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vittorio palazzi trivelli e isabelle adriani
Foto di Luciano Di Bacco per Dagospia
Testo di Marco Giusti per Dagospia
Festa di Roma. Diciamo che al Festival ora Festa gira un'aria da Suburra. Scatenati i Bettiniani e i Veltroniani, scordavo è uscito il libro di Walter, "Ciao", e Monda, esattamente come i direttori di prima, vedi Muller, rischia di essere impallinato dal fuoco piu' o meno amico. "Sei stato tu?". "No, e' stata Roma".
Da parte sua, dobbiamo ammetterlo, Monda non ha sbagliato a togliere quell'inutile Red Carpet, non ha sbagliato a non accettare tanti film e documentari dei soliti amici degli amici, che gli importa? vive a New York, a non mettere nessun film della Elisabetta Sgarbi, scordavo il libro "Ciao" di Walter è Rizzoli, e similia.
Certo, poteva anche aprire a qualche restauro piu' raro, anche se quello di "Odissea nuda" di Franco Rossi visto ieri sera, era veramente rarissimo, poteva fare qualche omaggio ai maestri del genere scomparsi, penso a Mario Caiano e ad Alberto De Martino. Gioca un po' sui nomi da cinefilia piu' facile, ma l'incontro Wes Anderson Donna Tartt era notevole e domani aspettiamo il film su David Foster Wallace.
E il documentario di Kent Jones "Hitchcock Truffaut" visto stamane, dove si recupera l'audio della celebre intervista e si fa commentare il tutto da registi come Martin Scorsese, James Gray, Desplechen, Paul Scrader, Peter Bogdanovich, e' una meraviglia che andrebbe fatto vedere nelle scuole non solo di cinema obbligatoriamente.
Si discute, finalmente, di messa in scena, di cinema puro, di inquadrature, si sezionano film come "Psycho" e "Vertigo", che Scorsese ricorda invedibile negli anni 70, e noi ricordiamo bene la cosa. Si spiega che i film non vivono solo nel box office delle prime tre settimane, ma nella discussione critica successiva.
Si spiega che il cinema, il traveling, sono questioni morali, come ai bei tempi. Finalmente. Grande film. E grande operazione che fa impallidire i documentarietti di casa nostra sui vecchi che ricordano i bei tempi di Cinecitta'. Anche se, va detto, quello di Luca Rea (lo so, e' un amico) sulle tv private, "Liberi tutti", prodotto da Lorenzo Mieli per Discovery e Sky, e' l'unico vero e approfondito studio sull'argomento, con materiali rarissimi e tutte interviste originali ai campioni del tempo.
Qualcosa che non si vede raramente nel nostro panorama da festival, dove il documentario sul cinema e sulla tv viene un po' visto come uno spazio minore. Non lo e' piu'. Da tempo. Magari Monda ci poteva togliere qualche concessione agli amici di Repubblica, e puo' non piacerci l'idea del film della vita di quello e di quell'altro genio del cinema, questa sì una chiave totalmente veltroniana, ciao!.
Ma gia' portare buoni documentari e qualche buon film, come "The Walk", "Legend", "Room" a Roma, unito al trionfo a sorpresa del film di Mainetti, "Lo chiamavano Jeeg Robot", della scelta di sfanculare qualche solito noto e all'attacco del Corriere, beh sembra spesso la Festa delle Idee di Repubblica, alla fine dimostrano che qualcosa di buono si e' fatto è si sta facendo in questi giorni. E che il problema rimane, come ogni anno, la confusione del pd romano su cosa fare di questo festival. Altrimenti potevano lasciare il puzzone. Ciao, anzi Ciaone.
dario franceschini con la moglie michela di biase
2. LA STRONCATUTA DEL CORRIERE: DOV’E’ LA FESTA?
Paolo Mereghetti per il “Corriere della Sera”
gabriele paolini con la mamma bice bochicchio
Cos’è successo quest’anno al festival di Roma? La nuova direzione, affidata ad Antonio Monda, ha scelto di rompere con un passato piuttosto discusso. Ha abolito i premi, ha tolto gli steccati delle sezioni e ha rispolverato il suo nome originale: non più «festival» ma «festa».
Ma con i verdetti delle giurie e le divisioni nei percorsi, quello che manca è soprattutto l’atmosfera di festa che avrebbe dovuto identificarla. La separazione più netta con la sezione parallela di Alice ha tolto all’Auditorium le rumorose ma allegre scolaresche che riempivano i matinée, il pubblico sembra meno numeroso e meno dinamico (con un’età media decisamente più alta) e le resse che animavano il red carpet oggi sono un ricordo lontano.
Monda ha voluto sposare una linea di «rigore» — film senza star e mondanità — ma proprio la sua esperienza newyorkese avrebbe dovuto insegnargli che le cose non sono più scindibili: se mancano i volti noti (che non servono solo a esaltare i fan ma anche a difendere le opere) i film perdono forza attrattiva. E quella che doveva essere una settimana di allegro divertimento rischia di rivelarsi controproducente. Soprattutto per quella parte di cinema che, alle terme di Diocleziano, sta cercando di mostrare ai compratori di tutto il mondo che il cinema italiano non è morto e neppure svenuto.
Scendendo più nello specifico dei film, mi sembra che le cose più interessanti siano quelle che avevano già avuto l’onore di passarelle internazionali (Toronto, New York, Londra) e di cui il Corriere aveva già parlato….
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