DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON…
DOPO IL REFERENDUM, ANDREMO A ELEZIONI ANTICIPATE? SORGI SPIEGA PERCHE' “L'IPOTESI NON STA IN PIEDI": "OSTACOLO NUMERO UNO: LE PENSIONI DEI PARLAMENTARI, CHE PER EFFETTO DI UNA RECENTE LEGGE, SCATTANO SOLO A MARZO 2027. NUMERO DUE: LA LEGGE ELETTORALE SU CUI MELONI HA GIÀ PUNTATO TUTTO PER NON TROVARSI NELLE CONDIZIONI DI "PAREGGIARE" CON IL CENTROSINISTRA E, ANCHE IN CASO DI RICONFERMA PER IL CENTRODESTRA, NON POTER GOVERNARE. NUMERO TRE: LA DIFFICOLTÀ DI SPIEGARE CHE IL GOVERNO ALZI LE MANI IN UN MOMENTO COSÌ DIFFICILE, DALLA GUERRA ALLE CONSEGUENZE ECONOMICHE DEL CONFLITTO – POI C’E’ UN QUARTO OSTACOLO: SERGIO MATTARELLA CHE…"
Marcello Sorgi per “la Stampa” - Estratti
Puntuali come le rondini a primavera, si riaffacciano le voci di possibili elezioni anticipate. Accompagnano la vigilia del voto del referendum di domenica e lunedì, e sia l'ipotesi di vittoria dei "Sí", cioè di Meloni e del suo governo, sia quelle di prevalenza dei
giorgia meloni sergio mattarella consiglio supremo difesa 6
"No", cioè il contrario. La premier, la sola che con le proprie dimissioni (e con un notevole colpo di testa) potrebbe innescare il meccanismo dello scioglimento delle Camere, vi ricorrerebbe in entrambi i casi: per stravincere, nel primo; per arginare la sconfitta e non dar tempo agli avversari del "campo largo" di organizzarsi, nel secondo.
Follie, fantasie, fantapolitica? Basta ragionarci, per capire che l'ipotesi non sta in piedi. Ed è sufficiente elencare gli ostacoli a cui andrebbe incontro, per convincersene ancor di più.
Ostacolo numero uno: le pensioni dei parlamentari, che per effetto di una recente legge, scattano solo a marzo 2027, termine non a caso già indicato per la legislatura che scadrebbe a settembre. L'anticipo, in un certo senso, è già deciso: ed è quello primaverile, che colloca le elezioni politiche esattamente tra un anno.
Numero due: la legge elettorale su cui Meloni ha già puntato tutto per il dopo-referendum, per non trovarsi nelle condizioni di "pareggiare" con il centrosinistra e, anche in caso di riconferma per il centrodestra, non poter governare. Numero tre: la difficoltà di spiegare che il governo alzi le mani in un momento così difficile, dalla guerra alle conseguenze economiche del conflitto.
E qui si arriva diritti all'ostacolo numero quattro: anche ammesso che Meloni, spogliandosi improvvisamente della prudenza e dell'abito istituzionale da premier che ha voluto vestire fin dal primo giorno in cui è entrata a Palazzo Chigi, trovasse il modo di far cadere il proprio governo per correre alle urne, la gravità del quadro internazionale e la congiuntura economica darebbero al Capo dello Stato il massimo di autonomia nella gestione della crisi.
sergio mattarella e giorgia meloni - consiglio supremo della difesa
E se non proprio un altro governo tecnico, con i senatori e i deputati che non vogliono mollare, spazio per insediare un governo elettorale a termine fino alla primavera, in attesa che i venti di guerra si plachino o soffino di meno Mattarella ne avrebbe.
sergio mattarella giorgia meloni altare della patria 2 giugno 2025
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giorgia meloni ignazio la russa sergio mattarella foto lapresse
giorgia meloni e sergio mattarella - consiglio supremo della difesa
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