, L’EUROPEAN BROADCASTING UNION SI AFFIDAVA A GIOCHI DA SPIAGGIA E AL KITSCH PIÙ SFACCIATO IN FATTO DI MUSICA. POI È SUCCESSO QUALCOSA CHE HA RIBALTATO LE CARTE IN TAVOLA: ORMAI È UN FORMAT SICURO E SNELLO, NONOSTANTE LA FARAONICA SCENOGRAFIA E…” - VIDEO
Aldo Grasso per www.corriere.it
alessandro cattelan, laura pausini, mika 9
L’Eurovision Song Contest (ESC) è l’evento non sportivo più seguito al mondo. Sono un po’ stupito del clamore che da un po’ di tempo si sta creando attorno alla manifestazione. Il leggero smarrimento nasce dal fatto che per anni l’Eurofestival (un tempo si chiamava così) è stato sempre considerato alla stregua di «Giochi senza frontiere»: per creare un immaginario europeo condiviso, l’European Broadcasting Union si affidava a giochi da spiaggia e al kitsch più sfacciato in fatto di musica. Insomma, un fenomeno simile al successo dei cantanti italiani all’Est.
Poi è successo qualcosa che ha ribaltato le carte in tavola, esattamente come al Festival di Sanremo (di cui una volta bisognava parlare male), tanto che un finissimo osservatore della pop culture come Claudio Giunta ha subito registrato questo balzo: «Ed ecco che l’ESC diventa una cosa seria, prestigiosa, una bella passerella, un bel trampolino, parla pur sempre al più ambito dei pubblici, i teen-ager europei di medio cattivo gusto».
Cos’è successo? Il medio cattivo gusto è diventato il gusto dominante? La musica leggera è il gioioso esperanto che ci unisce, l’unico soft power che l’Europa riesce a esportare? ESC è ormai un format sicuro e snello, nonostante la faraonica scenografia, capace di coinvolgere una quarantina di paesi (con audience al seguito). Difficile dire se le canzoni favoriscano anche processi di integrazione economico-politica. I presentatori non devono suggerire «percorsi» o «emozionare». Devono solo svolgere il loro compito con professionalità, come hanno fatto Laura Pausini, Mika e Alessandro Cattelan.
Per Rai1 contano di più le voci fuori campo rispetto ai tre conduttori, voci scelte per limitare l’effetto di «corpo estraneo» che un evento del genere rischia di generare sul pubblico più tradizionale e rappresentare al contempo tutte le anime della manifestazione. C’è Gabriele Corsi come esponente del pop familiare, Malgioglio rappresentante del camp, Carolina di Domenico in quota veejay cresciutelli.
music project
maro 
alessandro cattelan, laura pausini, mika 4
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blanco e mahmood
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eurovision 3
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