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Enrico Paoli per "Libero"
Futuro e Libertà , ufficialmente, si riorganizza. In realtà la barchetta politica del presidente della Camera Gianfranco Fini, sempre più in balia dei marosi dopo il voto di fiducia dello scorso 14 dicembre, mettendo mano al suo organigramma - alquanto ridotto all'osso viste le continue defezioni - ha, di fatto, commissariato Italo Bocchino. Il vicepresidente del partito, presunto leader duro e puro del movimento, d'ora in poi dovrà vedersela con due nuovi vice coordinatori nazionali.
Roberto Menia, coordinatore nazionale del movimento di Fini, ha nominato Fabio Granata e Daniele Toto suoi vice, creando un vero e proprio direttorio, in modo da rendere più collegiale la gestione del partito, vista l'esigenza «di gestire al meglio la crescita e il radicamento di Fli sul territorio e strutturare il movimento per la ormai prossima campagna elettorale». Traducendo dal finiano stretto significa che Bocchino, non può fare tutto da solo, soprattutto ora che il gossip ha preso il sopravvento sulle idee.
ITALO IN GABBIA
I due vice coordinatori, però, non si limiteranno a fare da badanti a Bocchino, ma proveranno a limitarne il potere. Il vice presidente del partito, di fatto, ha in mano le redini di Fli ancor più di quanto le abbia Fini, impegnato com'e a mantenere viva l'immagine di presidente super partes di Montecitorio. Dunque c'è anche un'esigenza politica. Il governo reggerà oppure no? Voto o non voto, e quando? Governissimo? Alleanze elettorali, e con chi?
In attesa di capire cosa accadrà i futuristi hanno preferito ingabbiare Italo, in modo da ridurre al minimo i suoi colpi di testa (verbali e non solo). E se dovesse arrivare il voto anticipato la composizione delle liste non sarebbe più una questione fra lui e Fini, ma fra Bocchino e il triumvirato. Un vice-coordinatore (Granata) rappresenta l'ala più intransigente dei futuristi; l'altro (Toto) è espressione della frangia più moderata. In questo modo il ruolo preponderante di Italo si sgonfia, schiacciato tra le due anime del partito.
Certo, poi c'è il capitolo delle donne.
Dietro alla scelta di Menia ci sono anche i maldipiancia - parola molto in voga tra Pdl e Lega - dei militanti. Diversi esponenti di Fli, infatti, non sono più disposti a tollerare le "fughe" di Bocchino, a partire dalla presunta relazione con Mara Carfagna, dalla quale è dipeso il divorzio con Gabriella Buontempo, ex moglie di Italo.
ARROGANTE
La signora, parlando al Corriere della Sera (anche dei giorni del tradimento), dipinse un ritratto di Bocchino sconcertante: «pieno di sé, arrogante, sempre a correre dietro alle donne». E poi la liason con l'Ape regina, quella Sabina Began, tutta scorte e Palazzo Grazioli. E, infine, il gran finale con le dicerie sulla presunta storia con il trans Manila Gorio. Troppo anche per dei futuristi abituati a bacchettare gli altri.
Italo Bocchino
GIANFRANCO FINI
Granata Menia
Bocchino e la Began
MARA CARFAGNA
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