roberto arduini

“PIÙ MANGIAVO, PIÙ MI SEMBRAVA DI AFFONDARE. OGNI VOLTA MI DICEVO: ‘COSÌ TI STAI AMMAZZANDO’. EPPURE, NON RIUSCIVO A FERMARMI” - ROBERTO ARDUINI, VOCE DE “I LUNATICI” SU RADIO 2, RACCONTA IN UN LIBRO-TESTIMONIANZA LA SUA ODISSEA CON I DISTURBI ALIMENTARI (UN TEMA CHE IN ITALIA RIGUARDA OLTRE TRE MILIONI DI PERSONE) - "LA BULIMIA NON ACCETTA TREGUE. TI ILLUDE DI AVERE SCELTA, MA SEI GIÀ PRIGIONIERO. IO ERO L’ATTORE PRINCIPALE DELLA MIA STESSA CONDANNA. E IL PALCOSCENICO ERA IL BAGNO DI CASA CHE SOMIGLIAVA A UN CAMPO DI BATTAGLIA SILENZIOSO. C’ERA L’ODORE DEL SAPONE CHE NON COPRIVA MAI DEL TUTTO QUELLO DEL VOMITO...”

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DAGONOTA

 

ROBERTO ARDUINI 5

I disturbi alimentari sono un problema che riguarda anche gli uomini. Lo racconta il conduttore radiofonico Roberto Arduini (voce di Rai Radio2, dove da otto stagioni conduce con Andrea Di Ciancio il programma cult "I Lunatici") nel suo libro testimonianza "Un chilo d'anima. Metamorfosi di un disturbo alimentare", in libreria dal 27 marzo. Un racconto di rinascita, ma soprattutto un’esposizione. Di quelle che non fanno curriculum.

 

Su un tema – i disturbi alimentari – che in Italia riguarda oltre tre milioni di persone ma che continua ad essere raccontato quasi esclusivamente al femminile. 

 

Dentro c’è tutto quello che di solito resta fuori dai libri “giusti”: binge eating, bulimia, il corpo come ossessione e rifugio, il bullismo subito da ragazzino che non si archivia mai davvero. Ma soprattutto c’è un punto che il mercato aggira con eleganza: il problema non è il cibo. È il vuoto. E il vuoto non si risolve con una trama ordinata.

 

 Il titolo – Un chilo d’anima – è già una dichiarazione. Perché il peso reale non è quello che si perde, ma quello che resta anche quando tutto sembra sotto controllo. Arduini non chiede empatia, non cerca assoluzioni, non offre formule. Ribadisce una cosa sola, senza retorica: il primo passo è ammettere di avere un problema e affidarsi a chi può davvero aiutarti…

 

 

ROBERTO ARDUINI UN CHILO D ANIMA COVER

 

Estratto dal libro "Un chilo d'anima. Metamorfosi di un disturbo alimentare" di Roberto Arduini, edito da Il Millimetro, in libreria dal 27 marzo. 

 

..."La soglia si spezzò piano, quasi senza che me ne accorgessi. Non ci fu un giorno preciso in cui dissi: «Ecco, da oggi sono diverso». Fu una progressione lenta, come un pendio che sembra innocuo finché non ti accorgi che stai correndo giù senza 

freni. Mangiare smise di essere un piacere... Restava solo il gesto furioso, la 

corsa a riempirmi fino a scoppiare...Non era fame. Ogni boccone era un pugno nello stomaco e una carezza velenosa insieme.  

 

Più mangiavo, più mi sembrava di affondare. Era un affogare secco. Senza scampo. Sabbie mobili che ti trascinano giù. Nell’abisso. Vomitare tutto faceva parte del copione. Inventavo qualsiasi pretesto pur di chiudermi in bagno. 

 

Era una recita consumata, fatta di urgenza e menzogne. Io ero l’attore principale della mia stessa condanna. E il palcoscenico era il bagno di casa, con le piastrelle fredde come quinte teatrali... Il bagno somigliava a un campo di battaglia silenzioso. 

 

ROBERTO ARDUINI

C’era l’odore del sapone che non copriva mai del tutto quello del vomito. La luce del lampadario appannava le piastrelle e ne faceva brillare le crepe come lame sottili. Ogni volta che mi piegavo, mi sembrava di cadere in un pozzo: il rumore dei conati copriva tutto, perfino i miei stessi pensieri... . 

 

... Ogni volta mi dicevo: “Così ti stai ammazzando”. Eppure, non riuscivo a fermarmi. 

Il demone era più forte del terrore che lui stesso alimentava. E nello specchio non c’era pietà. Non c’era salvezza. Solo schifo. Nausea. Vergogna. Ogni volta giuravo che sarebbe stata l’ultima. “Basta, mai più”... . 

 

Poi, un odore, una vetrina, un momento di vuoto. E ricominciava tutto. 

La bulimia non accetta tregue. Ti illude di avere scelta, ma sei già prigioniero. Ogni promessa era solo un cerchio in più nella catena. Ogni chilo era una sentenza.

 

Ogni specchio un tribunale...Mi pesavo di continuo, come un carceriere che controlla il 

prigioniero. E il numero sulla bilancia era sempre un giudice spietato. Non importava se fosse salito o sceso: era comunque un verdetto di colpa..." . 

ROBERTO ARDUINI 2andrea di ciancio e roberto arduini (2)veronica del solda andrea di ciancio roberto arduini foto di baccoROBERTO ARDUINI E ANDREA DI CIANCIO andrea di ciancio roberto arduini e veronica del soldaAndrea Di Ciancio e Roberto Arduiniandrea di ciancio roberto arduini foto di bacco