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Paolo Colonnello per "La Stampa"
Dalle carte sequestrate la settimana scorsa dalla guardia di Finanza presso gli uffici del Ministero degli Esteri a Roma, emergono, attraverso centinaia di email, fax, lettere, articoli di giornale, i retroscena sugli incredibili ritardi che caratterizzarono la rogatoria milanese, partita nel 2006 e arrivata a destinazione soltanto nel giugno scorso, con la consegna alla Procura dei documenti richiesti, relativi a due società gestite da cinesi ma considerate scatole vuote, necessarie a Frank Agrama per far lievitare i costi dei diritti televisivi Mediaset.
Carte arrivate fuori tempo massimo, visto che, come tutti sanno, il processo si è concluso in Cassazione quest'estate con la condanna a 4 anni per frode fiscale di Berlusconi. Ma i risvolti di questa vicenda potrebbero avere adesso nuove conseguenze penali in uno stralcio d'inchiesta tra Roma e Napoli, su impulso delle indagini milanesi.
Soprattutto, le carte sequestrate dalle Fiamme Gialle, sembrano corroborare quanto dichiarato al pm De Pasquale dallo stesso De Gregorio, il quale ha spiegato come grazie all'attivismo dell'allora console generale ad Hong Kong Alessandro De Pedys, e alle richieste dello stesso Berlusconi, la rogatoria milanese venne di fatto bloccata.
Le pressioni anzi furono tali, anche attraverso l'ambasciatore cinese in Italia, che a un certo punto Hong Kong pretese di interrogare per rogatoria i magistrati italiani, su sollecitazione però dei legali delle due prestanomi cinesi a capo delle società Harmony Gold e Wiltshire Trading
Di De Pedys, nelle carte ora depositate al processo d'appello Mediatrade, ci sono almeno due missive: una diretta all'ambasciata di Pechino e l'altra all'allora senatore De Gregorio, presidente della Commissione Difesa e attivissimo nell'intessere rapporti con le autorità di Hong Kong.
Nella prima De Pedys informa che il quotidiano South China Morning, riferisce dell'esistenza della rogatoria e del fatto che il giudice Jhon Saunders, che se ne sta occupando, «ha usato in passato affermazioni poco lusinghiere sul nostro Paese». Seguirà una vibrata protesta alle autorità di Hong Kong sul giudice che si sta occupando dell'indagine.
Nella seconda invece, informa di aver incontrato il presidente del Consiglio Legislativo di Hong Kong per dar seguito al progetto di De Gregorio di «un gruppo di amicizia parlamentare tra l'Italia e la Regione amministrativa speciale». Finisce con una postilla di saluti calorosi scritti a mano. Niente di grave, naturalmente, se non la conferma di un rapporto consolidato tra l'ex senatore e l'ex console.
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