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TIRA PIÙ UN PELO DI…FISCO – I CONSERVATORI AMERICANI VOGLIONO INTRODURRE UNA “TASSA ETICA” SUL PORNO, CHE RISCHIA DI UCCIDERE L’INDUSTRA DELL’HARD NEGLI USA – BARBARA COSTA: “IN ITALIA LA TASSA ETICA SUL PORNO CE LA ABBIAMO DA QUASI 20 ANNI. DA NOI CHIUNQUE FACCIA PORNO DEVE PAGARE, OLTRE ALLE TASSE ORDINARIE, UN’ADDIZIONALE DEL 25 PER CENTO” – “UNA PORNO TAX CHE HA CONTRIBUITO ALLA FINE DEL PORNO PROFESSIONALE, CHE AI TEMPI IN ITALIA RESISTEVA, E CHE HA SPEDITO QUEL CHE RIMANEVA DEL PORNO NOSTRANO IN PENSIONE O IN ESILIO, A BUDAPEST, O IN SPAGNA, PER LÌ CONTINUARE A PORNARE SOTTO UN REGIME FISCALE BEN PIÙ DIGERIBILE…”

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Barbara Costa per Dagospia

 

porno tassa virginia

I politici si sono svegliati. Hanno fiutato dove colpire il porno, per fargli male. Tanto male. Sui soldi! Lo hanno alla buon’ora capito, che il porno è ricchissimo, e per questo, dietro la santa tiritera che il porno è fonte e causa di ogni guaio sociale, è arrivato il momento che il porno…. la deve pagare!

 

Che sia "eticamente" tassato! Sono le tasse le nuove armi che negli USA si vogliono usare per mettere ko il porno e, nei loro "nobili" intenti, definitivamente. O almeno… tentare. Capitanati dall’Alabama, che le ha introdotte per primo, ecco che chiunque persona e/o brand abbia sede e faccia porno, in questo stato, è soggetto a ulteriori tassazioni del 10 per cento!

 

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Ringalluzziti dal "fegato" dell’Alabama, Florida e Pennsylvania e Utah stanno seguendo la stessa strada. Tasse del 10, o del 7, per cento, su ogni sorta di “materiale pornografico esplicito”. E qui, ti voglio! Vi pare che il porno rimane passivo, a guardare!? E a farsi spennare!? Se più di un porno avvocatone fa ricorso, poiché simili tributi paiono contrari al I Emendamento, innanzitutto si valuti la sede, del porno: Pornhub e altri titani da mesi se ne sono andati, dagli stati USA che esigono la verifica dell’età.

 

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E così, dall’alto dei loro tuonanti trilioni, da mesi non ci pagano uno spicciolo, di tasse. E poi, in un mondo virtuale che significa, in concreto, risiedere? E ancora: che si vuol tassare, video e opere “sessualmente esplicite”? Tutto ciò che mostra “atti sessuali non simulati”, giusto? Ma così rimane esente moltissimo porno! Tanto bdsm, l’intero comparto - e è solo un esempio - dell’adorazione dei piedi, nonché il gigantesco bdsm che non include tocco tra i sessi di sorta.

 

Ne rimane fuori la sonante findom, la dominazione finanziaria, ne rimane fuori ogni sex creator che non prevede atti sessuali nei suoi lavori fetish (chi per lavoro vestita frusta i clienti vestiti, anche sui genitali, fa atto sessuale esplicito?). Ne potrebbe stare fuori anche l’auto-erotismo, o varie sue parti, e la nudità, ogni cm del corpo che non sia vulva o pene o ano (e… l’uso della lingua è sesso esplicito? e su dove e in che grado?). È forse per questa sessuale e non simulata confusione che in Virginia sulla porn tax hanno fatto di corsa marcia indietro, rimandando l’etico balzello al 2027.

 

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Ma su queste tasse etiche noi in Italia non ci fregano, stiamo più avanti, degli USA, siamo più svegli: noi la tassa etica sul porno ce la abbiamo da quasi 20 anni!!! Dal 2008!!! Da noi chiunque faccia porno (azienda, brand, regista, performer) deve pagare, oltre alle tasse ordinarie, un’addizionale del 25 per cento! È questa la porno tax introdotta dal governo Berlusconi III, 18 anni fa, ma ponzata nel Berlusconi II, 21 anni fa.

 

Una porno tax che ha contribuito alla fine del porno professionale che ai tempi in Italia resisteva, e dava da mangiare, e fruttava, nel complesso, non pochi milioni di euro. È stata la porno tax a dare la mazzata finale al cinema d’autore del porno regista Silvio Bandinelli, nome di punta del porno in EU e fuori. È stata la porno tax a spedire quel che rimaneva del porno nostrano in pensione o in esilio, a Budapest, o in Spagna, (qualche temerario in Russia) per lì continuare a pornare sotto un regime fiscale ben più digeribile.

 

berlusconi valentina nappi tremonti

E pensare che… la porno tax italiana venne presentata dall’onorevole Daniela Santanchè, e con queste parole: “Noi non vogliamo punire l’industria del porno: vogliamo regolamentare, controllare, e in una certa misura riconoscere una industria la quale, checché se ne dica, è florida, ed è in continua espansione. In questo modo noi rimpinguiamo le casse dello Stato senza aumentare la pressione fiscale su altri settori. È un aiuto concreto alle famiglie italiane!”. (fonti: Il Post. Libero. Il Foglio).

 

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Ma questa porno tax nostrana, che 20 anni fa non colpiva i/le sex creator neppure se forfettari come fa oggi, e semplicemente perché 20 anni fa la professione di sex creator non esisteva, è adesso… in pericolo: Azione e altri, con Valentina Nappi, hanno presentato in Senato le firme necessarie per abolirla, perché non è giusto che il porno “sia punito su istanze etiche e moralistiche”.

 

Ed è proprio sul moralismo che, 20 anni fa, l’allora sinistra, in Italia, tentò di fare opposizione – a Berlusconi – e alla porno tax. Non riuscendoci. Sì, ma, sinistra… che? Quale? Mi scuso davvero, ma, cavolo, io non riesco a ritrovare testimonianze e nomi i più precisi. Saranno mica stati Prodi e Veltroni!? Ma va là! Non credo. Bertinotti? Mah. Boh.

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