BATTIATO FOR PRESIDENT! - “MI DISPIACE PER NAPOLITANO MA IO STO CON INGROIA” – POI SI DIMENTICA CHE L’UDC SOSTIENE CROCETTA: “MEGLIO I GRILLINI CHE L'UDC DI CUFFARO E CASINI. RICORDIAMOCI DI CASINI, SU CUFFARO DISSE CHE AVREBBE MESSO LE MANI SUL FUOCO. A QUESTO PUNTO DOBBIAMO CHIEDERGLI DI BRUCIARSI LE MANI” - “TRATTATIVA STATO-MAFIA, LASCIATI SOLI DALL’ANM”, PER PROTESTA SI DIMETTONO DUE PM DI PALERMO…

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1 - BATTIATO: «MI DISPIACE PER NAPOLITANO MA IO STO CON INGROIA»...
Dal "Corriere della Sera"

«Mi spiace per Napolitano, ma io sto con Ingroia, non ho dubbi. Non ci possono essere segreti». E ancora: «Alle primarie ho votato Bersani e lo voterei anche alle Politiche, ma sono contento anche del successo di Grillo. I suoi attacchi sono una tecnica retorica, ma lui serve a dare la scossa alla politica». Lo ha detto ieri Franco Battiato, assessore al Turismo della Regione Sicilia, a La Zanzara su Radio24.

«Il ritorno di Berlusconi? Una cosa pessima. Sarebbe un incubo per l'Italia se dovesse tornare al potere ma non credo che possa accadere». Poi ha aggiunto: «Meglio i grillini che l'Udc di Cuffaro e Casini. Ricordiamoci di Casini, su Cuffaro disse che avrebbe messo le mani sul fuoco. A questo punto dobbiamo chiedergli di bruciarsi le mani». E ancora: «La mia è una presenza creativa non politica e non è possibile che io sia sempre presente, il mio lavoro è un altro. Crocetta mi ha detto: fatti i tuoi tour.

E io ho detto sì. Durante i tour prenderò dei contatti per far venire un po' di gente in Sicilia. Quello che conta sono le idee. Ma voi avete idea di quello che hanno combinato quelli precedenti? C'è gente che ha preso case della Regione e un signore ha rubato 19 milioni di euro dai biglietti dei musei portandoseli a casa. Rubati. Anche se lavorassi per la Regione una volta ogni sei mesi farei meglio di quelli prima di me».

2 - "TRATTATIVA STATO-MAFIA, LASCIATI SOLI DALL'ANM" PER PROTESTA SI DIMETTONO DUE PM DI PALERMO
Salvo Palazzolo per "la Repubblica"

Si sente assediato, isolato, delegittimato uno dei magistrati simbolo dell'inchiesta sulla trattativa mafia-Stato. Il sostituto procuratore Nino Di Matteo rompe un sofferto silenzio che dura da mesi: ieri pomeriggio, ha scritto una lettera, ed è un atto d'accusa nei confronti dei vertici dell'associazione nazionale magistrati. Per «il sostanziale silenzio », denuncia, «mentre i titolari dell'inchiesta "trattativa" venivano sottoposti a inauditi attacchi personali».

Quel silenzio, Di Matteo ha sentito pesante anche dopo la sentenza della Corte Costituzionale, che ha deciso sul conflitto di attribuzione sollevato dal Quirinale: «L'Anm - prosegue il pm non ha ritenuto di spendere una sola parola a difesa dell'operato dei magistrati di Palermo, limitandosi a stigmatizzare pesantemente le critiche che il collega Ingroia (peraltro collocato in aspettativa e non più titolare del procedimento) aveva osato muovere alla sentenza».

Con queste parole Nino Di Matteo si è dimesso dalla carica di presidente della giunta palermitana dell'Anm. E la stessa decisione ha comunicato il segretario dell'organismo distrettuale, il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, storico esponente del pool antimafia di Palermo, che di recente ha preso il posto di Ingroia nel coordinamento dell'inchiesta sulla trattativa.

«Oggi è venuto meno il mio entusiasmo», scrive Di Matteo: «Non riesco più a sentirmi parte di un'associazione che a livello nazionale si è andata sempre più caratterizzando per valutazioni e interventi che sembrano dettati da criteri di opportunità politica e che talvolta finiscono per denotare un pericoloso collateralismo al potere, a scapito della doverosa tutela di colleghi impegnati in attività giudiziarie particolarmente complesse».

La polemica ruota ancora attorno alla sentenza della Corte Costituzionale, che esaminando la questione delle intercettazioni casuali del presidente della Repubblica, ha bacchettato i magistrati di Palermo, ordinando la distruzione immediata di quei dialoghi. Dice ancora Di Matteo: «A fronte della gravità delle contestazioni che (con l'accoglimento del ricorso) vengono mosse ai magistrati di Palermo sulla base di un quadro normativo incerto se non inesistente, e pur in presenza di una decisione che sembra entrare in conflitto con altri fondamentali principi costituzionali, l'Anm non ha ritenuto di spendere una sola parola a difesa dell'operato dei magistrati di Palermo».

Secondo l'ormai ex presidente distrettuale del sindacato delle toghe, «per l'ennesima volta ragioni di opportunità politica hanno prevalso sul dovere di difendere e di non isolare ulteriormente magistrati che si trovano oggi accusati di aver violato le prerogative della più alta carica dello Stato quando invece (come altri colleghi di Milano e Firenze in passato imbattutisi nella identica situazione) avevano agito nel pieno rispetto della normativa vigente».

Tanto basta a Di Matteo per accusare l'Anm di aver «preso le distanze da quei magistrati che dovrebbe tutelare e rappresentare». E alla fine della lettera, c'è una accusa ancora più pesante: «Così si contribuisce ad alimentare la volontà dei tanti che vorrebbero in futuro una magistratura sempre più pavida, burocratizzata ed attenta, più che a rendere giustizia, a non disturbare l'azione dei potenti ». Nino Di Matteo conclude: «Non è questa la magistratura nella quale ho sempre creduto e nella quale continuerà a credere».

 

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