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Marco Giusti per Dagospia
Enrico Giusti fa un lavoro bizzarro e presumo inesistente nell’Italia renziana. Salva dal disastro aziende a alto rischio nel nostro Nord Italia. Quando diventa maggior azionista un ragazzino o qualcuno che non è in grado di reggere il peso di un’azienda, lo convince a uscire di scena.
In questo modo riesce a salvare il posto di lavoro a tante persone. E quindi a salvare tante famiglie dal disastro. Ha metodi non così professionali e scientifici per convincere dirigenti irresponsabili e figli di papà imberbi.
Solo che non sempre le cose vanno come dovrebbero andare. La felicità è un sistema complesso di Gianni Zanasi, che lo ha diretto e scritto, con l’aiuto di Michele Pellegrini, interpretato da un Valerio Mastandrea in gran forma, è un film lieve, divertente, gradevole, anche se un po’ confuso e non sempre funzionante, su temi importanti come la felicità che si tocca con lo stare eticamente bene con se stessi e con gli altri, la salvaguardia dei rapporti umani all’interno di decisioni fatte per la salvezza di beni comuni.
MASTANDREA FELICITA SISTEMA COMPLESSO 9
Zanasi, Mastandrea e Giuseppe Battiston, che interpreta Carlo, il socio del protagonista, ci avevano già dato nel 2007 il tenero, sconclusionato, ma estremamente divertente Non pensarci, altro film sulle responsabilità individuale e sull’amore interpretato da trentenni che non sanno se vogliono davvero crescere.
Lì Mastandrea era un cantante rock non proprio riuscito tornato in provincia, qui è una sorta di uomo d’affari rock alle prese con problemi molto seri e con un senso di responsabilità che cerca di tenere al di sopra di ogni rapporto personale.
Ha un amico fragile, Battiston, con padre padrone, Teco Celio, un fratello che finge di scappare in Chiapas e gli molla una curiosa ragazza israeliana dentro casa, la Hadas Yaron già protagonista di La sposa promessa, due ragazzini, Filippo De Carli e Camilla Martini, che si ritrovano orfani dei genitori e alla guida di un grande gruppo industriale che vorrebbero salvare ma non sanno come fare, e una serie di complessità che provengono dal suo assurdo lavoro e dal suo carattere.
“Mi posso fidare di te?”, gli chiede Filippo. Boh? E intanto si innamora, senza dirlo, della ragazza che ha in casa, che presenta come sua assistente sul lavoro. Finiranno a volare, letteralmente nella camera da letto di un albergo sulle note di “In a Manner of Speaking” dei Nouvelle Vague.
MASTANDREA FELICITA SISTEMA COMPLESSO
La felicità è un sistema complesso, che è stato presentato pochi giorni fa al Festival di Torino e che ho visto in anteprima romana in mezzo a un pubblico entusiasta nella palestra di un Istituto Tecnico sulla Palmiro Togliatti come se fossimo stati negli anni ’60, è un film che trova immediatamente i suoi spettatori, che sembrano muoversi esattamente come Mastandrea rispetto alla vita e alle scelte da fare. Zanasi unisce soluzione originali di regia a una sceneggiatura non sempre controllata. Poco gli importa.
Contano più i rapporti che ha ogni personaggio con un padre più o meno vivo o defunto, l’idea di prendersi delle responsabilità, che per una generazione di figli è davvero un grosso problema. Certo, anche il cinema, come la felicità, è un sistema complesso. In sala da oggi.
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