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LA CANNES DEI GIUSTI - I PRIMI DUE FILM DEL CONCORSO DI CANNES NON SONO DEI CAPOLAVORI: L’ATTESISSIMA PELLICOLA GIAPPONESE “NAGI NOTES” DI KOJY FUKADA HA AVUTO L’APPLAUSO PIÙ DEBOLE E DI GENTILEZZA CHE ABBIA SENTITO DA ANNI. CI DEVE ESSER RIMASTO MALISSIMO. DEVO DIRE PERÒ CHE IL PUBBLICO ERA STREMATO, MEZZO ADDORMENTATO SULLE POLTRONE - IL SECONDO FILM IN CONCORSO È “LA VIE D’UNE FEMME”, DIRETTO DA CHARLINE BOURGEOIS-TACQUET, COMPAGNA DI EMMANUEL CARRERE: NON È BRUTTO. LA PARTE OSPEDALIERA È GIRATA COME UNA BUONA SERIE TV E LA PARTE SENTIMENTALE È UN FILO RIDICOLA....

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Marco Giusti per Dagospia

 

nagi notes 1

I primi due film del concorso di Cannes non sono dei capolavori. Questo è sicuro. L’attesissimo primo film giapponese, “Nagi Notes” di Kojy Fukada, regista di vasta esperienza, ma mai stato in concorso qui, ha avuto, malgrado fosse in sala al Grand Theatre Lumière, il momento più alto della vita di un regista, l’applauso più debole e di gentilezza che abbia sentito da anni. Ci deve esser rimasto malissimo. Devo dire però che il pubblico era stremato, mezzo addormentato sulle poltrone.

 

Le sue protagoniste, Takaku Matso e Shizuka Ishibashi, parlavano troppo. Magari non l’abbiamo capito, diciamo così. Ma è un altro di quei film dove il regista cerca a tutti i costi l’inquadratura che deve rimanere, quella da incorniciare, lasciando un po’ perdere la storia. E è un altro di quei film che vedono l’amore tra donne, anche non più giovani, come unica soluzione al patriarcato, al maschilismo che porta alla guerra, all’ottusità del mondo eterosessuale. Ci risiamo.

 

nagi notes

Nella tranquilla cittadina di Nagi, che poi tanto tranquilla non è visto che c’è una basa militare e sparano pure, arriva la bella Yuri, Shizuka Ishibashi, architetto di Tokyo e a tempo perso modella (si vede che a Tokyo lo fanno). Va a trovare la sua amica e un tempo cognata Yoriko, Takako Matsu, artista a tutto tondo, pittrice e scultrice su legno. La vediamo massacrare tronchi d’albero enormi (ricordate il “troncio” di Tognazzi e Vianello?) per farci volti di persone non proprio meravigliosi. Yoriko poserà per lei, che insegna arte a un ragazzo, Keita, Kiyora Fujiwara, che è suo allievo.

 

L’arrivo della bella Yuri mette in subbuglio il posto e rivela sentimenti insospettati tra questi che a Nagi non mi sembrano abbiano molto da fare. Un ricco vedovo, Yoshihiro, Ken’ichi Matsuyama, si rivela da sempre innamorato di lei, ma anche Yoriko è innamorata di lei, magari vedendola la compagna di una vita.

nagi notes 3

 

Mentre gli adulti hanno le loro storie scoppia l’amore gay tra due ragazzi, Keita e un suo compagno della stessa età, che progettano di andare a sposarsi a Taipei, dove il matrimonio gay è lecito. Alla fine, dopo interminabili dialoghi e grandi riprese su Nagi, capiamo che l’amore tra donne, anche mature, è la sola soluzione possibile e l’unico lieto fine dei film di oggi non solo da festival. Ai maschi sono concessi rapporti queer tossici, se va bene. Ai maschi etero il vecchio motto “arrangiatevi”. Annamo bbene!

 

Vedo, subito dopo, il secondo film in concorso, “La vie d’une femme”, diretto da Charline Bourgeois–Tacquet, compagna di Emmanuel Carrere, già responsabile del più sbarazzino “Gli amori di Anais”, con Lèa Drucker nei panni di Gabrielle, infaticabile chirurga di Nizza che passa da un malato all’altro lasciando poco spazio all’amore e la famiglia. Ha un uomo in pantofole a casa, Charles Berling, con un figlio rompicoglioni avuto da un matrimonio precedente, ha una mamma, Marie Christine Barrault, malata di Alzheimer, che non se la passa benissimo.

 

la vie d’une femme 1

Le cose possono cambiare quando entra nella sua vita Melanie Thierry, giovane scrittrice che vuole scrivere il romanzo della sua vita di chirurgo. E’ pazza di lei, Glielo dice nella scena peggiore del film, in mezzo all’esibizione di un gruppo di ballerini mezzi nudi. E alla richiesta di un bacio Gabrielle dice No. Poi ci ripensa, e va a trovarla in culo a una montagna, dopo una scarpinata di due ore, mentre lei sta lavorando con Erri De Luca, proprio lui, che le spiega pillole di saggezza sulla vecchiaia che poteva darcele anche il macellaio sotto casa.

 

A questo punto lei, sulle Alpi, cede alla passione con Melanie Thierry in una grande scena di sesso che vi segnalo, dove però Erri De Luca è fortunatamente estraneo. E’ il tipico film di qualità che doveva andare a Cannes per forza, prodotto da David Thion lo stesso di “Anatomia di una caduta”, con il sostegno di Carrère. Non è brutto, la parte ospedaliera è girata come una buona serie tv, ma la parte sentimentale è un filo ridicola. 

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