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Fabio Cavalera per il “Corriere della Sera”
Siamo sinceri: che sia benedetta la Brexit perché finalmente ha fatto saltare il tappo. La soporifera politica britannica all' improvviso offre una sceneggiatura da spaghetti-western (a Westminster parlano di tragedia shakespeariana ma sono o troppo buoni o ingenui), con i pistoleri «cattivi» impallinati (Boris Johnson) e i bounty killer (Michael Gove) che li impallinano all' ultima scena, con nani e ballerine di contorno (per usare un' immagine che ci è cara) e con eleganti madame in cerca di affermazione (Theresa May). Morti e feriti sul campo.
Se non fosse che tutto ciò rischia di avere ricadute pessime sull' Europa intera, ci sarebbe da ridere. Invece c' è di che preoccuparsi di questo Mezzogiorno di fuoco londinese.
Dimentichiamo l' idilliaca immagine del conservatorismo all' inglese, condito da buone maniere. In rapida successione accade che Boris Johnson tradisca David Cameron per prenderne il posto, poi che lo stesso Boris Johnson confidi sull' alleato Michael Gove (ministro della Giustizia) per la scalata a Downing Street, successivamente che il furbo Michael Gove infilzi sia David Cameron sia Boris Johnson (suoi amici fraterni) e si metta lui in corsa per la poltrona, massima complice la moglie e forse lo stesso David Cameron, infine che Michael Gove (uomo della Brexit) se la debba vedere con Theresa May (all' apparenza pro-Europa ma euroscettica viscerale).
Giuravano: mai e poi correremo per la leadership. Bugiardi e gran bugia rdi: adesso chi vincerà?
Boris Johnson paga la sua sete di protagonismo, uno showman. E soltanto uno showman poteva infliggergli il colpo fatale. Come e perché andiamo a scoprirlo. Michael Gove quando aveva vent' anni e frequentava l' università a Oxford (lettere) sembrava già un cinquantenne (di anni ne ha 48) «intrappolato in un corpo da ventenne», parola dei suoi ex compagni. Belle maniere e ingessato nella divisa da tory. Cervello finissimo.
«Ideologicamente il più anfibio che ci sia a Westminster», lo giudica il liberaldemocratico Chris Huhne ex suo collega di governo. Per sintetizzare: uno, Michael Gove, che non strilla, cocciutamente difende il suo credo e mente con classe.
È scozzese, nato a Edimburgo. Abbandonato dalla madre che aveva 4 mesi, adottato da una famiglia povera di Aberdeen. Laburisti nel cuore, papà e mamma. Michael ha preso la sua strada. A Oxford scoprì la passione per i conservatori ma la sua domanda per entrare del Dipartimento di Ricerca del partito fu all' inizio bocciata in quanto il ragazzo appariva «insufficientemente conservatore».
Chissà se questa delusione lo ha segnato e gli ha consigliato di schiacciare sull' acceleratore: nel tempo è diventato il paladino dell' ala destra. Con qualche sbandamento: «Ammiro George Bush e ammiro Antonio Gramsci». Altro da aggiungere? «Ammiro pure Rupert Murdoch (il patron di Sky, del Times e dei tabloid, ndr), una delle più grandi figure degli ultimi 50 anni di storia». Insomma, «una persona complicata» per James Kirkup del Daily Telegraph.
Il suo curriculum è denso (deputato, ministro dell' educazione, ministro della giustizia) ma conta una cosa ai nostri fini post Brexit: l' incontro di Gove con Sarah Vine, columnist del Times prima e del Daily Mail dopo. Sua moglie, signora che tiene parecchi attributi e che è all' origine della disgrazia di Boris Johnson.
Veniamo ai giorni che ci interessano. Gove è partito come sparring partner di Boris. «Lo sosterrò per la leadership».
Boris, tronfio e sicuro, ha marciato convinto. «Sono arrivato alla conclusione che Boris non poteva garantire la leadership di cui abbiamo bisogno». Ecco il Michael Gove in ultima versione, giovedì a mezzogiorno.
In mezzo c' è la moglie, Sarah, che di Boris ha sempre avuto naturale sospetto e antipatia. Sarà un caso ma nel pieno della corsa sono uscite le email di Sarah al marito: «O ti mette per iscritto le garanzie contro gli immigrati o niente.
Non fidarti». Lo ha spinto e convinto. E così è finita la storia di Boris, showman impallinato. Ed è cominciata la storia di Michael Gove, bounty killer.
Oltre che showman di sperimentata abilità. Aveva lavorato, da giovane giornalista a Channel 4 e aveva partecipato a una commedia di successo. Titolo?
«Una pugnalata nel buio».
Proprio così. Povero Boris, se lo era dimenticato .
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