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    “MILVA ERA UNA SPECIE DI EDITH PIAF PADANA” – MASOLINO D’AMICO: “NELLA SUA CARRIERA RIUSCÌ A CONCILIARE CON PARI SUCCESSO DUE FACCE CHE DI RADO COESISTONO NELLO STESSO PERFORMER, POPOLARE E COLTA; UNA TELEVISIVA, PER LE MASSE, E UNA TEATRALE, PER I RAFFINATI. CON LA PRIMA NACQUE; LA SECONDA LA CONQUISTÒ” – “SÌ, IL MERITO DELLA SUA EVOLUZIONE FU ALMENO INIZIALMENTE ATTRIBUITO AI GURU CHE VOLLERO ISTRUIRLA, PRIMA IL MARITO INTELLETTUALE MAURIZIO CORGNATI, E POI IL SOMMO MAESTRO GIORGIO STREHLER”


     
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    Masolino D'Amico per “La Stampa”

    milva milva

     

    Nella sua carriera Milva riuscì a conciliare con pari successo due facce che di rado coesistono nello stesso performer, popolare e colta; una televisiva, per le masse, e una teatrale, per i raffinati. Con la prima nacque; la seconda la conquistò.

     

    Sì, il merito della sua evoluzione fu almeno inizialmente attribuito ai guru che vollero istruirla, prima il marito intellettuale Maurizio Corgnati, e poi il sommo maestro Giorgio Strehler. Da entrambi imparò avidamente. Senza dubbio attirato dalla sua voce così insolita e così espressiva, Strehler si mise in testa di insegnarle il repertorio brechtiano, praticamente sconosciuto in Italia (era il 1965).

    milva giorgio strehler milva giorgio strehler

     

    A chi gli chiedeva come se la cavasse in quel mondo da lei così lontano, «Bene - rispose -. Però oggi mi ha domandato, maestro, si può sapere chi è questo imbianchino e perché ce l'ho tanto con lui?» L'imbianchino era ovviamente Hitler, pittore della domenica, di cui Brecht si beffava amaramente. Strehler le insegnava a tirare fuori tutto il disgusto che l'allusione ispirava, ma dava per scontato che Milva sapesse di cosa si stava parlando...

    maurizio corgnati e milva maurizio corgnati e milva

     

    L'aneddoto farebbe ridere se applicato a una sprovveduta principiante; ma fatto sta che in capo a pochi anni Milva si sarebbe impossessata di quel repertorio con una forza tale da diventarne l'interprete più ammirata, anche nei paesi di lingua tedesca. Da Strehler non aveva preso solo la superficie, i gesti, gli accenti da mettere sulle parole, aveva inghiottito, digerito, assimilato, nel più profondo di sé.

    milva 12 milva 12

     

    Anche nel repertorio leggero del resto certe volte la voce le veniva fuori dalle viscere, e lei diventava una specie di Edith Piaf padana. Gli spettacoli brechtiano-strehleriani furono quattro, tre tra il '65 e l'82, più uno ancora - Milva canta un nuovo Brecht - nel '95. Nel frattempo Strehler l'aveva anche inserita nella riedizione della sua celebre Opera da tre soldi, al posto della mitica Milly. Milly era stata una cinica, disincantata Jenny dei Pirati, una misteriosa, vecchia donna di vita che ne ha viste di tutti i colori.

     

    Milva Giorgio Strehler Milva Giorgio Strehler

    Milva invece era giovane, anche se Strehler la invecchiò un po' con occhiaie e caschetto nero; e pronunciata con calma, dizione impeccabile e sarcasmo contenuto, la sua profezia di una nave pirata che presto arriverà a bombardare la città e a vendicare la reietta Jenny sterminandone gli abitanti risultava altrettanto inquietante. Naturalmente l'attività teatrale di Milva non cominciò né finì con Strehler.

     

    milva maurizio corgnati milva maurizio corgnati

    Ci furono apparizioni in commedie musicali brillanti - Angeli in bandiera di Garinei e Giovannini ('69) - recital concepiti e diretti da Filippo Crivelli (Canzoni tra le due guerre, '79, '92 e '97, El tango '87), esperienze con altri registi importanti come Gianfranco De Bosio (Ruzante, '68), Maurizio Scaparro (La vera storia, '82), Lulu di Wedekind con Mario Missiroli ('90). Un altro Brecht-Kurt Weil, senza Strehler stavolta ma con Marcello Panni anche direttore d'orchestra, fu I sette peccati capitali, ripreso parecchie volte tra l'81 e il 2000. Quasi sempre testi che richiedevano la musica e il canto.

     

    milva pippo baudo milva pippo baudo

    Come attrice di prosa pura ebbe meno occasioni, anche il cinema la sfruttò poco, ed è un peccato che non abbia avuto seguito la sua apparizione in un film oggi dimenticato, La bellezza di Ippolita di Giancarlo Zagni ('62), dove era l'infida amica di Gina Lollobrigida e sfoggiava un umorismo che pochi avrebbero saputo sfruttare in seguito. Ma che senso ha rimpiangere quello che non è avvenuto nella carriera di un talento straordinario che la sua fortunata proprietaria seppe investire al meglio, partendo da molto in alto, arrivando in cima e poi continuando a salire? Una volta rimproverarono Nureyev di avere ingaggiato nella sua troupe un ballerino giovane e forse troppo bravo. Lui rispose, «Voglio che il pubblico veda cento, e poi quando arrivo io voglio che veda centouno.» I grandi artisti sono così.

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