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"CHE DIO POSSA DISTRUGGERE ISRAELE" - IL PRESIDENTE TURCO ERDOGAN METTE DA PARTE OGNI MODERAZIONE: "CHE DIO CI PROTEGGA E CI PRESERVI AL PIÙ PRESTO DALLA CALAMITÀ DEI SIONISTI. ISRAELE HA UCCISO MIGLIAIA DI PERSONE, NE PAGHERÀ IL PREZZO" - MENTRE ERDOGAN SE LA PRENDE CON NETANYAHU, IL MINISTRO DEGLI ESTERI TURCO, HAKAN FIDAN, "SGRIDA" IL SUO OMOLOGO IRANIANO ("ALMENO SMETTETE DI BOMBARDARE MENTRE PARLIAMO"). INFATTI, MENTRE I LEADER DEI PAESI DEL GOLFO ERANO RIUNITI IN ARABIA SAUDITA, TEHERAN CONTINUAVA A LANCIARE MISSILI E DRONI CONTRO IL PAESE...
ERDOGAN, 'DIO POSSA DISTRUGGERE ISRAELE'
papa leone xiv con recep tayyip erdogan in turchia 1
(ANSA) - ISTANBUL, 20 MAR - "Possa Egli, 'il dominatore' (Al-Kahrar), schiacciare e distruggere Israele". Lo ha affermato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, utilizzando uno dei nomi usati nell'Islam per descrivere Dio: Kahrar, traducibile come "il dominatore" o "colui che sottomette".
Come riferisce Anadolu, il leader turco si è espresso in questi termini parlando dopo la preghiera del venerdì in una moschea di Rize, località sul Mar Nero di cui la sua famiglia è originaria. "Che Dio ci protegga e ci preservi al più presto dalla calamità dei sionisti", ha aggiunto Erdogan nel suo discorso.
Recep Erdogan e Abdel Fattah al Sisi
ERDOGAN, 'ISRAELE HA UCCISO MIGLIAIA DI PERSONE, NE PAGHERÀ IL PREZZO'
(ANSA) - ISTANBUL, 20 MAR - Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato Israele di avere ucciso migliaia di persone, aggiungendo che lo Stato ebraico ne pagherà il prezzo.
"Questo Israele sionista ha ucciso centinaia e migliaia di persone", ha detto il leader turco, ieri sera, durante una cerimonia per la conclusione del Ramadan, dopo la preghiera in una moschea di Rize, sulla costa del Mar Nero. "Non ho dubbi che ne pagherà il prezzo", ha aggiunto Erdogan, come riferisce Anadolu, sottolineando che "il Medio Oriente è incandescente in questo momento".
NUOVI COLPI IRANIANI IL QATAR: «A RISCHIO LE FORNITURE ALL’ITALIA»
Estratto dell'articolo di Francesco Battistini per il "Corriere della Sera"
erdogan abdel fattah al sisi donald trump cheikh tamim ben hamad al thani
«Almeno smettete di bombardare mentre parliamo...». Riad, ore 11. Si stanno ascoltando al telefono da tre minuti. Da una parte c’è Hakan Fidan, il ministro degli Esteri turco, appena atterrato in un salone riservato dell’aeroporto per incontrare i capi sauditi e gli sceicchi del Golfo. Dall’altra parte del filo, nascosto in un bunker di Teheran, c’è Abbas Araghchi, il suo collega iraniano.
La Turchia sta lavorando sodo, per spegnere i nuovi incendi nel Golfo. E questa telefonata può smuovere qualcosa. D’improvviso, passano a Fidan un’agenzia: gl’iraniani hanno bombardato la raffineria di Yanbu, sul Mar Rosso.
Sergei Lavrov con il ministro degli esteri turco Hakan Fidan
Il turco fatica a trattenersi: «Io capisco le vostre emergenze strategiche — sbotta —. Ma almeno non inviate i missili proprio qui, in Arabia Saudita! E mentre è in corso la riunione!». «Finché verranno centrati i nostri interessi energetici», è la gelida risposta d’Araghchi, «non mostreremo alcuna moderazione».
Dare gas alla guerra. Togliere aria al dialogo. Pigiando sull’acceleratore degli attacchi e senza curarsi d’altro. Al ventesimo giorno, la 64esima ondata di bombardamenti dei pasdaran è contro la «risorsa che prima ci ha sottomesso agli imperialisti e poi ci ha liberati da loro», come diceva l’ayatollah Khomeini. L’ordine è di colpire duro l’energia, dopo l’attacco israeliano al giacimento persiano South Pars/North Dome e la reazione iraniana, altrettanto irresponsabile, all’impianto qatarino di Ras Laffan, il più grande deposito al mondo di gas liquido.
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doha colpita dai missili iraniani
Scettici, Emirati e Kuwait chiedono più armi: Washington sblocca 16 miliardi d’aiuti. Duri un mese o duri un anno, chiarisce meglio il fabbricante d’armi tedesco Armin Papperger, di Rheinmetall, di sicuro bisogna «migliorare i numeri» dell’unica industria che al momento sorride: «A questo ritmo — prevede —, penso che dopo la metà d’aprile avremo quasi esaurito tutte le scorte di missili disponibili». Quindi, i governi se ne facciano una ragione: svuotare i granai e riempire gli arsenali, «la produzione deve accelerare molto rapidamente».
L’incendio dei pozzi sta radicalizzando le posizioni. Gli Emirati hanno chiuso le scuole iraniane ed espulso 2.500 studenti che risiedevano ad Abu Dhabi. Rivela un funzionario israeliano a Ynet che i Paesi del Golfo, dietro le condanne di facciata, chiamano Netanyahu per dirgli «vai fino in fondo, e che Dio ti aiuti».
Petah Tikva, edificio colpito dai missili iraniani
Non c’è solo Hormuz, in cima ai pensieri. Il prossimo attacco iraniano, lo s’aspetta a Bab el-Mandeb, lo stretto fra Mar Rosso e Oceano Indiano: ci passa un altro 12% del petrolio di tutto il mondo e, se bloccassero anche quello, sarebbe il disastro totale. Non per niente quel braccio di mare, fin dai tempi della Compagnia delle Indie, lo chiamano la Porta delle Lacrime.
giorgia meloni con recep tayyip erdogan a sharm el sheikh.
Hakan Fidan
antony blinken e Hakan Fidan
resti di missili iraniani in israele
guerra all iran il raggio di azione dei missili iraniani
giorgia meloni con recep tayyip erdogan a sharm el sheikh
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