DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA DI MILANO, DOPO AVER ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI…
SCIOCCHEZZAIO PALLONARO - TRA “CHE TEMPO CHE FA” E “SKY CALCIO CLUB” GULLIT MONOPOLIZZA LA SERATA TV – DA FAZIO: “NON MI PIACE RIGUARDARE LE VECCHIE FOTO. CON QUEI BAFFI E LE TRECCINE SEMBRAVO UN ATTORE PORNO” – DA CARESSA: “ODIAVO I BAGNI DI SAN SIRO. C’ERA LA TURCA. COSI’ INVECE DI RILASSARMI DOVEVO STARE IN TENSIONE PURE LI’” - QUELLA VOLTA CHE IL MILAN CAMBIO’ PER LUI L’AMPIEZZA DEI PANTALONCINI
1. I CALZONCINI DI GULLIT
Fabio Fazio ospita Ruud Gullit e si ricorda quella volta che il Milan cambiò l’ampiezza dei pantaloncini, perchè pare che all'olandesone i precedenti pantaloncini attillati, per qualche motivo, dessero parecchio fastidio...
IL RITORNO DI GULLIT - DA FAZIO: “NON MI PIACE RIGUARDARE LE VECCHIE FOTO. CON QUEI BAFFI E LE TRECCINE SEMBRAVO UN ATTORE PORNO” – A “SKY CALCIO CLUB”: ODIAVO I BAGNI DI SAN SIRO. C’ERA LA TURCA. COSI’ INVECE DI RILASSARMI DOVEVO STARE IN TENSIONE PURE LI’”
Francesco Persili per Dagospia
“Non mi piace riguardare le vecchie foto. Con quei baffi e le treccine sembravo un attore porno. Sono molto meglio adesso”. Sono passati 30 anni da quando Berlusconi lo vide giocare nel Psv Eindhoven, nel ruolo di libero, e ne rimase folgorato. L’ex fuoriclasse del Milan Ruud Gullit, oggi allenatore e opinionista per la tv olandese, è tornato in Italia per presentare il suo libro, “Non guardare la palla. Che cos’è (davvero) il calcio” (Piemme) e ha “monopolizzato” i palinsesti della domenica calcistica. Come cervo che esce da tv, si potrebbe dire parafrasando il noto aforisma di Boskov.
Una maratona televisiva iniziata su Rai 3 a “Che tempo che fa” dove ha parlato della sua esperienza rossonera (“Devo tutto al Milan”) e ricordato il periodo felice alla Sampdoria. Il “Tulipano Nero” ha raccontato dell’amicizia con Mandela al quale dedicò il Pallone d’Oro (“Mi disse: Tu sei uno dei pochi che eri mio amico anche quando stavo in carcere”) e baciato lo scarpino di Maradona “che non era protetto dagli arbitri come Messi”.
Con Van Basten e Rijkaard, Gullit ha sostituito a suon di vittorie nell’immaginario dei tifosi rossoneri il leggendario trio svedese Gre-No-Li (Gren-Nordhal-Liedholm) diventando anche il primo e unico capitano della nazionale olandese ad alzare un trofeo (Europei 1988).
Attaccante, centrocampista, libero, un tuttocampista che allo strapotere fisico abbinava una tecnica sopraffina, Gullit è stato il prototipo del calciatore moderno. Dagli anni ’80 con furore. Quando la serie A era il campionato più bello del mondo. “Tutti i fuoriclasse del mondo in quel periodo giocavano in Italia, ha sottolineato l’olandese a “Sky Calcio Club”. Le liti con Capello, l’ossessione di Sacchi che anche la sera sperava di trovare qualcuno sveglio per parlare di calcio (“Alle 11 quando sentivamo i suoi passi nel corridoio facevamo finta di dormire…”), l’esonero col Chelsea: Gullit è un fiume in piena. Battute, risate, retroscena.
“Mi voleva la Juve – ricorda - ma io scelsi di andare al Milan, una squadra che non aveva ancora vinto”. Dopo aver distribuito giudizi sui grandi difensori dell’epoca (“Bergomi era bravo, Riccardo Ferri mi menava, contro Vierchowod ti facevi male e Passarella ogni tanto era scorretto”), il Tulipano nero rivela anche il suo più grande cruccio: “La cosa che detestavo di più era il bagno negli spogliatoi di San Siro. C’era la turca. Così invece di rilassarmi dovevo stare in tensione pure lì…”
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