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“DALI’ UNA VOLTA CHIAMÒ PICASSO DAVANTI A ME: IO SPERAVO PARLASSERO DI WARHOL O POP ART, INVECE SI CONFRONTARONO SU PROBLEMI DI SESSO E PROSTATA” – DA SCOPONA A “GATTARA”, AMANDA LEAR, A 86 ANNI, RACCONTA LE MOLESTIE SUBITE IN UN PROVINO DA DARRYL ZANUCK, “IL WEINSTEIN DELL'EPOCA" E LA FINE DELLA SUA CARRIERA HOLLYWOODIANA: "CELENTANO DICEVA CHE PORTAVO SFORTUNA E "STRYX" DI ENZO TRAPANI FU UNA SCOSSA: RAGAZZE AGGRESSIVE, SEXY. IO CANTAVO E TRA LE COMPARSE SULLO FONDO, A SENO NUDO, C'ERA BARBARA D'URSO” - "BERLUSCONI? VOLEVA SHOW CHE FACESSERO SOGNARE GLI ITALIANI. L'ETICHETTA SULLA SESSUALITÀ AMBIGUA? ALL'INIZIO MI HA RESO POPOLARE. MI HA INFASTIDITO DOPO IL MATRIMONIO, MIO MARITO DISSE…” - VIDEO

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Arianna Finos per “la Repubblica” - Estratti

 

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Amanda Lear, 86 anni, è nella sua casa vicino ad Avignone: «Sono spuntati asparagi e fragoline deliziose. Questo posto me l'ha fatto scoprire Salvador Dalí, ci passavamo per andare in Spagna in auto. Quando non lavoro, sto qui». Ha girato La sobrietà di Carlo Fenizi, commedia nera ( su Prime Video il 27 aprile) in cui un regista cerca di smascherare una coach di attrici manipolatrice. Amanda è una suora: «Mi piace che per una volta la gente non mi vede con ciglia finte e capelli biondi. È una suora poco simpatica. E voglio lavorare con i giovani registi». 

 

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Papa Leone XIV? 

«Mi piacerebbe incontrarlo. Mi sembra molto intellettuale. Amavo l'umanità simpatica di Francesco. Anni fa dipinsi un ritratto a olio di Giovanni Paolo II e lo portai in Vaticano: lo rifiutarono, dicendo che volevo farmi pubblicità. Li minacciai di incatenarmi. Alla fine lo presero, ma il Papa non l'ha mai visto. In compenso mi mandarono una lettera e un rosario benedetto». 

 

Il rapporto con il cinema italiano? 

«È iniziato malissimo. Feci Zio Adolfo in arte Führer con Celentano: ero vestita di viola, che adoro, e lui, scaramantico, diceva che portava sfortuna. Cantavo Lili Marlene e arrivò una denuncia dalla Germania perché Fassbinder aveva i diritti esclusivi. Celentano pensò che il disastro fosse colpa mia». 

 

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Nel '78 girò "Follie di notte". 

«Una truffa. Mi dissero che avrei fatto una commedia musicale per mostrare le bellezze di Roma, invece era un tour tra locali semiporno. Feci causa e persi. E pensare che Mauro Bolognini mi diceva che ero fatta per il cinema». 

 

In tv è esplosa con "Stryx". 

«Enzo Trapani fece scalpore. La Rai era tradizionale, cattolica. Stryx fu una scossa: ragazze aggressive, sexy, per la prima volta si vide un seno nudo in tv. Io cantavo e tra le comparse sullo fondo, a seno nudo, c'era Barbara D'Urso». 

 

Fininvest e Berlusconi? 

«Nell'81 stava lanciando le sue tv e mi scelse, perché poliglotta. Voleva show che facessero sognare gli italiani. Diceva se entri in casa delle persone, ti devi vestire bene. Tutti eleganti, persino i cameramen in smoking. Poi con la politica è diventato un'altra persona». 

 

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Cosa ha capito di sé? 

«Che non volevo una vita borghese, marito, bimbi, suoceri. dipendere da uomini o manager». 

 

Molestie ne ha subite? 

«Una volta. Era l'Harvey Weinstein dell'epoca: Darryl Zanuck. Siamo a New York con Dalí, deve fare il poster di un film per 600 mila dollari. A cena Zanuck parla solo di sé, dei suoi soldi, di Cleopatra e Liz Taylor, le donne esibite come trofei. Dalí gli dice che mi interessa il cinema.

 

Lui mi fa fare un provino, mi convoca al Plaza Hotel. Arrivo e lui mi apre in pigiama. La suite buia, sul letto una bionda in lingerie. Mi prende il panico e fuggo. Dalí si infuria e lo insulta al telefono: "Il poster mettitelo lì". Fine della carriera hollywoodiana». 

 

Ricordi con Bowie e Dalí? 

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«David mi ha cambiato la vita. Era poco colto ma curioso. Dalí era un maestro tirannico. Una volta chiamò Picasso davanti a me: io speravo parlassero di Warhol o Pop art, invece si confrontarono per dieci minuti su problemi di sesso e prostata. Rimasi allibita». 

 

Il grande amore della sua vita? 

«Mio marito, morto in un incendio. Dopo ho avuto una lunga storia con un ragazzo italiano». 

 

Come ha superato il dolore? 

«All'inizio pensai di ammazzarmi. Poi capii che non lo avrebbe riportato indietro. Andai in analisi, piangevo tutti i giorni. E decisi di rifare la casa come piaceva a lui. Sono ancora qui, dopo 25 anni». 

 

Rimpianti? 

«Mi è mancata una vita normale. Gli artisti sono dei mostri, ossessionati da sé, dal mestiere»

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Si è sentita etichettata? 

«Resto quella di Rendez-vous. Ho fatto venti film, teatro, ma resto la donna sexy e provocante. Devo convincere i registi che non voglio fare la cougar che seduce i ragazzi. 

Che bello ora fare la suora». 

Le hanno dedicato canzoni. 

«Mi fa piacere. Dovevo duettare con i Måneskin, Amandoti, poi è saltato. Al cinema Almodóvar a e Ozon dicono che mi vogliono, ma poi non chiamano. Spero in Özpetek». 

 

L'etichetta sulla sessualità ambigua? 

«All'inizio mi divertiva, mi ha reso popolare e fatto vendere dischi. Mi ha infastidito dopo il matrimonio, mio marito disse: "Finiamola con queste sciocchezze, sei mia moglie"». 

 

(…)

 

I suoi sogni oggi? 

«Un film che sorprenda la gente. E un'estate tranquilla, a casa mia, con i miei quattro gatti. Sono una gattara, sì. Con gli uomini devi truccarti, vestirti bene e ascoltare le loro bugie. Con i gatti mai». 

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