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Jacopo Iacoboni per “la Stampa”
Dal papà fascista al mito di Che Guevara e al Sudamerica, certo. Ma a parte questo, chi è davvero Alessandro Di Battista? Ci sono moltissimi dettagli della vita di «Dibba» che non sono così tanto noti, e delineano i tratti di un camaleonte abbastanza incredibile. Nasce a Vigna Stelluti, quartiere tendente abbastanza a destra, da una famiglia benestante sì, ma non ricca; il papà, quello che disse "non sono di destra, sono fascista", aveva una piccola azienda di sanitari. Di Battista lo ha sempre amato e odiato.
Mentre invece dicono sia legatissimo alla madre e alla sorella Titti, che fa l' insegnante di educazione fisica. Sono originari di Civita Castellana, nel viterbese, e nella casa di papà la prima cosa che trovi, entrando, è un busto di Benito Mussolini. Non doveva essere facile invitare gli amici a casa.
Se dovessimo dire un' esperienza fondativa è però nella parrocchia, non nella destra.
Dibba prende fin da ragazzo a frequentare assiduamente Santa Chiara, in piazza dei Giochi delfici (per i cultori della materia, la stessa parrocchia dove Aldo Moro si fermava a pregare, e dove le Br, raccontò Barbara Balzerani, pensarono a un certo punto di sequestrarlo; ma questa è un' altra èra). In Santa Chiara, dove transita anche Marianna Madia (in posizione defilata), il giovane fervente cattolico diventa a modo suo un personaggio, uno dei due catechisti, in quel periodo, l' altra catechista era la moglie dell' ex governatore di Bankitalia Fazio.
È della Lazio. Sì, ha fatto l' animatore nei villaggi, in Calabria e in Sicilia sicuramente, esperienza formativa da non disprezzare. Ma suo zio ha un' associazione di volontariato, e gli apre quel mondo, qualche anno più tardi. Quando decide di partire per un viaggio di un anno in Sudamerica, con la sua allora fidanzata, ha intorno ai 25 anni, dal Guatemala alla Colombia. Si innamora di quei posti e delle loro incredibili storie. Torna e, naturalmente, s' atteggia. Comincia a suggerire di interessarsi a Che Guevara, o a Marx, a gente che magari l' aveva letto a 17 anni.
VIRGINIA RAGGI CANTA CON ALESSANDRO DI BATTISTA
È così, Alessandro: tocca una cosa e comincia a raccontarsi di esserne esperto da una vita. «Non vi dovete mettere i jeans, sono sfruttamento del capitale», dice ai ragazzi che trova tornando; gente magari un po' più di sinistra di lui. Dibba è così.
Quando diventa deputato confida a un nostro amico: «Qua dovremo far fuori metà dei deputati che abbiamo. Su questa roba dei rimborsi cadranno tanti». Sembra ora di sentire non il Che, ma Casaleggio.
Come l' ha conosciuto? Li introduce Mario Bucchich, uno dei soci originari dell' azienda.
ALESSANDRO DI BATTISTA SERVE LE PIZZE
Casaleggio incontra Dibba intorno al 2011. Gli piace, quel ragazzo. Gli offre tremila euro per andare in Colombia e scrivere un libro che poi loro, con l' editrice Adagio, pubblicheranno, «Sicari a 5 euro». Doveva fare un' altra esperienza in Portogallo, parte, ma mentre è lì lo richiamano. «Ti vuoi candidare?».
A Roma era già stato candidato (trombato) nel suo municipio: questo gli permette di correre alle politiche. Ma gli attivisti romani poco lo conoscono, quando nel 2013 viene eletto; e quando risulta quarto a Roma, enorme è la sorpresa nella capitale tra militanti storici. "E questo chi è?". Invenzioni casaleggiane.
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