aldo grasso malgioglio

QUANDO MALGIOGLIO DEDICÒ UNA CANZONE AD ALDO GRASSO – LO RICORDA IL CRITICO TV NEL SUO LIBRO, “CARA TELEVISIONE”, CITANDO IL TESTO: ‘ARRIVA. IMPROVVISA LA STANGATA, C’È ALDO GRASSO CHE CI FA IL MAZZO / MIO CARO GRASSO, OH OH, CHE CI FA IL MAZZO, AH AH, CHE ROMPIMENTO, OH OH, IO MI DIVERTO TANTO, TANTO. CHE TIVÙ POI VORRÀ MIO CARO GRASSO, MA FORSE PENSO, PENSO, PENSO IL VELENO DÀ FELICITÀ. SECONDO LEI IL TRASH È DA ROTTAMARE, IO SONO COOL COOL PER COMINCIARE, LO SHOW DEL DOLORE È DA EVITARE, EVVIVA RAFFAELLA CHE CI FA BALLARE…”

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Estratto da “Cara televisione. Una storia d’amore e altri sentimenti”, di Aldo Grasso, ed. Raffaello Cortina

 

cristiano malgioglio

Ma lo scontro più sorprendente resta certamente quello fra Sergio Saviane e il Quartetto Cetra. Il Quartetto Cetra? Ma nei loro show, il tratto distintivo non era un insieme di classe, di professionalità, di ironia? Sì, è così. Ma questa è la sorprendente storia di uno scambio di scortesie.

 

Quando si pensa alle critiche di Saviane si pensa soprattutto ai rapporti che la televisione e la politica allora (allora?) intrecciavano. È stato infatti il primo a capire quanto la Rai fosse una sorta di appendice della politica e si è applicato con totale dedizione e inventiva linguistica a tracciare il più ridicolo bestiario della storia patria: urogalli, mezzibusti, velinari, piantoni della forbice, becchini «col risvolto umano».

 

In realtà recensiva tutto, anche i quiz, i programmi di varietà, Renato Carosone, Paolo Panelli, Walter Chiari e altri. Nel maggio del 1962 sull’«Espresso», tra una recensione di Alberto Moravia su Jean Renoir e una di Sandro De Feo su Catherine Sauvage, esce quella sul Quartetto Cetra: «Da martedì 8 maggio sul secondo canale appaiono ogni settimana sorridenti e giulivi in una tuta con spalline, anche i componenti del Quartetto Cetra: Felice Chiusano, Lucia Mannucci, Virgilio Savona e Tata Giacobetti. Sono persone di mezz’età, uno ha la pancia ed è calvo, il più lungo è miope e porta gli occhiali, il loro compito è facile: devono raccontare la storia del quartetto alla televisione...

ALDO GRASSO - CARA TELEVISIONE

 

È giusto anzi che i Cetra abbiano la loro pubblicità sui teleschermi e guadagnino la loro parte di milioni. Tanto più che si tratta di uno spettacolo a puntate di poco impegno e di poca fatica in cui tutto lo sforzo si concentra in un breve riassunto in versi dei 20-22 anni di esistenza del Quartetto, (...) una trasmissione che fa venire le vertigini alle persone civili ma che secondo i dirigenti televisivi dovrebbe rappresentare tutto ciò che di meglio esiste oggi sulla piazza per ottenere il favore di un certo pubblico; uno show di divi della canzone con trovate di ripiego che la Rai-Tv tiene di riserva per riempire gli spazi vuoti della produzione o per buttare sul tavolo nei momenti di magra».

 

Il giudizio negativo sui Cetra appare un po’ ruvido; del resto, il loro repertorio non era certo nelle corde di Saviane. Come si sono vendicati i quattro? Con elegante perfidia. Nel 1964, nel corso di “Teatro 10” (prima edizione condotta da Lelio Luttazzi) mettono in scena una canzone, “La ballata del critico” di Savona e Giacobetti.

 

Cristiano Malgioglio - 1

«Aveva studiato, poi s’era laureato e un noto quotidiano come critico lo aveva contrattato/per fargli guardare la televisione e fare di ogni trasmissione un’esauriente recensione / E allora lui con tanto scrupolo si impegnò».

 

 «Tutte le sere chiuso in casa, tutte le sere, tutte le sere guarda un programma di canzoni, guarda Bongiorno o la Vanoni, guarda il romanzo sceneggiato anche se non gli va/ Ora la sera non può uscire, mai con nessuno, mai con nessuno, deve vedere Tv7, Jonny Dorelli o Studio Uno e la Tribuna elettorale anche se non gli va».

 

«Ogni sera la sua ragazza non faceva che brontolar, brontolar ed invano gli amici gli dicevan: “Vieni con noi al bar” / Lui non poteva farci niente, era fremente, era furente e si doveva sorbettare i quattro Cetra o la Valente e s’incupiva lentamente essendo costretto a star rinchiuso a casa a criticar».

 

Cristiano Malgioglio - 2

«Nei primi due mesi, con modi cortesi lui fece delle critiche giulive, moderate, comprensive ma dopo tre mesi con frasi scortesi cominciò a parlare male pure del telegiornale, poveretto proprio non ne poteva più».

 

«Tutte le sere chiuso in casa (idem)...

«E così inesorabilmente, lentamente lui deperì, deperì, e nessuno sapeva dire niente sul mal che lo colpì. /All’ospedale provinciale venne portato, ricoverato, ed il suo vice del giornale era allarmato, preoccupato. Dopo un consulto generale, questo il responso fu: era impazzito di tivù, tivù, tivù, tivù».

 

Insomma, con la complicità di Luttazzi, avevano dato finemente del matto al critico televisivo, senza neanche nominarlo. Demente, squilibrato, malato, ricoverato. Con insospettabile spirito profetico, sembra quasi che parlassero di me.

 

Cristiano Malgioglio - 3

Magari! Ho avuto solo l’onore di una canzone, “Grasso che cola”, scritta da Cristiano Malgioglio e Aldo Dalla Vecchia (ottobre 2014).

 

«Arriva. improvvisa la stangata, c’è Aldo Grasso che ci fa il mazzo /mio caro Grasso, oh oh, che ci fa il mazzo, ah ah, che rompimento, oh oh, io mi diverto tanto, tanto …».

«Che tivù poi vorrà mio caro Grasso, oh oh, Grasso che cola, ah ah, va sempre bene, ma forse penso, penso, penso il veleno dà felicità. Secondo lei il trash è da rottamare, io sono cool cool per cominciare, lo show del dolore è da evitare, evviva Raffaella che ci fa ballare…».

aldo grasso

 

Nei versi successivi, Malgioglio sostiene di ispirarsi a Oprah Winfrey e di amare David Letterman e Al Jazeera e mi suggerisce di guardare «qualche reality sugli eschimesi» o «una serata cult neozelandese». E nel caso in cui non mi andassero bene nemmeno anche quelli «Che si faccia da sé la sua tivù, ma che tivù vorrà, amaro Grasso».

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