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FATICO, DUNQUE SONO – ‘’COM'È DIFFICILE NON FARE VERAMENTE NIENTE", SOSTIENE IL FILOSOFO ERNST BLOCH - L'ACCIDIA PROCURA IMMANCABILMENTE UNA NOIA CHE SFOCIA IN NAUSEA: "NON SIAMO AL MONDO PER MANGIARE MA PER CUCINARE; SI MANGIA DOPO E PER ULTIMO" - LA GRANDE FRANCA VALERI: "LA VITA CHE NON COSTA UN PO' DI FATICA NON È MAI STATA DIVERTENTE”
Franco Marcoaldi per “la Repubblica”
Arriva un momento nella vita in cui si finisce per chiedersi: ha senso continuare ad agitarsi dalla mattina alla sera? O non è meglio acquietarsi, farsi semplice occhio che guarda lo spettacolo del mondo? Foss' anche soltanto uno spettacolo minimo, ordinario? Una piazza con un cane sdraiato a terra? Un uomo che lentamente muove verso la chiesa? Un campo da bocce in attesa di contendenti?
A chiederselo è Ernst Bloch, eterodosso filosofo novecentesco, nel suo libro forse più eterodosso: Tracce (riedito ora da Garzanti, per l' ottima cura di Laura Boella). Traendo spunto da colloqui, fiabe, immagini, qui Bloch fa suo "il pensiero affabulante", erratico e puntiforme, per formulare a se stesso e al lettore riflessioni sulla vita - nuda e cruda. Del tipo, appunto: "com' è facile non avere voglia di fare più niente. Com' è difficile non fare veramente niente".
Non vale soltanto per chi, come l' autore, viene da una cultura protestante e quindi sa perfettamente "che il riposo è cosa buona solo dopo aver compiuto l' opera". No, vale per tutti. Perché l' accidia, se assunta a nume tutelare, procura immancabilmente una noia che sfocia in nausea. Quanto poi all' ozio, il famoso otium contrapposto al non meno celebre negotium, non è affatto sinonimo di stasi. Piuttosto rimanda "a un' inattività operosa", tesa a disintossicare la dimensione alienante del lavoro per dargli nuova linfa e sostanza.
"Per questo non far niente è tanto attraente quanto insostenibile".
Perché "pigrizia e solitudine sono due globi che stanno a destra e a sinistra dell' ingresso di una casa che molti sognano, ma in cui nessuno tollererebbe di entrare".
La fatica sta tutta qui, nell' accettare l' irresolubile tenaglia tra lavoro e riposo, riconoscendo che "non siamo al mondo per mangiare ma per cucinare; si mangia dopo e per ultimo".
D' altronde, "fatica" non è affatto una brutta parola. Al contrario.
La grande Franca Valeri la individua come antidoto ideale a quello che chiama Il secolo della noia (Einaudi): "La vita che non costa un po' di fatica () non è mai stata divertente. La fatica era ingegno, era invenzione, la fatica era amore. Non so come mi sia venuta questa parola abbastanza magica, fatica, ma il mondo era più bello quando ce n' era molta.
Ecco perché i secoli non sono mai stati noiosi". Stretti come siamo tra una noia incombente e una smania alimentata da una perenne distrazione, sarebbe bene tornare a fare nostra quella "magica" parola
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