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LA CAPORETTO DI NORDIO – IL MINISTRO DELLO SPRITZ CAPITOLA SU BARTOLOZZI E DELMASTRO ED È COSTRETTO A RIMANGIARSI LE SUE DIMISSIONI - IL GUARDASIGILLI PER TUTTA LA GIORNATA HA NEGATO ADDII NEL SUO MINISTERO. INTANTO LA MELONI DECIDEVA ALLE SUE SPALLE. POI HA PROVATO A MINACCIARE DI ANDARSENE. MA SENZA ESITO. SE NORDIO AVESSE LASCIATO, VISTO CHE ANCHE LA SANTANCHÈ È IN BILICO, LA DUCETTA SAREBBE STATA COSTRETTA AL RIMPASTO E A UN NUOVO VOTO DEL PARLAMENTO. PER QUESTO IL MINISTRO È STATO RISPARMIATO DALLA MATTANZA…

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Tommaso Ciriaco per repubblica.it - Estratti

 

 

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Fin dal mattino, la giornata promette scintille. La prima riunione con Giovanbattista Fazzolari serve a riordinare le idee. Poco dopo, i cronisti avvistano Giovanni Donzelli a Palazzo Chigi. In quel momento, il destino di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi è già segnato. Il problema è che Carlo Nordio non lo sa, va in tv e sostiene che la squadra del ministero non cambia.

carlo nordio beve uno spritz

 

A via della Scrofa, invece, Donzelli e Arianna Meloni presiedono una serie di riunioni. Li raggiunge Delmastro, l’ultimo atto prima delle dimissioni. Poco dopo squilla il cellulare del ministro della Giustizia. È la presidente del Consiglio, gli annuncia che serve il passo indietro della sua capo di gabinetto.

 

La tensione sale, Nordio difende la collaboratrice e minaccia a sua volta clamorose dimissioni. Poi si vede con Bartolozzi e Delmastro. In qualche modo, la defezione del Guardasigilli viene congelata. A Palazzo Chigi, a quel punto, sono già venuti a sapere che il ministro aveva programmato un’intervista per il Tg1 delle 20. Ovviamente non la considerano opzione praticabile. Poco dopo, l’intervento viene cancellato.

 

referendum sulla giustizia - giorgia meloni e carlo nordio - poster by macondo

Per Meloni, la permanenza di Nordio è in questa prima fase una necessità: dovesse davvero lasciare - assieme a Santanché, che senza una resa sarà abbandonata al proprio destino in Parlamento - si imporrebbe un vero e proprio rimpasto.

 

Di certo, già si ragiona a Palazzo Chigi sui possibili sostituti: al posto della titolare del ministero si ipotizza il nome di Giovanni Malagò (l’alternativa è un uomo del Sud, per ricucire con il Mezzogiorno dopo lo strappo referendario). Per via Arenula, invece, si aprirebbe un enorme tema politico, legato alla figura più adatta dopo la battaglia con le toghe. Di certo, ieri il viceministro Francesco Paolo Sisto è stato avvistato nella sede del governo.

 

giusi bartolozzi e carlo nordio

Non vuole il rimpasto, dunque. Ma Meloni non può escludere nulla. Neanche l’azzardo del voto anticipato, per ora solo una tentazione. Ventiquattro ore prima dal referendum, nel corso di alcune riunioni a Palazzo Chigi, sarebbero state vagliate tutte le opzioni in caso di vittoria del No, alla presenza di Fazzolari e di altri consiglieri. In quella sede sarebbe stata indicata la possibilità di anticipare gli avversari, privi per ora di un candidato premier unitario, con nuove elezioni in primavera.

 

Un modo per contenere l’emorragia sul fronte del consenso, visto l’anno complesso che attende l’esecutivo. La controindicazione, almeno secondo i meloniani, sarebbe essenzialmente una: la nascita di un esecutivo guidato da un tecnico per gestire la fase elettorale e post elettorale, che potrebbe anche durare a lungo.

 

giusi bartolozzi andrea delmastro carlo nordio foto lapresse

È un tema che si intreccia con quello della legge elettorale. Votare in fretta vorrebbe dire farlo con il Rosatellum. E, forse, andare incontro a un pareggio. Ma anche se la legislatura dovesse proseguire, la riforma del sistema del voto appare appesa a un filo. Prepara agguati la Lega, non sembra convinta neanche Forza Italia. E d’altra parte, l’incertezza disorienta in queste ore anche i partner di governo.

 

È infine l’ora dell’autocritica.

 

O delle riflessioni sugli errori degli altri. È pomeriggio quando Tommaso Longobardi, il social media manager della premier, sostiene a pochi metri dalla sede del governo che «politicizzare il referendum è stato un errore, perché questa strategia ha portato voti al No, mentre avrebbero tutti dovuto fare con la presidente, che è rimasta sui contenuti». Ce l’ha con chi si sarebbe spinto fino allo scontro aperto con i giudici.

carlo nordio con andrea delmastro al teatro parenti di milano per il comizio sul referendum giustizia foto lapressegiorgia meloni e carlo nordio alla camera foto lapressegiusi bartolozzi andrea delmastro carlo nordio foto lapresse CARLO NORDIO E GIUSI BARTOLOZZIcarlo nordio e giusi bartolozzi