AVANTI UN ALTRO! - DOPO L'UCCISIONE DI ALI LARIJANI, IL 64ENNE MOHAMMAD BAQER GHALIBAF POTREBBE DIVENTARE IL NUOVO CAPO DEL SUPREMO CONSIGLIO PER LA SICUREZZA NAZIONALE IRANIANO - EX CAPO DELLA POLIZIA ED EX SINDACO DI TEHERAN, È VICINO A MOJTABA KHAMENEI. NEGLI ANNI, A GHALIBAF SONO STATI AFFIBBIATI DIVERSI SOPRANNOMI (MA NESSUNO RIGUARDA IL SUO TREMENDO "RIPORTINO"): "MISTER CORRUZIONE", "IL POLIZIOTTO" ED "ETERNO CANDIDATO", VISTO CHE HA TENTATO QUATTRO VOLTE A CONQUISTARE LA PRESIDENZA - ISRAELE E STATI UNITI CONTINUANO A MIETERE VITTIME TRA I FUNZIONARI DEL REGIME: È STATO ELIMINATO ANCHE ISMAIL KHATIB, MINISTRO DELL'INTELLIGENCE IRANIANO...

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1 - TOCCA A GHALIBAF, ETERNO CANDIDATO STAVOLTA PUÒ PRENDERSI IL POTERE

Estratto dell'articolo di Ga. Col. per "la Repubblica"

 

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A Teheran, in quarant'anni, si è conquistato innumerevoli soprannomi: il "poliziotto", l'"eterno candidato", "Mr. Corruzione". L'uomo è camaleontico, profondamente conservatore ma pragmatico quanto basta per non farsi espellere dai tornanti della Storia.

 

L'obiettivo è sempre lo stesso: restare al potere. E con la morte di Ali Larijani, la scommessa, questa volta, potrebbe riuscire a Mohammad Baqer Ghalibaf, 64 anni, originario di Mashhad, la città santa dove nacque anche Ali Khamenei che aveva conosciuto fin da ragazzo, assicurandosene la fiducia e il sostegno.

 

Lo chiamano l'"eterno candidato" perché ha provato quattro volte a conquistare la presidenza senza mai spuntarla, restando però sempre in sella. Laureato in geografia politica, è presidente del Parlamento (majlis) da due legislature.

 

A differenza di Larijani non è un ideologo né un fine politico, ma un tecnocrate capace di muovere i gangli giusti del sistema, di fare da raccordo tra parlamento, militari e business, i tre mondi in cui si è formato.

mohammad baqer ghalibaf 1

 

[...] Fu uno dei più intransigenti nel sostenere la repressione delle proteste studentesche del 1999, il primo grande movimento universitario, firmando insieme ad altri comandanti una lettera in cui avvertiva l'allora presidente riformista Khatami di non cedere e usare il pugno duro. Anche quando le proteste ripresero, agli inizi dei Duemila, fu tra i fautori della repressione. È stato anche capo della polizia e dal 2005 al 2017 sindaco di Teheran.

 

In città ne ricordano le ambizioni faraoniche ma anche una certa capacità nell'amministrazione. Fece ampliare la metropolitana di Teheran, costruire alcune infrastrutture e nuovi parchi. La sua gestione, come la sua carriera nei pasdaran e in politica, è stata attraversata da accuse di corruzione, mai finite in condanne, si dice per i suoi solidi legami negli ambienti che contano. Da sempre vicino a Khamenei padre, è stato uno dei sostenitori della scelta di Khamenei figlio come Guida suprema, a cui si era opposto invece il defunto Larijani.

 

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Con la sua scomparsa, Ghalibaf si candida a prenderne il posto, a diventare l'uomo forte a Teheran. Forse non il più influente, ma quello che ha, più di tutti, le connessioni che servono per tenere insieme l'apparato. Da capo del Parlamento controlla il budget per la guerra. Da amico di Mojtaba è ben ancorato all'ufficio della Guida. [...]

 

2 - IRAN UCCISO IL MINISTRO DEGLI 007 ATTACCHI SUI GIACIMENTI DI GAS

Estratto dell'articolo di Fabiana Magrì per "la Stampa"

 

Con l'ennesimo raid aereo notturno su Teheran, Israele ha eliminato anche Ismail Khatib, il ministro dell'Intelligence iraniano. È il terzo funzionario-chiave del regime ucciso in 24 ore. Solo poche ore prima un missile balistico iraniano armato con bombe a grappolo aveva colpito il centro di Israele, causando la morte di due civili, un uomo e una donna 70enni, a Ramat Gan, alla periferia di Tel Aviv. [...]

 

ISMAIL KHATIB

Israele attacca South Pars, nel Golfo Persico, il più grande giacimento di gas del mondo la cui proprietà è condivisa tra Iran e Qatar. I droni colpiscono anche il centro logistico terrestre di Asaluyeh, nella provincia iraniana di Bushehr, nucleo operativo del grande cuore energetico dell'Iran:

 

è lì che arrivano il gas e il petrolio estratti in mare, vengono lavorati e poi spediti all'estero. È una nuova "prima volta", un ennesimo record. Di cui l'amministrazione Trump era al corrente: l'attacco è stato coordinato, come ogni azione della guerra.

 

Lo confermano fonti israeliane e statunitensi. La televisione di Stato iraniana amplifica la reazione del regime: Teheran, in risposta, minaccia di attaccare le infrastrutture petrolifere e del gas in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

 

Anche il Qatar alza la voce: condanna il «pericoloso e irresponsabile» raid israeliano e il portavoce del suo ministero degli Esteri, Majed al-Ansari, sottolinea che «colpire le infrastrutture energetiche costituisce una minaccia per la sicurezza energetica globale, nonché per la popolazione della regione e il suo ambiente».

 

ALI LARIJANI IN PIAZZA A TEHERAN

«Questo potrebbe segnare una pericolosissima escalation del conflitto – avverte Yoel Guzansky, esperto del Golfo presso l'Istituto di Studi sulla Sicurezza Nazionale dell'Università di Tel Aviv – e addirittura una svolta nella guerra, con gravi ripercussioni sui mercati internazionali e sulla capacità degli Stati del Golfo di esportare petrolio e gas».

 

Le conseguenze si vedono già: l'Iraq segnala che le forniture di gas dall'Iran si sono fermate dopo l'attacco a South Pars, mentre in Qatar attacchi missilistici iraniani hanno colpito gli impianti di Ras Laffan, causando «ingenti danni».

 

La nuova decapitazione Il passaggio a una nuova strategia – di logoramento economico, in cui anche i sistemi energetici diventano obiettivi primari – non significa che Israele abbia abbandonato l'intenzione di indebolire l'Iran sul piano militare.

 

Al contrario, la "licenza di uccidere" di Tsahal è stata estesa, dal ministro Katz e dal primo ministro Benjamin Netanyahu, «a qualsiasi figura iraniana di alto livello senza bisogno di ulteriore approvazione». E Khatib, di alto livello lo era eccome. [...]

donald trump - stretto doi hormuz

 

Aveva appena diffuso un messaggio di condoglianze per Ali Larijani – la figura apicale del regime uccisa da Israele il giorno prima – che la nuova Guida suprema, Mojtaba Khamenei (mai comparso in pubblico dal giorno dell'eliminazione del padre, da cui ha ereditato l'incarico) ha dovuto minacciare vendetta anche per Khatib.

 

La portata del danno al regime, dopo l'ennesima decapitazione, la spiega un funzionario della sicurezza al corrispondente politico di Yedioth Ahronoth, Nadav Eyal: «Immaginate che Israele si svegliasse dopo diverse settimane di guerra e scoprisse che di non avere più industrie militari e centri di ricerca e sviluppo della Difesa.

 

Questo è il livello di danno infrastrutturale che stiamo infliggendo all'Iran. E colpiamo la sua capacità di ricostruire nel lungo periodo come forma di deterrenza per il dopoguerra». [...]

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