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Marco Giusti per Dagospia
Alla fine di un festival un po' asfissiante arriva un po' di pop, di rock e di aria, anzi di Asia. Con tanto di gatto nero Dac da contrapporre al cane Rex di Godard, di Gabriel Garko, definito nel film "cane dei cani", di Charlotte Gainsboug come mamma Daria. Finalmente si respira. Diciamo la verità . A Venezia "Incompresa" di Asia Argento avrebbe corso il rischio di essere massacrato di fischi, ma a Cannes il pubblico è meno teppista, adora Asia e apprezza le stravaganze. E "Incompresa" di fatto è il film italiano più pop e di culto dell'anno.
C'è tutto l'asiapensiero e l'asiadream. Prati e dintorni, Roma Nord, una vera giungla. Il 1984. Lei bambina, Aria, il suo vero nome, interpretata dall'incantevole Giulia Salerno, 12 anni, con tanto di assurdo apparecchio per i denti e gatto nero di nome Dac, il suo unico vero amico. La nonna, Olimpia Carlisi, che fu musa di Federico Fellini, Adriano Aprà e Alain Tanner.
La madre musicista, Yvonne Casella, interpretata dalla grande Charlotte Gainsbourg, infedele e sciroccata, pronta a passare da un fidanzato romantico, Max Gazzé, a uno coatto, Gian Marco Tognazzi ("Ma chi cazzo è tua madre?! Ma che sorca!!"), a un cantante punk fori de capoccia. Il padre celebre attore di soap ipervanesio, Guido Bernadotte, interpretato da uno strepitoso e stracultissimo Gabriel Garko in versione bionda ("meglio moro" dice Lucherini), che subisce l'onta di veder commentato uno dei suoi veri film, il geniale "Senso 45" di Tinto Brass, dalla moglie perfida che lo battezza come "il cane dei cani".
I due si lasceranno a male parole, "Sei un conuto!", "Tu sei una troia, pure con i nani!" (i nani?...). Lui si porterà la statuetta del suo unico David di Donatello (favoloso...), il ciuffo biondo (quello che non piace a Lucherini) e la figlia grassa Lucrezia che veste di rosa, mangia troppo e se avrà un cane lo chiamerà Le Bon, come Simon Le Bon. Lei rimarrà con la sua figlia precedente, Donatina. E Aria/Asia in mezzo, fra le due case, quella della mamma sempre assente, sempre dietro un uomo diverso e quella del padre che pensa solo a se stesso.
Incompresa, appunto, come il bambino sfortunato di "Incompreso" di Luigi Comencini, film di culto di tante generazioni, il bambino ricco e solo che il padre non riesce a capire. A scuola ha un'amica del cuore, Angela, e le due si autobattezzano Ist e Ist, ma nemmeno lei le vuole davvero bene. E intanto scoppia la femminilità : "Ma non è i maschi mi vengono dietro perché ho un padre famoso?". I drammi da piccola Fuksas. Ma la piccola Aria/Asia fa giochi pesanti con Barbie e Big Jim. Fuma le prime sigarette e vomita. Fuma il primo spinello (tenerezza...).
Va dietro a un gruppo rock come una vera piccola groupie. Si innamora di un ragazzino con la skateboard che non la vuole. Ma scrive il miglior tema dell'anno fra tutti gli studenti di Roma. Dedicato al suo gatto nero Dac. Beh. Difficile non amare un film che mischia così teneramente la vera vita di Asia e quella magari solo immaginata assieme a Barbara Alberti, ma le sue sorelle sono davvero due, suo nonno è davvero anti-cooL e il musicista Casella, suo padre è un regista famoso e Aria bambina che passa la notte a Villa Borghese sembra Asia che si perde bambina in "Zoo" di Cristina Comencini.
"Incompresa" è nettamente il migliore dei suoi tre film da regista, il più completo e il meglio costruito. La fotografia di Nicola Pecorini è calda e ci porta dentro il mondo reale di Aria. Nessun film italiano può vantare una scelta musicale così nuova. Certo, come al solito Asia mette insieme scene di culto e scene un po' trash, scelte geniale e banalità . Se sa. Anche in sala il 5 giugno.
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