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Mattia Ferraresi per "il Foglio"
Aretha Franklin, che di voci ne sa qualcosa, dice che con quel freddo è troppo rischioso cantare dal vivo, specialmente se la canzone in questione è lo "Star- Spangled Banner", l'inno nazionale, per la cerimonia di insediamento del presidente. Meglio affidarsi a una registrazione e muovere le labbra a tempo come ha fatto prudentemente Beyoncé lunedì ed evitare la figuraccia a reti unificate sull'acuto maestoso del "rockets' red glare", o, ancora peggio, celebrare la "land of the free" con una ingloriosa stecca: "Quando mi hanno detto che era in playback mi è venuto da ridere - ha detto Franklin - ma ha fatto un lavoro grandioso nella registrazione".
Anche Jennifer Lopez, artista del playback, ha difeso Beyoncé dagli attacchi un po' scomposti che sono arrivati dopo che l'orchestra dei marine ha confermato che l'inno era precotto e riscaldato. La difesa più ficcante l'ha fatta Steven Tyler: "Beyoncé è così bella che può fare un po' come le pare", ma a tanti quell'espediente non è piaciuto, non hanno apprezzato la scelta inautentica in un momento in cui la nazione avrebbe bisogno di autenticità , di chiarezza, di una voce anche imperfetta ma reale, con tutti gli sbalzi e le strozzature.
La performance levigatissima, irrealmente patinata è il contrappunto perfetto all'insediamento di un presidente che ha ripetuto con le fanfare e la folla oceanica quel giuramento che aveva prestato in realtà il giorno prima, un comunicatore senza pari che però si smarrisce senza il teleprompter, un commander in chief che fa le guerre con il telecomando, un esecutore di ballate politiche senza sbavature e senza cuore.
Ciascuno ha l'inno nazionale che merita e Beyoncé ha fatto un lavoro fantastico nel silenzio dello studio, ma non se l'è sentita di prendersi il rischio dell'esecuzione dal vivo per non rovinare la finzione scenica apparecchiata da un presidente in cerca di un posto nella storia.
Tanti altri hanno scelto di intonare quelle note dietro il paravento della registrazione, persino Whitney Houston, che all'apice della sua drammatica e gloriosa carriera distruggeva la migliore Beyoncé anche canticchiando sotto la doccia, ha preferito talvolta lasciare che gli altoparlanti cantassero al suo posto.
Attaccano Beyoncé non soltanto perché ha mentito, ha cercato di fregare l'America con una performance farlocca, ma perché ha selto la via del calcolo invece di quella del cuore. Non vi viene in mente chi altri a Washington è accusato di un peccato simile? Tom Hooper, il regista di "Les Misérables," ha voluto che i vari Russell Crowe e Anne Hathaway cantassero dal vivo. Il risultato è, a rigor di note, peggiore dell'inno di Beyoncé, ma l'insieme ha il respiro della storia reale, non di un rituale posticcio celebrato in playback.
BEYONCE CANTA L INNO AMERICANO AL GIURAMENTO DI OBAMA
BEYONCE RUBA LA SCENA CON L INNO AL GIURAMENTO OBAMA
OBAMA GIURAMENTO
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