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IL DIVANO DEI GIUSTI/2 – E IN CHIARO CHE VEDIAMO? OCCHIO CHE PASSANO DEI CAPOLAVORI DEL CINEMA ITALIANO. COME “TEPEPA” - FU TOMAS MILIAN A VOLERE COME CATTIVO ORSON WELLES, CHE FU TERRIBILE CON LUI. CHISSÀ PERCHÉ LO DETESTAVA – AVETE ANCHE UN FILM CHE TUTTI NOI NATI NEL DOPOGUERRA RICORDIAMO PERFETTAMENTE, “LA CITTÀ DEI RAGAZZI” – NELLA NOTTE OCCHIO A “WARRIOR”, GRANDE FILM DI BOTTE, AMORE FRATERNO E LACRIME E A UN FILM DI CULTO TOTALE CHE DEVO RICORDARMI DI REGISTRARE, “STORIE DI ORDINARIA FOLLIA”. DEVO DIRE CHE NON È UN RIUSCITISSIMO, MA HA DEI MOMENTI DI GRANDE CINEMA E DI GRANDE UMANITÀ… - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
E in chiaro che vediamo. Occhio che passano dei capolavori del cinema italiano. Come “Tepepa”, diretto da Giulio Petroni, scritto da Franco Solinas e Ivan Della Mea con Tomas Milian, Orson Welles, John Steiner, Luciano Casamonica, José Torres, Rai Movie alle 21, 10. Era l’orgoglio di Giulio Petroni e era davvero un gran film. Va visto nella versione lunga da 16 minuti che va in onda stasera e che feci vedere a Venezia seduto tra Petroni e Alex Cox.
Fu il trionfo di Tomas Milian, che lo girò in pieno ’68 di ritorno dal set americano di Dennis Hooper, cioè il disastroso, ma cultissimo The Last Movie. “Tepepa”, disse allora, “è il più felice incontro della mia carriera e mi porta ad essere molto vicino alla mia gente e nel modo più sincero. Gli eroi crudeli e romantici del western, i banditi, i vendicatori, i giustizieri mi hanno conferito una certa popolarità, ma Tepepa - così lontano dalla tipologia del western - è qualche cosa di nuovo e di più importante".
Il film venne scritto da Franco Solinas, fresco di Quien sabe? e Queimada e dal cantautore di sinistra Ivan Della Mea, ma su chi realmente abbia scritto la sceneggiatura c’è una doppia versione. Petroni dice che il copione è quasi tutto di Solinas, che volle aiutare Della Mea facendolo collaborare al film, Solinas ricordava che era quasi tutta opera di Della Mea:
“Quando venne Petroni gli dissi di essere occupato e gli proposi Della Mea... Dissero di sì, ma a patto che ci fossi anch’io, volevano che in qualche misura vendessi il mio nome e la mia assistenza, e io dissi di sì. Ivan scrisse lui la sceneggiatura, e io gli stavo un po’ dietro. Forse più che una supervisione, ma certamente non impegnandomi come su una cosa mia. Era un film che non avrei mai accettato”.
Fu Tomas Milian a volere come cattivo Orson Welles, che fu terribile con lui. “Orson”, gli faceva durante i suoi primi piani nelle scene a due, “dove vuoi che mi metta per darti le battute?”. “Mettiti dove vuoi, basta che non veda la faccia”, rispondeva duro Orson che, chissà perché, lo detestava. Secondo John Steiner il rapporto fra Milian e Welles non era buono perché Tomas era convinto che Welles non lo sopportasse.
Cosa del resto ripetuta anche da Petroni che ricorda che Welles chiamava il protagonista “quel cubano”. Petroni invece adorava Welles. Gli aveva detto che il cinema di Sergio Leone non gli piaceva troppo. “Quando fai un primo piano come li fa lui”, diceva, “Anche un imbecille diventa un grande attore”. Steiner racconta anche che Welles scappò dal set con 6000 piedi di pellicola a colori per girare un suo film…
Dino Risi, che abitava vicino a Giulio Petroni ai Parioli, mi raccontò che fece uno scherzo a Petroni, che lui chiamava affettuosamente Giulio Petroni Griffith, l’uomo che ha inventato il cinema. Ma gli voleva bene, a modo suo. Petroni gli mandò un nastro di Tepepa dicendogli che era il film più importante che aveva girato. Ma Dino non lo vedeva. Passa del tempo, Petroni gli chiedeva, gli chiedeva… Alla fine arriva la telefonata di Dino. “Giulio Petroni Griffith”, gli fece, “Ho visto Tepepa… è una cagata”. Petroni ci rimase malissimo.
Tv2000 alle 21, 10 passa un film che tutti noi nati nel dopoguerra ricordiamo perfettamente, “La città dei ragazzi” diretto nel 198 da Norman Taurog con Spencer Tracy come Padre Flanagan, personaggio reale che costruì una città dei ragazzi in Nebraska per salvare i ragazzi dalla strada e dal mondo corrotto degli adulti, Mickey Rooney, Henry Hull, Gene Reynolds.
Il film vinse due Oscar, per Spencer Tracy e per lil soggetto originale di Dore Schary e Eleanor Griffin. L’ufficio stampa fece l’errore di dire che se avesse vinto l’Oscar, Spencer Tracy lo avrebbe regalata alla Boys Town del Nebraska. Tracy disse che lo avrebbe fatto se l’Academy gli avesse mandato una copia dell’Oscar. Arrivò, ma c’è scritto “A Dick Tracy” e non “A Spencer Tracy”.
Per il resto Cine 4 ripropone “Un boss in salotto” di Luca Miniero con Paola Cortellesi, Rocco Papaleo, Luca Argentero, Angela Finocchiaro. L’idea è quella di prendere un pericoloso boss della camorra, tale Don Ciro interpretato dal lucano Rocco Papaleo, e spostarlo in attesa di giudizio nella casetta bolzanina di una famigliola perfettina composta da due figlioli, un marito senza palle con la fissa del trenino, Luca Argentero, e una mamma, che comanda su tutto e su tutti con grande accento veneto, interpretata da Paola Cortellesi. Perché viene trasferito in questa casetta del Nord?
Perché la mamma Cristina, in realtà, si chiama Carmela, è meridionale e sorella di Don Ciro, anche se non si vedono da quindici anni. Non solo. Carmela/Cristina ha fatto di tutto per modificare la sua meridionalità e diventare una perfetta bolzanina da Film Commission. Ovvio che quando arriverà in scena Don Ciro, boss rozzo e scatenato, tutta la sua perfetta costruzione nordestina crollerà. Anche perché questo Nord perfettino esisteva solo nella sua testa.
I padroni dell’industria dove lavora il marito, ad esempio, cioè Ale e Angela Finocchiaro, sono degli ipocriti. Odiano i terroni, ma quando si accorgono di poter usufruire del denaro sporco della camorra della cosca di Don Ciro, cambiano totalmente atteggiamento verso Cristina e la sua famiglia. Così il marito viene fornito di auto potente, segretaria bona, il suo mutuo viene azzerato. Il film funziona grazie all’intelligente messa in scena di Luca Miniero e alla grande coppia che formano i due fratelli meridionali, cioè Rocco Papaleo, parecchio divertente, e Paola Cortellesi, assolutamente strepitosa nel suo gioco di veneto che nasconde una mancanza di identità.
Su Canale 27 alle 21, 10 avete “Una spia e mezzo”, action comedy diretta da Rawson Marshall Thurber con Dwayne Johnson, Kevin Hart, Aaron Paul, Amy Ryan, Brett Azar, Megan Park, Ryan Hansen. Canale 20 alle 21, 10 propone “Macchine mortali” di Christian Rivers con Hera Hilmar, Robert Sheehan, Hugo Weaving, Leila George, Ronan Raftery, Stephen Lang, dove l’idea più bella è proprio quella di queste grandi città-macchina in movinento in un futuro post-apolittico.
Rivers era il direttore degli effetti speciali del “King Kong” di Peter Jackson. Doveva essere una saga, ma il film non funzionò per nulla. Se vi è piaciuto su Netflix “Apex” con Charlize Theron, vi dovrebbe piacere anche il kolossal del suo regista, il nordico Baltasar Kormákur, cioè “Everest”, grande film di scalate e neve intensa con Jason Clarke, Josh Brolin, John Hawkes, Jake Gyllenhaal, Martin Henderson, Emily Watson.
sandra bullock the net intrappolata nella rete film
La7 Cinema alle 21, 15 passa il thriller, allora innovativo, come trama, “The Net – Intrappolata nella rete” diretto da Irwin Winkler con Sandra Bullock, Jeremy Northam, Diane Baker, Dennis Miller. Leggo che il computer della protagonista è un PowerMac 8100/80. Fu il primo film dove si potevano comprare i biglietti del cinema direttamente on line e non solo al botteghino. In America, ovviamente. Rai 5 alle 21, 20 passa “Il viaggio di Yao” di Philippe Godeau con la star francese Omar Sy, Fatoumata Diawara, Lionel Louis Basse, Germaine Acogny.
Cielo alle 21, 20 ripropone “Mr. & Mrs. Smith” di Doug Liman con la allora coppia Brad Pitt e Angelina Jolie, ma anche Vince Vaughn, Adam Brody, Michelle Monaghan, Kerry Washington. Su Italia 1 alle 21, 0 uno di quegli inutili film dove qualche cattivo attacca il presidente americano, buono, alla Casa Bianca, cioè “Attacco al potere - Olympus Has Fallen” diretto da Antoine Fuqua, il regista di “Michael”, con Gerard Butler, Aaron Eckhart, Morgan Freeman, Angela Bassett, Robert Foster, Cole Hauser. Vabbé.
Passiamo alla seconda serata con il film francese “Qualcosa di meraviglioso – Fahim” di Pierre-François Martin-Laval con Assad Ahmed, Gérard Depardieu, Isabelle Nanty, Mizanur Rahaman, Canale 27 alle 22, 50. Bello “Warrior” di Gavin O'Connor con Tom Hardy ancora non al massimo di notoerietà, Jennifer Morrison, Joel Edgerton, Nick Nolte, Bryan Callen, Noah Emmerich, Rai4 alle 22, 50.
Volevate un nuovo Rocky?, scrivevo quando uscì. In Warrior, grande film di botte, amore fraterno e lacrime di Gavin O’Connor, ne avrete ben due. Due fratelli irlandesi lottatori, che se le daranno di santa ragione nella finale mondiale di MMA, Arti Marziali Miste, battezzata Sparta in quel di Atlantic City.
Prima, però dovranno vedersela con bestioni del tipo di Francisco Barbosa, detto il Piovra, il nero Midnight, perché ti manda nel mondo dei sogni, il pazzo Mad Dog Grimes e, soprattutto il grande Koba, un gigante russo che riduce i suoi avversari a polpette e non ha mai perso un incontro. Gavin O’Connor, regista già del vigoroso “Pride and Glory”, melodramma familiar-poliziesco con Edward Norton e John Voight, mischia un po’ di tutto, da The Wrestler a The Fighter a Million Dollar Baby, ma riesce a coinvolgerci in maniera originale su tutti i livelli della storia.
Sia nella sua parte mélo, i due fratelli con padre alcolista e mamma morta di stenti che non si vedono da quattordici anni, sia in quella sociale, i due che si devono battere il primo a causa della crisi e dell’indifferenza delle banche, il secondo perché reduce impazzito dell’inutile guerra in Iraq in cerca di uno sfogo violento. Ma ci coinvolge anche nell’ora finale che vede all’opera i nostri eroi con i lottatori più violenti del mondo.
Rai Movie alle 23 torna a proporci “Rio Lobo” di Howard Hawks con John Wayne, Jorge Rivero, Jennifer O'Neill, Chris Mitchum. Già visto, no? La7 alle 23. Almeno propone un più fresco “The Imitation Game” diretto da Morten Tyldum con Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Matthew Goode, Mark Strong, Rory Kinnear. “A volte sono le persone che nessuno immaginerebbe in grado di far qualcosa che fanno le cose che nessuno può immaginare”.
Attorno a questa frase, che segna un po’ la vita complessa da eroe di guerra, ma anche da martire sfortunato di una guerra sociale interna, di Alan Turing, che riuscì a decrettare il Codice Enigma dei tedeschi, e quindi a far vincere la guerra al proprio paese, e a dar vita al primo computer che cambierà la nostra vita, ruota tutto il film a lui dedicato, “The Imitation Game”, diretto dal norvegese Morton Tydlum e scritto da Graham Moore basandosi sull’omonimo libro di Andrew Hodges.
Grazie anche all’incredibile interpretazione di Benedict Cumberbacht, che fa di Alan Turing qualcosa di indimenticabile, il film, che, pur elegantissimo e diretto con grande attenzione da Tydlum, fu al centro di un grande interesse economico. Al punto che Harvey Weinstein, per assicurarsene i diritti per l’America e il resto del mondo, ha dovuto pagarlo ben sette milioni di dollari.
Il suo potenziale, però, come aveva ben capito Weinstein, andava ben oltre la storia drammatica di un genio sregolato e stravagante che accorcia la guerra di almeno due anni, come disse Winston Churchill, salvando la vita a milioni di individui, e poi finisce per essere incolpato di omosessualità e castrato chimicamente dai civilissimi inglesi negli anni ’50. Il che lo porterà a uccidersi con una mela piena di cianuro nel 1954 a soli 42 anni. Tutta questa storia, pur clamorosa e doverosamente raccontata, anche se sull’omosessualità di Turing il film sembra un po’ sorvolare forse per non rendere il personaggio troppo sgradevole, è niente rispetto a quel che Turing rappresenta oggi per noi cresciuti coi computer e i social network.
Perché è l’uomo che per primo riesce a inventare un’intelligenza artificiale, un antenato del computer che cambierà radicalmente ogni tipo di comunicazione nel mondo. Qualcosa, insomma, di ancora più grande di far vincere una guerra al proprio paese. Rai5 alle 23, 05 passa “In questo mondo libero” di Ken Loach con Kierston Wareing, Juliet Ellis, Leslaw Zurek, Colin Caughlin, Joe Siffleet.
viola valentino tomas milian – delitto sull'autostrada
Canale 5 alle 23, 10 passa una macchina perfetta come “Benvenuti al Sud”, di Luca Miniero con Claudio Bisio, Valentina Lodovini, Angela Finocchiaro, Alessandro Siani, Giacomo Rizzo, versione italiana del film di Dany Boom “Benvenuti al Nord”. Occhio che su Cine 4 alle 23, 20 torna Nico Giraldi e la mitica Bocconotti Cinzia (sapete cosa sono i bocconotti fuori Roma?) in “Delitto sull’autostrada” di Bruno Corbucci con Tomas Milian, Viola Valentino, Bombolo, Olimpia Di Nardo, Giorgio Trestini, Adriana Russo e perfino Marina Frajese nel ruolo di una sporcacciona alla fiere dei bovini di Bologna.
tomas milian delitto sull'autostrada
E’ il primo film della serie di Nico Giraldi non più prodotto da Galliano Juso, ma da Mario cecchi Gori. La serie perde un po’ della prima spontaneità, ma funziona ancora benissimo. Meno trama gialla e più commedia. Nico indaga su un delitto legato al giro dei camionisti. Grandi battute: “Non sono sfortunato”, dice riferendosi a una mano di poker, “siete voi che c'avete un bucio di culo che se lo mettete fori dalla finestra le aquile ci fanno il nido”.
Bombolo fa l’allenatore di boxe che si tira su con una droghetta chiamata Vigorello, “Mo’ che ho bevuto Vigorello vi faccio un culo come ‘n ombrello”. Si è fidanzato, inoltre, con la mitica Bocconotti Cinzia, interpretata dalla strepitosa Gabriella Giorgelli, “è così brava a fare la mignotta che manco te ne accorgi”. E’ qui che Nico pronuncia la celebre battuta: “Annamo ar cinema a Orvieto, danno un film che si intitola Le pornomassaie. C’è una che nun se batte: fa gli gnocchi cor culo”. Zenith del cinema italiano.
Bello il thriller di La7 Cinema alle 23, 25, “Doppio taglio”, diretto da Richard Marquand con Glenn Close, Jeff Bridges, Peter Coyote, Robert Loggia. Rete 4 alle 0, 55 passa un film di culto totale che devo ricordarmi di registrare, “Storie di ordinaria follia” diretto da Marco Ferreri, scritto da Sergio Amidei e Ferreri con Ben Gazzara come lo scrittore Charles, Ornella Muti come la prostitura autodistruttiva Cass, Tanya Lopert, Susan Tyrrell, Judith Drake, Katia Berger, cioè Bukowski rivisto da Ferreri e da Ben Gazzara.
Sul set Carlo Monni si innamorò perdutamente di Susan Tyrell, ricambiato e sparì praticamente dalle scene che doveva girare. Dante Matelli, collaboratore e amico di Ferreri, mi ha raccontato che mentre stava a Cannes lo chiamò il regista e gli chiese se glielo montava lui, perché non riusciva a ricostruire la storia al montaggio. Non tornava nulla. Matelli tornò a Roma e riscrisse pratic amente il film alla moviola, togliendo anche le poche scene che aveva girato Monni (che pure appare fra i titoli). Così, secondo Matelli e Ferreri, funzionava.
Devo dire che non è un riuscitissimo, ma ha dei momenti di grande cinema e di grande umanità. Ben Gazzara e Ornella Muti hanno un a loro alchimia. Lo vidi a Venezia, dove non piacque molto. Su Rai Movie all’1, 05 il fantascientifico “Replicas” di Jeffrey Nachmanoff con Alice Eve, Keanu Reeves, Emjay Anthony, Emily Alyn Lind, Thomas Middleditch, John Ortiz.
LA 7 Cinema all’1, 30 propone “Hollywoodland” di Allen Coulter con Adrien Brody, Diane Lane, Ben Affleck, Bob Hoskins, Robin Tunney, Molly Parker. Su Rai Due alle 2, 30 passa uno dei film più riuscito del produttore Galliano Juso, “Tatanka” diretto da Giuseppe Gagliardi con il pugile Clemente Russo, Rade Serbedzija, Giorgio Colangeli, Carmine Recano, Susanne Wolff. Stavolta Galliano ci aveva visto bene, sia come film sia scelta del regista.
Iris alle 2, 5 propone “Boy Erased – Vite cancellate” di Joel Edgerton con Lucas Hedges, Nicole Kidman, Joel Edgerton, Russell Crowe, Xavier Dolan, dove nell’America profonda i figli gay vengono “curati” con metodi assurdi. Parecchio pesante, ma buono. Cine 34 alle 2, 50 passa “Le seminariste”, commedia erotica di Guido Leoni che vede protagonista una Daniela Doria sempre nuda, o quasi, figlia di Renato Romano.
Paola Tedesco, all’epoca valletta di Pippo Baudo si affrettava a dire, nelle cronache dell’epoca, che la sua era solo una partecipazione e che aveva rifiutato ben dodici sceneggiature di film sporcaccioni. C’è pure Carlo Croccolo come santo patrono del paese di San Giulivo, che dispensa una miracolosa acqua afrodisiaca.
Il regista, Guido Leoni, intervistato dal giornale catanese La Sicilia, 18 giugno 1976, in un articolo intitolato finemente “Il regista spogliatutto”, sostiene che il suo film «è una satira ambientata in una piccola località di cui sono protagonisti alcuni seminaristi e alcune seminariste, 24 ragazzi e ragazze, tra i più meritevoli della loro categoria, i quali stando insieme in un convento all’insegna di San Giulivo (uno dei tanti probabili santi, poiché non ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa), prima si divertono in una serie di situazioni comiche che si sviluppano fra loro, ma poi sulla scia di alcuni casi paradossali in cui vengono a trovarsi, scoprono che le acque minerali e il vino di San Giulivo, due prodotti per i quali il paese è famoso, non sono altro che frutto di grosse speculazioni.
Seguendo una loro traccia, con l’aria di voler soltanto scherzare, riescono a individuare soprattutto il carattere energetico di un certo tipo di acqua e le conseguenze erotiche che può avere sugli individui che ne fanno uso abbondante. Naturalmente la scoperta porta il subbuglio non soltanto nel convento ma nell’intero paese». Il film non piace quasi a nessuno.
Chiudo con “L’anticristo” di Alberto De Martino con Carla Gravina, Mel Ferrer, Arthur Kennedy, Umberto Orsini, George Coulouris, Alida Valli, Rete 4 alle 3, 50 Una specie di sub -Esorcista girato in gran fretta da De Martino ma con una solida professionalità.
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