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Ugo Magri per "la Stampa"
La Consulta spiega come mai due settimane fa bocciò i referendum elettorali, sebbene sottoscritti da 1 milione 200 mila cittadini. Motiva la decisione con l'«horror vacui», la paura del vuoto che si determinerebbe qualora il «Porcellum» venisse cancellato: mancherebbe di colpo una legge con cui, eventualmente, andare a votare. La permanenza di una legislazione elettorale applicabile è «a garanzia della stessa sovranità popolare». Dunque, niente da fare per i due quesiti referendari (il secondo oltretutto, secondo la Corte, suonava poco chiaro e contraddittorio).
Già si sapeva che queste sarebbero state le motivazioni. Nel Palazzo, tuttavia, erano ugualmente attese. Se la Corte avesse approfittato della sentenza per dichiarare illegittimo il Porcellum, il legislatore sarebbe stato costretto a rimboccarsi le maniche.
Invece la Consulta teorizza l'impossibilità di pronunciarsi sulla legge vigente: «Non spetta a questa Corte, fuori di un giudizio di costituzionalità , esprimere valutazioni», scrive il relatore Cassese. La vittoria del fronte anti-referendario a questo punto sembrerebbe totale, e giustificati i rimpianti sia di Parisi («resta nel nostro sistema un vuoto sostanziale non meno grave, etico e politico») sia di Di Pietro («si decida almeno che i delinquenti non verranno ricandidati...»).
Sennonché la sentenza va letta per intero. Perché, è vero, non si pronuncia sul Porcellum; ma in un passaggio richiama il precedente monito del 2008, quando i giudici segnalarono al Parlamento «l'esigenza di considerare con attenzione gli aspetti problematici dell'attuale legge elettorale, con particolare riguardo all'attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti o di seggi».
In sostanza, la Corte non «avverte» le Camere solo perché l'aveva già fatto, e «ripetersi sarebbe inutile» osserva Calderisi (Pdl). Difficile dar torto al professor Ceccanti (Pd): «La sentenza della Corte non sia la scusa per una inaccettabile inerzia». Semmai la domanda è: che stanno facendo i partiti in concreto?
Al momento, nulla. Dipendesse da loro, i capigruppo Pd sarebbero pronti a muoversi, in tal senso hanno spedito una missiva ai presidenti delle due Camere. Ne hanno ragionato a quattr'occhi giorni fa Violante e Bocchino. Però una nuova legge elettorale è impossibile senza il concorso del Pdl dove, al momento, non sono chiare le idee. Berlusconi deve ancora decidere se mandare avanti la legislatura, oppure interromperla in fretta e votare con il Porcellum. Finché Silvio sfoglierà la margherita, sospirano a Palazzo Grazioli, «ogni discorso sulla legge elettorale sarà puro bla-bla».
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