L'ODORE DEI SOLDI (SPORCHI) - NELLA BANCA DEL PAPA SPUNTANO 140 CONTI CORRENTI CHE PUZZANO DI RICICLAGGIO - IN BILICO IL BILANCIO DELL'ISTITUTO D'OLTRETEVERE: A RISCHIO L'ASSEGNO PER BERGOGLIO

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Francesco De Dominicis per "Libero Quotidiano"

Non c'è solo il caso del cardinale Tarcisio Bertone e dei bond della Lux Vide, la casa televisiva che produce la fiction «don Matteo» per la Rai, comprati dallo Ior e poi rivenduti con una perdita da 15 milioni di euro. Ad agitare le acque nelle finanze vaticane, spuntano, all'Istituto per le opere di religione, una valanga di conti correnti in pesante odore di riciclaggio.

Il dato emerge da documenti riservati dell'Aif, l'ente antiriciclaggio del Vaticano: delle 202 segnalazioni di operazioni sospette partite nel 2013 dalla banca del Papa e dirette all'Autorità d'informazione finanziaria, circa 140, come raccontato a Libero da una fonte interna alla Santa sede, si riferiscono a conti di fatto «fuori legge» perché i titolari non hanno i requisiti per avere depositi nel Torrione di Niccolò V. E se due indizi fanno una prova, come spiega la fonte, è assai probabile che le operazioni segnalate siano riconducibili a quattrini riciclati: in ballo ci sono, in effetti, «strani» movimenti di soldi transitati su depositi di clienti sgraditi.

Quei 140 conti, con ogni probabilità, rientrano infatti nella lista dei 1.200 clienti che a dicembre hanno ricevuto una lettera da parte del presidente dello Ior, Ernst von Freyberg, con un cortese invito a chiudere il rapporto. In realtà, nessun conto è stato estinto. Le procedure, Oltretevere, non sono particolarmente veloci. Le statistiche sui presunti movimenti di denaro sporco allo Ior erano state illustrate lunedì scorso dal direttore Aif, René Brülhart.

Il quale si era limitato a fornire il numero complessivo dei casi, appunto 202, senza però dare ulteriori dettagli. Non è nemmeno chiaro se nel corso della prima ispezione condotta dall'Aif sullo Ior siano stati fatti approfondimenti volti a chiarire la natura dei movimenti segnalati.

L'ispezione - partita a metà febbraio e archiviata forse in questi giorni - ha suscitato più di una perplessità, fra gli addetti ai lavori, dentro e fuori i Sacri palazzi. Ciò perché l'Aif, invece di rinforzare la struttura interna, ha preferito affidare le verifiche sulla banca del Papa a una società di consulenza internazionale, Ernst&Young.

Scelta discutibile, ma per certi versi obbligata: l'organico Aif è ridotto ai minimi termini. Oltre al direttore (che deve ancora chiarire chi gli paga lo stipendio annuo da 420mila euro netti, compresi 60mila euro di rimborsi spese), risultano in forza 4 dipendenti (erano 5 fino a poche settimane fa quando è stato trasferito l'ex segretario del cardinale Attilio Nicora, dimessosi dalla presidenza a gennaio): un esperto informatico, un giurista, un addetto al protocollo e poi Tommaso Di Ruzza.

Sul genero di Antonio Fazio, ex governatore della Banca d'Italia, sarebbe in corso un braccio di ferro tra Brülhart e il nuovo presidente Aif, il vescovo Giorgio Corbellini. Che avrebbe posto il veto sulla promozione di Di Ruzza a vicedirettore. L'Aif, insomma, continua a operare in un quadro non trasparente, certamente in un clima ostile tra il vertice e la gestione operativa, nonostante le dichiarazioni di Brülhart.

Una situazione guardata di traverso dalle autorità italiane. Al gruppo di lavoro istituito dall'ambasciata del nostro Paese presso la Santa sede c'è chi continua a battere i pugni sul tavolo. E tra questi, in particolare, i rappresentanti di Bankitalia e dell'Unità di informazione finanziaria, convinti che la collaborazione da parte dell'Aif sia «poco soddisfacente». Altro che grande intesa come ha garantito Brülhart. E quei 140 conti correnti dello Ior in odore di riciclaggio confermerebbero i timori dell'Italia.

C'è da dire che quest'ultimo caso di denaro sporco fa passare in secondo piano i problemi di bilancio dello stesso Ior. Oltre alla perdita legata all'operazione con Lux Vide i conti della banca del Papa sarebbero appesantiti da altre scelte poco avvedute nel comparto immobiliare che avrebbero cagionato un ulteriore rosso da 20 milioni sul bilancio 2013.

Mazzate che potrebbero asciugare non di poco l'utile della banca, con l'assegno destinato per statuto a Papa Francesco che potrebbe essere ridotto a pochi spiccioli. E c'è da scommettere che Jorge Bergoglio non avrebbe nulla da ridire per la «dieta» forzata.

 

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