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“UN FATTO È UN FATTO E UNA PAROLA NON È CHE UNA PAROLA” – IL PRIMO EDITORIALE DEL FONDATORE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, EUGENIO TORELLI VIOLLIER, USCITO NON FIRMATO SUL PRIMO NUMERO, IL 5 MARZO 1876: “SE C’È COSA CHE ABBIAMO IN ODIO, È IL GIORNALE A TESI, IL GIORNALE CHE GUARDA OGNI MATERIA DAL LATO DELL’OPPOSIZIONE AL MINISTERO O DELL’APPOGGIO DA DARE AL MINISTERO; IL GIORNALE CHE GIRA OGNI MATTINA NELLO STESSO CIRCOLO D’IDEE, COME IL CAVALLO NELLA CAVALLERIZZA; IL GIORNALE ORGANETTO, CHE HA DUE SOLE SUONATE, UNA IN MAGGIORE PER ESALTARE I MERITI DE’ SUOI AMICI, UNA IN MINORE PER GEMERE SU’ DEMERITI DEGLI AVVERSARI…” - L’ARCHIVIO DI STATO PUBBLICA IL CERTIFICATO DI NASCITA DEL FONDATORE E PRIMO DIRETTORE DEL CORRIERE DELLA SERA EUGENIO TORELLI VIOLLIER...
L’editoriale (non firmato) di Eugenio Torelli Viollier per il primo numero del “Corriere della Sera”, il 5 marzo 1876, ripubblicato da “Sette – Corriere della Sera”
Pubblico, vogliamo parlarti chiaro. In diciassette anni di regime libero tu hai imparato dimolte cose. Oramai non ti lasci gabbare dalle frasi. Sai leggere fra le righe e conosci il valore delle gonfie dichiarazioni e delle declamazioni solenni d'altri tempi. La tua educazione politica è matura.
L'arguzia, l'esprit ti affascina ancora, ma l'enfasi ti lascia freddo e la violenza ti dà fastidio. Vuoi che si dica pane al pane e non si faccia un trave d'una festuca. Sai che un fatto è un fatto ed una parola non è che una parola, osai che in politica, più che nelle altre cose di questo mondo, dalla parola al fatto, come dice il proverbio, v'ha un gran tratto. Noi dunque lasciamo da parte la rettorica, e veniamo a parlarti chiaro.
Noi siamo conservatori. Un tempo non sarebbe stato politico, per un giornale, principiar così. Il Pungolo non osava confessarsi conservatore. Esprimeva il concetto chiuso in questa parola con una perifrasi. Ora dice apertamente: «Siamo moderati, siamo conservatori». Anche noi siamo conservatori e moderati. Conservatori prima, moderati poi.
Vogliamo conservare la Dinastia e lo Statuto, perché hanno dato all'Italia l'indipendenza, l'unità, la libertà, l'ordine. […]. Noi dunque siamo conservatori.
Siamo moderati, apparteniamo cioè al partito ch'ebbe per suo organizzatore il conte di Cavour e che ha avuto finora le preferenze degli elettori, – e per conseguenza il potere. Questo partito cadrà un giorno, perché tutto cade, tutto passa a questo mondo, ma nella storia avrà una nota di gloria d'impareggiabile fulgore, perché ha condotto a termine due imprese di cui una sola sarebbe bastata a illustrarlo. […]
Nulla ci ripugna più del tuono minatorio e degli atteggiamenti da gradasso con cui certi giornali di parte nostra credono opportuno, di tratto in tratto, d’affermare la loro indipendenza. La nostra indipendenza, ch’è reale, non avrà bisogno di queste frasche. Il pubblico non tarderà a conoscere in che acque naviga il Corriere della Sera.
Errori se ne commisero, so ne commettono, se ne commetteranno. Il Paese non fu sempre servito bene dagli uomini che adoperò. Qualcuno se lo ingraziò e salì al potere, avendo una cosa sulla bocca, un’altra nel cuore. Chi peccò per ignoranza, chi per inesperienza, chi per tristizia d’animo. […]
Certo, se c’è cosa che abbiamo in odio, è il giornale a tesi, il giornale che guarda ogni materia dal lato dell’opposizione al Ministero o dell’appoggio da dare al Ministero; il giornale che gira ogni mattina nello stesso circolo d’idee, come il cavallo nella cavallerizza; il giornale organetto, che ha due sole suonate, una in maggiore per esaltare i meriti de’ suoi amici, una in minore per gemere su’ demeriti degli avversari.
Ci piace essere obbiettivi; ci piace ricordarci che tu, pubblico, non t’interessi che mediocremente ai nostri odi ed ai nostri amori; che vuoi anzitutto essere informato con esattezza; ci piace serbare, di fronte a’ nostri amici migliori, la nostra libertà di giudizio, ed anche, se vuolsi, quel diritto di frondismo ch’è il sale del giornalismo.
[…]
luciano fontana corriere della sera
Noi non nasciamo per far guerra ai giornali del nostro stesso colore politico; non è ai loro lettori che diamo la caccia. È nel campo degli avversari comuni che confidiamo raggranellarli. E che! Dovrebbe durare a Milano la voga di giornali che ogni giorno scoprono una nuova infamia del Governo, che riempiono le loro colonne con un’interminabile enumerazione di delitti a carico di quanti primeggiano nella cosa pubblica, giornali che descrivono l’Italia come la preda d’un’oscena banda di malfattori?
Dovrebbe il pubblico compiacersi a lungo di giornali che mostrano di tenere ogni persona investita d’una pubblica carica nel conto d’un gaglioffo della peggiore specie? Ma s’essi avessero ragione, se la classe dominante fosse davvero quale la dicono, l’Italia che la tollera sarebbe la più corrotta o la più vigliacca delle nazioni.
URBANO CAIRO CORRIERE DELLA SERA
No no, la classica terra del buon senso, la patria di Parini e di Manzoni, non può compiacersi a lungo di tali esagerazioni e stravaganze. Sono i lettori di quelle corbellerie che noi vogliamo conquistare, contro di loro si debbono rivolgere le forze riunite del Corriere e de’ giornali che militano sotto le stesse bandiere. A’ giornali dello scandalo e della calunnia sostituiamo i giornali della discussione pacata ed arguta, della verità fedelmente esposta, degli studi geniali, delle grazie decenti, rialziamo i cuori e le menti, non ci accasciamo in un’inerte sonnolenza, manteniamoci svegli col pungolo dell’emulazione, e non ne dubitiamo, il Corriere della sera potrà farsi posto senza che della sua nascita abbiano a dolersi altri che gli avversari comuni.
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