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Alberto Mattioli per "la Stampa"
Da ieri l'altro, a Parigi si vive come nel «Grande fratello». L'unica differenza rispetto alla tivù è che lì sei spiato in casa, nella capitale appena ne esci. Si chiama «videoprotezione»: da qui a giugno, diventeranno pochi gli angoli della città non sorvegliati 24 ore su 24 dalle telecamere delle forze dell'ordine. A programma completato ne saranno operative 1.105, inegualmente distribuite nei vari arrondissement: nel Terzo solo 26, nel Diciottesimo 75.
Intanto le prime duecento sono diventate operative in pompa magna, con l'inusuale presenza del primo ministro in persona, François Fillon, ufficialmente per salutare un piano «che segna una svolta nella politica di sicurezza di Parigi, ufficiosamente perché, come tutti sanno, alle prossime politiche Fillon si candiderà in un collegio della capitale e deve quindi mostrarsi sollecito verso i suoi futuri elettori.
Siamo lontani, per ora, dalle vette di Londra, dove praticamente non c'è centimetro non sorvegliato dall'elettronica. Però anche a Parigi non si scherza. I numeri sono imponenti. Duemila e cinquecento agenti avranno accesso alle immagini, e non solo a quelle girate dalle telecamere del ministero.
A disposizione delle forze dell'ordine ci sono anche gli «occhi» del Comune, duecento, quelli delle Sncf, le Ferrovie francesi, e della Ratp, l'Azienda dei trasporti parigini, che insieme ne totalizzano circa diecimila, e quelli privati, che sorvegliano ad esempio il museo del Louvre, lo stadio del Parco dei Principi, centri commerciali ed edifici pubblici. In tutti i commissariati ci saranno dei «centri di visualizzazione»: l'inaugurazione si è appunto svolta in quello del Ventesimo arrondissement. Alle fine, l'intero sistema costerà 88 milioni di euro, cinque dei quali messi a disposizione dalla città .
Non mancano le polemiche. Del progetto si discute da anni e il Comune, che è governato dai socialisti e la cui collaborazione con il governo di centro-destra è tutto meno che idilliaca, ha dato il via libera solo nel dicembre 2009, dopo aspri dibattiti. Nel mirino c'è, intanto, una questione di principio: il rispetto della privacy e quel che segue. In ogni caso, i filmati non potranno essere conservati per più di trenta giorni. E Fillon ha garantito che «nessuno vuole il Big Brother» e che «nell'utilizzazione delle immagini non sarà tollerato alcun abuso».
Altri battibecchi vertono sull'utilità concreta del dispositivo. Il prefetto di polizia, Michel Gaudin, annuncia che il nuovo sistema permetterà ai poliziotti «di essere più efficaci», perché potranno essere «guidati sul terreno». Però gli amministratori locali sospettano che sia soprattutto un sistema per ridurre i numeri delle forze dell'ordine. Bertrand Delanoe, il sindaco, si è affrettato a far sapere che rifiuterà che «lo spiegamento delle telecamere sia accompagnato da una diminuzione degli effettivi». E la sua assessora, Myriam El Khomri, accusa già il governo di aver ridotto di 400 unità i poliziotti nella capitale: «E la telecamera senza l'uomo è cieca». Sarà . Di sicuro c'è solo che, se camminate per Parigi, qualcuno vi guarda.
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