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“A SUO TEMPO LO AVEVAMO PURE PROMOSSO, MA ORA MI SA CHE TI BOCCIO...” - ALLA FEDERICO II DI NAPOLI VA IN SCENA IL DUELLO TRA GIUSEPPE CONTE E IL SUO EX ALLIEVO GENNARO SANGIULIANO (I DUE HANNO UN RAPPORTO DI LUNGA DATA, COMPLICE ANCHE IL PASSATO AL FIANCO DI GUIDO ALPA, MENTORE DI PEPPINIELLO) – L’EX MINISTRO: “HO STUDIATO CON LUI, OGGI NON POTRA’ DARMI DEL CIUCCIO” – PEPPINIELLO ATTACCA LA MELONI: “COSA C’ENTRA CITARE GARLASCO PER SOSTENERE IL SÌ? AL REFERENDUM BISOGNA FARE UNO SCACCO MATTO, PERCHÉ QUESTA DESTRA NON FA PRIGIONIERI” – VIDEO
Claudio Bozza per il “Corriere della Sera” - Estratti
«Buongiorno Beppe!». «Ciao Gennaro, come stai? A suo tempo lo avevamo pure promosso, ma ora mi sa che ti boccio...», risponde l’ex premier sorridendo ai presenti. Nell’ufficio del rettore della Federico II è imperdibile il siparietto, prima del duello sul referendum, tra Gennaro Sangiuliano e Giuseppe Conte, che una quindicina di anni fa, a un master alla Sapienza, ebbe come «studente» l’ex ministro, promosso poi con lode.
I due (politicamente) si detestano, ma hanno un rapporto umano di lunga data, complice anche il passato al fianco di Guido Alpa, giurista e mentore del futuro premier.
(…)
Ma dopo i convenevoli, il dibattito si fa subito tosto e in platea arriva pure il governatore Roberto Fico. Parte l’ex ministro, oggi consigliere regionale in Campania di Fratelli d’Italia, che snocciola l’elenco di tutti coloro che anche a sinistra hanno scelto di votare Sì. Poi cita il caso Tortora e i casi di omonimia e accusa la mancanza di sanzioni contro le toghe che sbagliano:
«Quando ero direttore di un quotidiano, Il Roma , mi ricordo di un certo Gennaro Esposito, che finì in carcere per due settimane per sbaglio e nessuno disse nulla. E soprattutto quel magistrato non subì alcuna sanzione disciplinare — incalza Sangiuliano —. Il sorteggio è una misura garanzia e di civiltà contro le correnti che condizionano il Csm con la politica».
Conte usa un registro diverso: da professore si rivolge agli studenti, come se li «accarezzasse»: «Tutta questa vostra partecipazione mi dà la speranza che si possa costruire una democrazia migliore, obiettivo altrimenti impossibile senza partecipazione — esordisce il leader del M5S —. Ho ascoltato Sangiuliano: lo abbiamo pure laureato, ma non era diritto penale».
Poi sottolinea che i cambi di toga da pm a giudice e viceversa sono solo lo 0,4%: la separazione delle carriere è già nei fatti, specie dopo la riforma Cartabia».
I toni si inaspriscono. E dai tecnicismi giuridici si passa alla politica in purezza: «Volete essere come l’Arabia o il Bangladesh oppure come le civili Germania e Austria, dove la separazione delle carriere vige da anni?». Applausi. Ma il giurista ed ex premier parte in contropiede e attacca Giorgia Meloni:
«Cosa c’entra citare Garlasco per sostenere il Sì? Anche perché ricordo che in questo caso giudiziario la parte inquirente è stata più volte contestata da quella giudicante?», dice riferendosi a una citazione della premier. E infine: «Al referendum bisogna fare uno scacco matto, perché per quello che questa destra ha in testa è il primo passaggio per una riforma che stravolgerebbe l’ordinamento della giustizia. Perché questi non fanno prigionieri».
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