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“TURANDOT” DIVENTA UNA PAPERA - “TOPOLINO" DEDICA IL PROSSIMO NUMERO AL CENTENARIO DELL’OPERA DEL "NESSUN DORMA!" DI PUCCINI - ALBERTO MATTIOLI: "SPESSO SI DICE CHE IN ITALIA MANCANO I GIORNALI CULTURALI. NON È VERO: C'È ‘TOPOLINO’. UN DICIOTTENNE ITALIANO, PER ESSERE DICHIARATO MATURO, DEVE SAPERE TUTTO (IN TEORIA) DELLA GUERRA DEL PELOPONNESO MA PUÒ BELLAMENTE IGNORARE L'ESISTENZA DI VERDI O PUCCINI. PER FORTUNA, PROVVEDE TOPOLINO. CHE, A BEN PENSARCI, RIESCE IN QUELLO CHE LA CULTURA ACCADEMICA ITALIANA NON È MAI RIUSCITA A FARE: DIVULGARE. IO UN PAIO DI RISATE ME LE SONO FATTE..."
Estratto dell'articolo di Alberto Mattioli per "la Stampa"
topolino 100 anni dalla turandot 4
Spesso si dice che in Italia mancano i giornali culturali. Non è vero: c'è Topolino. Il settimanale edito da Panini Comics in uscita mercoledì celebra infatti da par suo i cent'anni di Turandot di Puccini con una storia sceneggiata da Alessandro Sisti e disegnata da Alessandro Perina, Zio Paperone e gli enigmi di Turandot.
Come tutti sanno, Puccini lasciò incompiuta la sua ultima opera ma, a differenza di quel che si dice, non per colpa del cancro alla gola che lo uccise (il tempo ci sarebbe stato), ma perché si era cacciato in un vicolo cieco drammaturgico da cui non sapeva come uscire.
topolino 100 anni dalla turandot 1
Non c'è alcuna ragione plausibile perché la principessa di gelo Turandot, la sfinge «chinese» che ha passato tutta l'opera a segare e scapitozzare i pretendenti che non risolvono i suoi micidiali quiz, si sgeli di colpo come un Calippo lasciato al sole e si innamori di Calaf, a meno che non sia affascinata dal si naturale di «Nessun dorma!»
(«Vincerò!», nella vulgata che ha trasformato quest'aria in una hit e un soliloquio in un comizio). Sta di fatto che, dopo molte incertezze, l'opera venne completata da Franco Alfano, il cui finale fu reso ancora più discutibile dai tagli di Toscanini, che alla fine tenne a battesimo la Turandot postuma il 25 aprile 1926 alla Scala (ma, in realtà, a Toscanini Turandot non piacque mai molto).
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Questo lo sfondo storico. La realtà fumettistica vede Paperone portare il nipote Paperino e i pronipoti Qui, Quo e Qua in visita alla casa di Puccini a Torre del Lago. E qui parte il flashback di PdP che incontra Puccini e gli racconta di essere in cerca del tesoro della principessa Turandot.
Il sor Giacomo conosce la storia perché ricorda che «un mio insegnante scrisse un'opera su di lei», circostanza verissima perché uno dei suoi maestri al Conservatorio di Milano, Antonio Bazzini, aveva in effetti composto una Turanda che fu fischiata alla Scala e, come ha dimostrato anche una recente riesumazione, non senza qualche ragione. Detto fatto.
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I due partono subito per l'Asia del tempo delle favole, atterrano con l'idrovolante in una risaia ma scoprono che gli indigeni sono riluttanti a parlare della temutissima principessa. Paperone, irritato, suona il gong dei pretendenti ma, per un equivoco, il gesto viene attribuito a Puccini.
Compare la principessa Turandot, vestita proprio come negli spettacoli tradizionali ma con il becco da papera, e si invaghisce subito del Puccio, che in effetti era un bell'uomo piacevole e piacione. Ordina quindi a Ping, Pang e Pong, anche loro paperizzati, di sostituire i difficilissimi enigmi con altri più facili (però, siamo pur sempre in un fumetto, i pretendenti meno che abili non vengono segati e scapitozzati, ma spediti «soltanto» nelle miniere di giada).
Il resto meglio non spoilerarlo. Basta riferire che nel finale Paperone e Puccini torneranno in Versilia, dando anche un passaggio ai mandarini per il loro laghetto blu tutto cinto di bambù, con grande irritazione di PdP che così spreca carburante per nulla.
Si sa che un diciottenne italiano, per essere dichiarato maturo, deve sapere tutto (in teoria) della guerra del Peloponneso ma può bellamente ignorare l'esistenza di Verdi o Puccini. Per fortuna, provvede Topolino.
Che, a ben pensarci, riesce in quello che la cultura accademica italiana non è mai riuscita a fare: divulgare. In maniera accattivante e divertente (io un paio di risate me le sono fatte, vedendo una Turandot-papera che, becco a parte, ricorda molto la grande Birgit Nilsson), ma senza approssimazioni: la casa di Puccini è riprodotta fedelmente, personaggi e situazioni di Turandot riferiti correttamente, e della chicca della Turanda di Bazzini si è detto. [...]
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