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Marco Giusti per Dagospia
The Dressmaker di Jocelyn Moorhouse
“Bastardi, sono tornata!”, dice minacciosa Kate Winslet quando scende nella sua cittadina natale di Dungatar nell’outback australiano in cerca di vendetta. Un po’ come Clint Eastwwod nei suoi grandi western. Solo che al posto delle colt dello straniero senza nome, la ragazza ha una macchina da cucire Singer.
Perché in questo The Dressmaker, diretto da Jocelyn Moorhouse, che lo ha scritto assieme al marito P.J.Hogan, tratto da un bestseller di Rosalie Ham, la vendetta passa attraverso gli abiti delle grandi firme internazionali che cuce la protagonista facendo impazzire non solo tutte le ragazze del posto, ma anche il sergente di polizia del posto dedito a vestirsi da femmina e interpretato alla grande da Hugo Weaving.
Da tempo il cinema australiano si è dedicato, grazie alle sue agguerrite registe, da Gillian Armstrong a Jane Campion alla stessa Jocelyn Moorhouse a grandi personaggi femminili forti e combattivi. E ha grandi attrici, come dimostrano anche qui Kate Winslet nei panni di Myrtle “Tilly” Dunnagle e Judy Davis, che fa la sua mamma, Molly la pazza, che ricordiamo dai tempi di La mia brillante carriera.
E’ un piacere solo vederle assieme come madre e figlia che si incontrano dopo anni di separazione in questa Australia rurale del 1951 e è ancora più un piacere vederle recitare con Hugo Weaving e con il bellone Liam Hemsworth, pazzo di Kate Winslet. Visto che siamo in un revenge movie totalmente ispirato ai nostri spaghetti western, anche nella musica, Tilly, cioè la Winslet, è tornata nel paesello miserabile di Dungatar per vendicarsi di chi l’aveva ingiustamente incolpata di aver ucciso un bambino quando aveva dieci anni e l’aveva cacciata via per sempre.
Anche se, proprio fuggendo da Dungatar, Tilly è diventata una vera stilista, ha lavorato a Milano, a New York, a Parigi e conosce la moda del momento. Cosa che farà presto impazzire le sue nemiche. Le riveste, cercando di capire qualcosa del suo passato, soprattutto quale fosse la sua colpa nella morte del ragazzino. E cerca di stare alla larga, dichiarandosi “maledetta”, dal fusto Teddy, cioè Liam Hemsworth, fratello del Chris di Thor, che in una scena memorabile viene spogliato e misurato da Tilly e Molly. Anche Molly è una sarta, è lei che ha insegnato a cucire alla figlia.
E vive isolata in una casa sulla collina insieme a un opussum, che verrà cacciato da Tilly in una delle prime scene. Tilly rimetterà in piedi la madre e la sua casetta, sistemerà le cose, ma sappiamo da subito che il suo piano è la vendetta. Come insegnano appunto i film di Clint Eastwood, citatissimi dalla regista, da Unforgiven a, soprattutto, Lo straniero senza nome, dove il protagonista è una specie di diavolo arrivato in città.
Anche se a un certo punto il film prende troppe direzioni, c’è la storia romantica che ci fa deviare dal revenge movie, c’è la commedia pura con la mamma, e non sappiamo quale fosse la forza del romanzo originale di Rosale Ham, The Dressmaker, grazie alle sue meravigliose attrici e a una regia particolare, piena di invenzioni visive, funziona molto bene per circa tre quarti. E ha grandi scene di commedia dove Judy Davis e Kate Winslet hanno modo di costruire qualcosa che va al di là del professionismo.
Se siamo abituati ai trasformismi della Winslet, pensiamo solo al suo ruolo in Steve Jobs, per la quale è stata candidata all’Oscar, la Davis è per noi ogni volta una grande riscoperta. L’avevamo lasciata come moglie di Woody Allen nel disastroso (ma lei era fantastica) To Rome With Love, e la rivedremo tra poco anche nel nuovo film di Allen a Cannes, Café Society, ma ha pure interpretato una serie di corti diretti da Baz Luhrmann, intitolati Schiaparelli&Prada, dove si assiste a un dialogo impossibile tra Elsa Schiapparelli, interpretata dalla Davis, e la vera Miuccia Prada per la mostra del 2012 Schiaparelli&Prada.
Insomma, malgrado qualche difettuccio, il film è imperdibile per le ragazze in gamba e per chi sappia riconoscere, come il sergente di Hugo Weaving, un abito di Dior anche tra i pecorai australiani. Già in sala.
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