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Fabio Cavalera per il Corriere della Sera
Dalla Cool Britannia (chi la ricorda più?) alla Brexit. E da una pellicola cult, che è uno dei capolavori della cinematografia britannica, «Trainspotting», al suo seguito «Trainspotting 2». Stesso regista (Danny Boyle), stessi protagonisti, non più ragazzi e non più drogati, eroinomani, buoni o cattivi, sballati o psicotici, ma ora uomini (quattro amici) con storie che convergono nel business illegale della pornografia. Ventuno anni dopo.
Ventuno anni di storia del Regno Unito, di innovazione e di decadenza, di una società che non smette di inseguire nuovi sogni o nuove illusioni e di nascondere i suoi vizi, le sue precarietà. Come lo è stata la Cool Britannia. Come lo è la Brexit.
La prima a Edimburgo del film, che scorre sulla traccia del romanzo «Porno» dello scrittore scozzese Irvine Welsh (suo anche il «Trainspotting» dell' esordio), è un evento perché chiude una parentesi di oltre due decadi e forse ne apre un' altra. Una sorta di spartiacque fra la Gran Bretagna che fu e quella che sarà o potrà essere. Con un filo che le accomuna: il ceto medio borghese che oscilla fra vanità e incertezze, fra perbenismo e ipocrisia, pieno di virtù e di peccati inconfessabili, di buoni propositi e pessime azioni. Le montagne russe di esistenze complicate.
Il tutto ben rappresentato dalla scena iniziale e dalla scena finale del Trainspotting di ventuno anni fa. Con quelli frasi di Mark, tossicomane, il protagonista. In apertura: «Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete un maxi televisore del cazzo, scegliete un futuro io ho scelto di non scegliere la vita». In chiusura: «Sono cattivo ma cambierò».
Dalla Cool Britannia alla Brexit ci sarà davvero la resurrezione?
L' opera di Danny Boyle uscì il 23 febbraio 1996. Con un budget di un milione e mezzo di sterline e ne incassò settanta volte di più. Divenne una pietra miliare. E appena tre mesi dopo, in maggio, il Sunday Times coniò una frase che avrebbe girato il mondo: la Cool Britannia che stava a indicare il rinascimento artistico, musicale, culturale e politico del Regno Unito.
Margaret Thatcher era un ricordo e Tony Blair si apprestava alla marcia trionfale verso Downing Street, conquistata nel 1997. Il progetto modernizzatore dell' allora giovane leader laburista riusciva a conquistare tutti: uno Stato più snello, giustizia sociale ma rigore, taglio all' assistenzialismo. Applaudivano il Financial Times e i tabloid, il Sun in testa, le banche e la City. Si ricuciva lo strappo nordirlandese. E di uscire dall' Europa a nessuno passava per la testa. Neppure gli scozzesi pensavano alla secessione. I Windsor, persino i Windsor, dovevano cambiare registro. La morte di Lady Diana (1997) li travolse e li costrinse ad ascoltare la voce della commozione vera, non del freddo galateo.
Il «Trainspotting», duro e realista, del 1996 ha anticipato un ventennio che ha visto Londra brillare, crollare e ritornare, che l' ha vista andare in guerra con Bush contro Saddam, che ha visto il Sud inglese diventare più ricco e il Nord più povero, che ha visto crescere l' indipendentismo in Scozia, che ha visto il terrorismo del 2005 (le bombe in metropolitana) e molti ragazzi islamici (maschi e femmine) arruolarsi poi nell' Isis.
Un ventennio di gioie effimere, di trasformazioni importanti (la Chiesa anglicana ha votato le donne vescovo) e di turbamenti profondi (l' austerità). Con una società fondata sull' apertura culturale ma più disunita, messa in crisi dalla finanza arrembante (2008), pronta a ribellarsi (le rivolte nelle periferie londinesi) e ad affidare alla demagogia nazionalista di Nigel Farage le speranze di riscatto. La Cool Britannia un pezzetto alla volta si è sciolta. Aveva fondamenta poco solide. Una sbornia di illusioni amare, addolcite dalle cronache rose dei Windsor, con il futuro re William che porta all' altare la borghese Kate e con la nascita degli eredi George e Charlotte.
«Trainspotting» edizione capolavoro 1996 ha inaugurato la stagione della Cool Britannia. «Trainspotting 2» (in sala dal 27 nel Regno Unito e a fine febbraio in Italia) si accompagna alla Brexit. Un altro ventennio. Altri sogni. Altra storia. E con una unica certezza, incrollabile: la monarchia Windsor.
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