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DA QUEER ALL'ETERNITA' - NELLA MOSTRA 'FOUND' DI NEW YORK GLI ARTISTI OMOSESSUALI SUPERANO LO STEREOTIPO DEL CORPO MASCHILE E DELL'ESIBIZIONE ESPLICITA DELLA PROPRIA SESSUALITA', OPTANDO PER ASTRATTISMO E MINIMALISMO CHE SPIEGANO MEGLIO I DILEMMI FILOSOFICI E RESTITUISCONO INTIMITA'
Zachary Small per “Artsy”
Gli artisti queer sono orfani di altro tipo. Non hanno convenzionale genealogia o lignaggio, scrivono la propria storia attraverso sogni e desideri. La loro è una archeologia che afferma l’esistenza della essenza queer nelle opere dei secoli passati.
Curata da Avram Finkelstein, “FOUND: Queer Archaeology; Queer Abstraction,” è la mostra al ‘Leslie-Lohman Museum of Gay and Lesbian Art’ di New York che scava nell’identità queer attraverso l’estetica condivisa e sublima gli elementi essenziali che la costituiscono. Si sorpassa il fascino stereotipato del corpo maschile e la politica, in favore dell’astratto che può spiegare meglio i dilemmi filosofici queer.
Come accadde nell’epoca McCarty, quando gli artisti usavano l’astrattismo per sfuggire alla caccia al rosso comunista, oggi si esula dalla rappresentazione oggettiva del reale per sfuggire all’America di Trump. L’astrazione diventa rifugio queer. E’ una forma di travestimento dove personale e contestuale, istrionico, psico-sessuale e socio-storico, passano per minimalismo.
Vedi “Redress” di Lucas Michael, un lavoro al neon che sembra geometrico invece allude a nightclub e zone di “cruising”. Oppure “The Man Who Waited for a Kiss” di Omar Mismar, una pila di giornali sotto una lampada che i visitatori sono invitati a leggere. Lì scritti troveranno i luoghi dove l’artista libanese aspettava estranei rimorchiati su ‘Craigslist’, ‘Grindr’, ‘Scruff’.
omar mismar the man who waited for a kiss
La documentazione fotografica disorienta perché riguarda strade anonime, hotel, stazioni ferroviarie, non luoghi esistenti in ogni città. Così Mismar ridà forma agli angoli anonimi delle metropoli, che diventano spazi di intimità. E’ una espressione di libertà, ma la libertà è cosa complicata a talvolta deriva dalla scelta di rimanere non visti. E’ una delle sfumature dell’estetica queer, dove gli artisti trovano la gloria nell’auto-cancellazione, come nel caso di ‘Drifting Off’ di Doron Langberg o delle cancellature erotiche di Stephen Irwin.
drifting off di doron langberg
L’assenza è la sua utopia. Elimina interi corpi, lascia solo una bocca o una mano. Langberg e Irwin rifiutano l’idea che l’amore gay debba essere pubblicamente annunciato. Il loro è un reclamare intimità, una riterritorializzazione del nascosto.
Dalla mostra si capisce che l’estetica queer è tangibile e intangibile, storica e immaginaria, pubblica e privata. Gli artisti queer continuano a trovare modi inediti di ritrarre i loro desideri, la loro potenza e presenza.
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