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Alberto Mattioli per “la Stampa”
In principio era Orfeo, il semidio che riporta in vita Euridice con il potere del canto, fin dai suoi inizi il santo patrono laico dell' opera. Se il melodramma è nato con Orfeo, non poteva che mettere in scena Orfeo anche questo curioso The Opera! , sontuoso spettacolo hi-tech a metà strada fra il musical e il melodramma il cui vero soggetto, però, è l' opera stessa.
Insomma, è un' opera con il punto esclamativo (appunto), un' opera sull' opera, un' opera al quadrato. Nella sfarzosissima Royal Opera House di Muscat costruita dal provvido Sultano Qabus, è stata molto applaudita da un pubblico glocal, signore omanite velatissime e ragazzine inglesi in minigonna, gentiluomini locali in caftano e turbante e incravattati businessman occidentali.
Tutti rapiti dalla solita andata e ritorno dagli Inferi, qui spostati però in un «Grand Hotel Ade» molto bellépochiano, divertente ma sinistro, fra Offenbach e Kafka, popolato di clienti sarcastici (due attori, entrambi torinesi e bravissimi, Sax Nicosia e Giancarlo Judica Cordiglia), un po' come un Grand Hotel Budapest , quello del film, dove però si canta.
Dei, semidei e mortali lamentano infatti le loro pene d' amore intonando una compilation di arie celebri da Monteverdi a Mascagni, tenute insieme da un libretto recitato (in inglese) e da un po' di effetti elettronici. Musical? Opera? Diciamo teatro musicale tout court.
Compilation che diverte Si tratta di una coproduzione fra Muscat, il Centro di perfezionamento del Palau de les Arts di Valencia, che ci ha messo i cantanti, e Prodea Group, una multinazionale dell' entertainment con sede a Torino, specializzata in grandi eventi. Torinesi anche i due responsabili: Davide Livermore, librettista, regista e drammaturgo, e Paolo Gep Cucco, direttore artistico di Prodea, che firma le scene dimostrando che oggi con i video si può fare davvero tutto.
Chiaramente, è una scommessa. Dopo i primi cinque minuti, si capisce anche che è vinta. Le hit melodrammatiche si inseriscono con naturalezza nella vicenda; lo spettacolo diverte, pieno com' è di effetti speciali, cantanti che volano appesi alle corde come nel barocco più esagerato ed esagitato, acrobati che saltano con numeri da Cirque du Soleil, scene così cangianti da sembrare quasi tridimensionali. È di Livermore e Cucco il fin la meraviglia, come a riannodare i fili con la tradizione barocca e pazienza se, come succede in tutte le opere su Orfeo, la drammaturgia è fatalmente bloccata.
I ragazzi di Valencia sono, come attori, tutti bravi e, come cantanti, di meriti variabili. A me è piaciuto soprattutto un soprano messicano che si chiama Karen Gardeazabal, ma anche Euridice, Mariam Battistelli, era deliziosa, a parte qualche acuto un po' tirato.
Dal podio, Steven Mercurio regola il gran traffico di stili e autori con la Prague Philharmonie: ci vorrebbero però un coro per rendere giustizia al finale primo dell' Italiana in Algeri e un cembalo senza il quale l' aria di tempesta dell' Olimpiade di Vivaldi non funziona.
The Opera! è dunque una Gesamtkunstwerk postmoderna, che prende atto che la divisione dei «generi» oggi non si porta proprio più e che possiamo e anzi forse dobbiamo frullarli tutti. Resta da capire a chi si rivolga. Gli autori negano ogni intento didascalico o, peggio, «educativo», parola che in teatro fa subito estrarre la pistola. Ma è chiaro che il prodotto è perfetto per i neofiti dell' opera, cui mette a disposizione un succoso bignamino di arie celebri estrapolate dai titoli cui appartengono e ricontestualizzate in un quadro accattivante, coerente e breve.
Infatti lo show verrà poi esportato in Brasile e in Cina, Paesi che una tradizione lirica non l' hanno ma ne sono incuriositi.
Però, come succede a tutti i prodotti riusciti, ci sono più livelli di lettura. Quindi gode anche l' appassionato, che coglie subito l' ironia che c' è dietro certe scelte, dall' inizio con la Toccata dell' Orfeo di Monteverdi (come dire: riprendiamo da dove abbiamo cominciato) al Plutone-concierge che si presenta con la ballata del fischio del Mefistofele.
L' oud che accompagna (benissimo) Il lamento della ninfa di Monteverdi è un omaggio alla tradizione locale mentre, sorpresa, l' Intermezzo di Cavalleria rusticana sta bene anche senza fichi d' India, e serve perfettamente per raccontare l' happy end romanticone in technicolor. Potenza dell' opera (e di The Opera! ), appunto.
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