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1- SCONTRI AL CAIRO
Da "La Stampa.it"
Nuovi scontri sono esplosi oggi al Cairo tra le forze di sicurezza e i manifestanti riuniti in piazza Tahrir per contestare la dichiarazione costituzionale con cui il presidente Mohammed Morsi ha esteso i suoi poteri. Lo riferiscono testimoni citati dall'agenzia di stampa `Dpa´, precisando che gli agenti di polizia hanno lanciato gas lacrimogeni contro le migliaia di manifestanti che da giorni campeggiano nella piazza simbolo della rivoluzione contro Hosni Mubarak per chiedere a Morsi di ritirare il suo decreto.
Tra quanti protestano ci sono anche volti noti, giornalisti e registi, anche stranieri. Tra questi, l'iraniano Babak Payami e Marco Muller, direttore artistico del Festival di Roma, venuto al Cairo per presiedere la giuria del Festival internazionale del cinema del Cairo. Sono venuti anche loro in piazza, «dove in questo momento si sta scrivendo una pagina importante della storia di questo Paese». Altro volto diventato un simbolo della rivolta egiziana è il cantante Ramy Essam. «Era da quei famosi 18 giorni che a Tahrir non si respirava quest'aria -.
Indossa la maglietta con l'effige di Salah Gaber, ´Gika', il giovane attivista di 17 anni ucciso la scorsa settima negli scontri vicino al ministero dell'Interno. «Era mio amico», dice addolorato. Ora è diventato il vessillo contro lo strapotere del nuovo governo.
«Questa sera - rimarca Essam - dopo mesi di illusioni, torna anche un po' di felicità . «Siamo di nuovo in piazza a manifestare contro il presidente Mohamed Morsi e la Fratellanza musulmana. Con noi però ci sono anche moltissimi `fouloul´, ovvero i tanti che appoggiavano il regime di Mubarak, ed erano contro la rivoluzione».
All'ingresso della piazza, in più punti transennata, i manifestanti chiedono anche il documento. «Non vogliono che entrino poliziotti o persone sospette, ma soprattutto i Fratelli», spiega Maher. Su alcuni striscioni c'è scritto: «Abbiamo cacciato Mubarak, vuoi che non riusciamo a cacciare Morsi?».
Anche l'ex rais egiziano Hosni Mubarak ha criticato il decreto costituzionale attraverso il quale il presidente Mohamed Morsi ha accresciuto i suoi poteri, affermando che la norma "mina il sistema giudiziario'' del Paese. Lo scrive il quotidiano londinese in lingua araba al-Quds al-Arabi, secondo quanto riporta Ynet.
La televisione di Stato ha confermato che la polizia ha fatto uso di gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti che si erano riuniti nei pressi dell'ambasciata degli Stati Uniti. Lo riferiscono i media locali, parlando di un fitto lancio di lacrimogeni da parte delle forze dell'ordine volto a disperdere la folla, che dopo l'oceanica dimostrazione di ieri si era rifiutata di abbandonare le strade del dissenso. Secondo il ministero della Sanità sono almeno 3 le vittime, e 100 i feriti, registrati negli ultimi sette giorni nel Paese.
2- EGITTO: A PIAZZA TAHRIR CON UN SOGNO, CACCIARE MORSI
Cristiana Missori per ANSAmed - "Ul, mat khafshi, el Morsi lazem yemshi" ('Dillo, non avere paura: Morsi deve andare via"), "Erhal erhal" (vai via, vai via). Erano in migliaia in piazza Tahrir ieri sera a sperare che la rivoluzione del 25 gennaio non sia andata perduta e che i suoi martiri non siano morti invano.
Un fiume in piena con bandiere e slogan. Impossibile districarsi tra la folla di giovani, le tantissime donne - mogli, madri, figlie - bambini, intere famiglie, coppie e tanti studenti. Sono arrivati da tutti i quartieri della capitale egiziana. Ci sono anche volti noti, giornalisti e registi, anche stranieri. Tra questi, l'iraniano Babak Payami e Marco Muller, direttore artistico del Festival di Roma, venuto al Cairo per presiedere la giuria del Festival internazionale del cinema del Cairo.
Sono venuti anche loro in piazza, "dove in questo momento si sta scrivendo una pagina importante della storia di questo Paese", spiegano. Guidati dal giovane cineasta Ahmad Maher, si aprono un varco tra la folla. "It's amazing", ripete come un mantra Payami. Altro volto diventato un simbolo della rivolta egiziana è il cantante Ramy Essam. "Era da quei famosi 18 giorni che a Tahrir non si respirava quest'aria", afferma all'ANSA l'artista venticinquenne, appena sceso da uno dei tanti palchi allestiti nella piazza. Indossa la maglietta con l'effige di Salah Gaber, 'Gika', il giovane attivista di 17 anni ucciso la scorsa settimana negli scontri vicino al ministero dell'Interno.
"Era mio amico", dice addolorato. Ora è diventato il vessillo contro lo strapotere del nuovo governo. "Questa sera - rimarca Essam - dopo mesi di illusioni, torna anche un po' di felicità . Siamo di nuovo in piazza a manifestare contro il presidente Mohamed Morsi e la Fratellanza musulmana. Con noi però ci sono anche moltissimi 'fouloul', ovvero i tanti che appoggiavano il regime di Mubarak, ed erano contro la rivoluzione". Oggi, prosegue, "si sono accorti del grande errore che hanno commesso votando per gli islamisti".
Seduti da Baladi, caffé molto popolare tra i giovani di Tahrir, decine di giovani discutono sul futuro della rivoluzione. Tra questi, cinque ragazzi biondi, studenti tedeschi venuti per un semestre alla Cairo University. Lotta, Lara, Raphael, Frederic e Richard ripetono in coro: "Siamo qui in segno di solidarietà , per stare a fianco alle migliaia di giovani che sono qui oggi". Rimarranno qui, come moltissimi altri, per tutta la notte.
"Si tratta di una rivolta pacifica", dicono. All'ingresso della piazza, in più punti transennata, i manifestanti chiedono anche il documento. "Non vogliono che entrino poliziotti o persone sospette, ma soprattutto i Fratelli", spiega Maher. Su alcuni striscioni c'é scritto: "Abbiamo cacciato Mubarak, vuoi che non riusciamo a cacciare Morsi?".
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