LA REALTA’ AP-PARENTE – GRASSO IN GLORIA DEL NUOVO LIBRO DI PARENTE: ‘’RACCONTA IL MONDO DELL’ARTE E DEI MEDIA QUALE APPARE SE OSSERVATO DA UNO SGUARDO DI PROVOCATORIA, DISPERATA LUCIDITÀ’’

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Aldo Grasso per ‘Il Corriere della Sera'

«Anna Comes dice che sono un sociopatico a livelli ormai allucinanti, ma a me sembrano sociopatici gli altri. Oppure mi sembrano spaventosi. L'umanità è spaventosa. Anna Comes dice che quando bevo divento molesto, ma io sto meglio da molesto che da sobrio, perché da sobrio in mezzo alla gente mi annoio a morte. Certo con il successo poi le cose migliorano, in quanto il successo è un'altra droga e ti separa dalla gente, o meglio la rende uno scenario che ti ruota intorno e ti guarda. La gente serve solo a fare da sfondo al successo, e tu col tuo successo la umili con uno sguardo».

Questo è un breve autoritratto di Max Fontana, uno dei tanti sparsi qua e là. Max ha bisogno di sapere, ancor prima del lettore, chi è: se genio, cialtrone, potenziale assassino. Per intanto, ben spalleggiato dal suo autore Massimiliano Parente, si sente «il più grande artista del mondo». Per inciso, Comes è l'anagramma di scemo.

Questo libro, che si chiama appunto Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler (Mondadori), racconta il mondo dell'arte e dei media quale appare se osservato da uno sguardo di provocatoria, disperata lucidità. È uno di quei libri con cui si affronta un corpo a corpo: la lettura ora è esaltante, ora urticante, mai indifferente.

Se ti avvicini troppo e distrattamente, ti dà la scossa. Insomma, non è uno di quei libri che vanno per la maggiore, amati dai salotti colti della tv, uno di quei libri che si spacciano per salvifici solo perché sembrano marciare verso il meglio di cui favoleggia il compiacimento di cui sono impregnati. Non me lo vedo, Parente, ospite di una qualche «dolente» vestale del benpensantismo, capace solo di perdonare ai libri la loro mediocrità.

C'è in Parente, nel suo libro, una violenza compressa, un accanimento con cui chiede alla vita (d'artista) di essere più della vita. Per lui ogni essenza permanente si è dileguata, al pari dell'idea stessa di valore. Il mondo dell'arte è la rappresentazione più bruciante del trascolorare dei valori, delle reputazioni, delle ambizioni. C'è in Max Fontana l'ossessione continua di scandalizzare il pubblico delle sue mostre, di far inorridire i critici, di farsi corteggiare dalle donne per poi maltrattarle nelle forme più perentorie. Prova piacere a farsi disprezzare da tutti. In realtà, è lui che si disprezza e si maltratta.

Di Parente, anni fa, avevo letto con grande sorpresa il romanzo Contronatura : il tema era molto affascinante, raccontava la storia di uno scrittore in cerca di fama in una società dominata dalla televisione. Volevo scrivere qualcosa ma mi sono fermato quando ho letto una recensione di Edmondo Berselli su «l'Espresso». Non avrei potuto scrivere di meglio. Conservo ancora il ritaglio di giornale: «Contronatura propone una tesi, e una tesi anche eroica, se non si capisce male: vale a dire che la realtà apparentemente contronatura della televisione è l'unica realtà oggi disponibile...

Vale a dire: fra la società nel suo insieme, cioè fra le immense platee televisive "implose nella privacy" e l'universo televisivo conosciuto si è instaurato da tempo, e probabilmente fin dagli albori della tv negli anni Cinquanta, un rapporto di interazione, in cui l'una e l'altra, società reale e società televisiva, si rafforzano a vicenda. La televisione legge, o meglio "vede", ciò che si manifesta nella società, se ne appropria e lo enfatizza a dismisura, riproiettandolo sulle comunità che si specchiano nel piccolo schermo, in un processo infinito, che porta alla creazione di mostri, al di qua e simmetricamente al di là del diaframma a cristalli liquidi».

Max Fontana è uno di quei «mostri» contronatura, una convergenza di orrore e parodia, un inganno di cui si rallegra mestamente sia l'ingannatore che l'ingannato. Max è un fan di «Dexter», di «The Big Bang Theory», di «Colombo», si impasticca di Vicodin come il Doctor House, ma si intenerisce ai funerali di Raimondo Vianello colpito da Sandra Mondaini rannicchiata su una sedia a rotelle, «quel suo viso così sbirulino sfigurato dal dolore». Irride i giornalisti, sbeffeggia i critici d'arte, siano essi di destra o di sinistra: «La verità è che non me ne è mai importato niente di sentire le opinioni degli altri in generale, in un'epoca in cui bisogna rispettare le opinioni, mah, io gli taglierei la lingua alla gente piuttosto che sentirla esprimere le sue opinioni, io metterei la pena di morte sulle opinioni, figurare pagare dei giornalisti perché ci dicano la loro opinione...».

Alla fine del percorso, quell'insopportabile spaccone di Max, che, figuriamoci, si ritiene «il più grande artista del mondo» e si fa odiare fino alla radice stessa dell'odio, apparirà per quello che è, un truffatore, un cinico, un baro, un vero artista. C'è una sola cosa che lo redime: la scrittura del libro, feroce ed esilarante, iconoclasta, inscindibile dal suo autore. Un particolare di cui spesso sono privi i libri amati dai salotti colti e «dolenti» della tv.

 

 

MASSIMILIANO PARENTE - COPERTINA DEL LIBROaldo-grassoALDO GRASSO CRITICO TV massimiliano parenteSandra Mondaini ai funerali del marito Raimondo VianelloDOCTOR HOUSE