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Francesco Bonazzi per Dagospia
Le nuove larghe intese sulle riforme hanno già la benedizione di Re Giorgio, anche se il Banana le esorcizza e manda a dire a Renzie: noi di Forza Italia siamo più affidabili di Beppe Grillo.
Dopo l’apertura di Mister 40%, alias l’amerikano Renzie, Grillomao raccoglie subito la sfida a fare insieme le riforme costituzionali e proclama: “Facciamo sul serio”. I Cinque Stelle sanno che rischiano di pagare caro un certo isolamento alle prossime politiche – e all’elezione del prossimo capo dello Stato – e quindi sembrano ben contenti di uscire dall’angolo e rientrare in gioco sulla legge elettorale e sul nuovo Senato ridotto.
Naturalmente, i seguaci del comico di Sant’Ilario mettono subito dei paletti e lo fanno essenzialmente sull’Italicum, che così com’è per loro “è incostituzionale”. Non vanno giù le soglie troppo alte per l’ingresso e per i ballottaggi, né i premi di maggioranza pattuiti da Renzie, Berlusca e Alfano, premi definiti “abnormi”. E allora puntano su una sorta di “Democratichellum” con ritorno delle preferenze, come piace alla minoranza piddina.
La voglia grillina di partecipare al tavolo però c’è, pur restando all’opposizione come Berlusconi. E Renzie naturalmente è già corso al Colle per aggiornare Bella Napoli sui nuovi movimenti riformisti, ottenendo a tempo di record la bolla suprema. Re Giorgio naturalmente auspica “il coinvolgimento più ampio” per le famose riforme.
In tutto ciò, il Cavaliere vede politicamente la morte in faccia, quindi si affanna a sostenere che tanto Grillo “è e resta inaffidabile”, mentre Forza Italia non lo sarebbe ed è ancora il partner ideale per le grandi riforme alle quali tiene Re Giorgio.
Il premier si gode il momento d’oro e la ministra Boschi approfitta della giornata per chiedere l’ennesima fiducia, addirittura alla Camera, dove i numeri sulla carta sarebbero assai più rilassati. Si tratta del voto sul decreto Irpef, già approvato in Senato e passato a Montecitorio in Commissione totalmente indenne. Eppure, per il voto in Aula previsto mercoledì pomeriggio, il governo mette ancora la fiducia. Forse teme scherzetti nella nuova stagione riformista con Grillo.
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