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DOPO SANGIULIANO E SANTANCHÈ, L'ARMATA BRANCA-MELONI PUO' PERMETTERSI DI DECAPITARE UN ALTRO MINISTRO, ADOLFO URSO, CHE REGGE UN DICASTERO IMPORTANTE COME QUELLO DELLO SVILUPPO ECONOMICO-MADE IN ITALY? E MAGARI TRASFERIRLO AL TURISMO COME UN PACCO POSTALE AL POSTO DELLA PITONESSA? MA TUTTI DIMENTICANO CHE I MINISTRI SONO NOMINATI DAL CAPO DELLO STATO SU PROPOSTA DEL PREMIER: MATTARELLA CHE NE PENSA? - IL TAGLIO RETROATTIVO AGLI INCENTIVI PER LA TRANSIZIONE 5.0 INNESCA UNA BOMBA A OROLOGERIA NEI RAPPORTI TRA IL GOVERNO E CONFINDUSTRIA: MA CHI HA CHIUSO I CORDONI DELLA BORSA E' IL MEF DI GIORGETTI MICA IL POVERO URSO: IN CORSO RIUNIONI PER TROVARE UNA SOLUZIONE IN MERITO AL PASTICCIACCIO - ADOLFO URSO (E GETTA) VIENE SNOBBATO ANCHE NEGLI USA: A WASHINGTON DOVEVA INCONTRARE MEMBRI DEL GOVERNO DEL TRUMPONE MA ALLA FINE GLI HANNO DATO TUTTI BUCA E INCONTRERÀ SOLO DIRETTORI DI DIPARTIMENTI...

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IN CORSO RIUNIONI SU TRANSIZIONE 5.0, SI PUNTA A SOLUZIONE

GIORGIA MELONI E ADOLFO URSO AL SENATO - FOTO LAPRESSE

(ANSA) - ROMA, 30 MAR - Il governo punta a trovare una soluzione sugli incentivi di Transizione 5.0 in vista del tavolo con le imprese. In queste ore, si apprende da fonti di governo, sono in corso riunioni a livello tecnico tra gli uffici del Mef, del ministero delle Imprese e di Palazzo Chigi. Il tavolo è convocato per mercoledì mattina nella sede del Mimit.

 

URSO IN VOLO VERSO WASHINGTON, IN NETTA CRESCITA GLI INVESTIMENTI USA

(ANSA) - ROMA, 30 MAR - Il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, è in volo verso Washington, per una missione istituzionale di due giorni negli Stati Uniti volta a rafforzare la cooperazione industriale e tecnologica nei settori strategici dello Spazio, dell'intelligenza artificiale e delle materie prime critiche, e a consolidare la crescita degli investimenti statunitensi in Italia e dell'interscambio economico. Lo comunica una nota.

Salvo Ugliarolo e Riccardo Saccone GIOCANO AL CELLULARE QUANDO ADOLFO URSO PARLA - 3

 

"La missione si inserisce in un quadro di relazioni economiche in costante e progressiva espansione: l'export italiano verso gli Stati Uniti ha superato l'impatto dei dazi, registrando nel 2025 un aumento del +7,2% (dati Istat). In forte crescita anche gli investimenti diretti dagli Stati Uniti verso l'Italia, cresciuti del 41,2% dal 2022 al 2025, per un incremento complessivo di 7,7 miliardi di euro: un netto balzo in avanti che ha trainato la crescita complessiva degli investimenti diretti esteri verso l'Italia, aumentati del +16,8% nello stesso periodo", si legge nel testo.

 

ULTIMATUM CONFINDUSTRIA

Estratto dell'articolo di Fabrizio Goria “la Stampa”

 

La pazienza degli industriali è finita. E un ultimatum de facto è arrivato. Il taglio retroattivo agli incentivi per la Transizione 5.0 ha innescato una bomba a orologeria nei rapporti tra Viale dell'Astronomia e Palazzo Chigi. Il disinnesco, o l'esplosione, è fissato per mercoledì mattina alle ore 10, quando si aprirà il tavolo di confronto con l'esecutivo. Per gli imprenditori non ci sono più margini di trattativa, né compromessi al ribasso accettabili.

adolfo urso cernobbio forum ambrosetti

 

Quello che il governo definisce un aggiustamento contabile, per le aziende è un credito esigibile. Una promessa tradita, ripetono da Confindustria dietro le quinte, che rischia di paralizzare il motore produttivo del Paese e trascinare lo Stato in una spirale di contenziosi legali senza precedenti. L'atmosfera che si respira ai vertici dell'associazione degli industriali è elettrica e il vulnus non è di natura economica, ma istituzionale. Si tratta di investimenti già messi a terra. «C'è gente disperata, che piange», si ragiona nel vertice di Confindustria.

 

emanuele orsini - atreju - foto lapresse

«Aziende che hanno comprato macchinari, che hanno acceso mutui in banca basandosi sulle rassicurazioni ricevute a novembre, e che adesso vengono lasciate a piedi», si evidenzia. Il paradosso, agli occhi degli imprenditori, è che a far saltare il banco sia un esecutivo che ha fatto della difesa del tessuto produttivo nazionale una bandiera elettorale. Per coprire i buchi di bilancio e limare i decimali per non sforare il 3% di deficit, il Ministero dell'Economia avrebbe deciso di fare cassa sulle spalle di chi produce, drenando risorse preziose per dirottarle su altri fronti.

 

giancarlo giorgetti saluta giorgia meloni funerale umberto bossi foto lapresse

Sul banco degli imputati, per gli industriali, c'è in primo luogo Giancarlo Giorgetti. Il titolare del Mef viene descritto come inflessibile sulla ricerca dei fondi per far quadrare i conti, disposto a sacrificare la certezza del diritto pur di non cedere sui saldi di finanza pubblica.

 

Dall'altra parte della barricata c'è Adolfo Urso. Al ministro delle Imprese e del Made in Italy viene riconosciuto l'impegno profuso in Consiglio dei ministri per difendere la dote originaria del fondo, ricordando ai colleghi di governo le promesse fatte alle categorie. Tuttavia, secondo gli imprenditori, la sproporzione di forze è lampante.

 

Fonti vicine al vertice degli industriali non usano mezzi termini per descrivere i pesi specifici all'interno dell'esecutivo: «Giorgetti pesa sei volte Urso, il quale rischia di essere il più debole lì dentro se non alza la voce». E Giorgia Meloni? Il sospetto che circola tra gli industriali è che la premier sia stata tenuta all'oscuro della reale gravità della situazione e delle conseguenze di questi tagli lineari.

 

OLGA SOKHNENKO ADOLFO URSO 6

I numeri della discordia ruotano attorno a un miliardo e quattrocento milioni che l'esecutivo vorrebbe decurtare o redistribuire. Si parte da una base di richieste che viaggia sui 4 miliardi e 250 milioni complessivi, a fronte di plafond dichiarati insufficienti. «Come fai a dire a un'azienda che le riduci l'incentivo al 35 o al 50% a giochi fatti?», ragionano fonti vicine ai vertici di Confindustria. [...]

 

LA SCOMMESSA DI MELONI

Estratto dell'articolo di Ilario Lombardo per "la Stampa"

 

Nel partito sono spaesati. Da una parte pensano che sia l'unica via d'uscita che le rimane da un declino che potrebbe rivelarsi irreversibile; dall'altra temono che insistere sulla legge elettorale come unica ancora di salvezza suonerà stonato, fuori contesto in un momento di pura incertezza globale, con le guerre, i prezzi dell'energia alle stelle, il costo della vita, e un alleato a Washington che non dà più alcuna affidabilità. Il No al referendum potrebbe avere un effetto moltiplicatore e rivelarsi fatale.

 

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Ma Giorgia Meloni, di fronte a un bivio inatteso come questo, non sembra avere molte alternative. Sa pure che non sarà facile e che la strada è piena di impedimenti, a partire dagli alleati di Lega e Forza Italia. Pensa però di poter avere un'inattesa sponda del Pd, se è vero quello che le hanno riferito, e cioè che la segretaria Elly Schlein ha detto di essere disponibile a parlare se l'impianto della riforma proposta, di base proporzionale, sarà cambiato, e il premio di «maggioranza sarà molto meno alto» di quello previsto.

 

D'altronde, è esattamente quello che aveva detto una settimana fa Dario Franceschini, ex segretario e principe delle alchimie politiche, intervistato da La Stampa: «Se si azzera il tavolo e si riconosce il principio che le regole del gioco si scrivono assieme agli avversari. E se la discussione è su un premio di governabilità ragionevole, non a un premio mostruoso per prendere tutto».

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti foto lapresse

La settimana più difficile di Meloni, da quando è a Palazzo Chigi, dopo la pesante sconfitta, si è aperta con una certezza: «Ho detto che non avrei lasciato e lo confermo: il voto anticipato non esiste». Frasi molto simili a queste ha ripetuto sabato, dopo le prime indiscrezioni sulla cena di venerdì con i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani.

 

L'ipotesi di un mini rimpasto, ma senza fiducia, invece non la esclude nessuno. È un possibilità ma limitata all'indicazione del successore di Daniela Santanchè al Turismo e, al massimo, al ministro delle Imprese Adolfo Urso. Andare prima alle urne per evitare il logoramento, raccontano da Fratelli d'Italia, è una tesi di Giovanbattista Fazzolari. [...]

 

IMPRESE, DOPO I TAGLI IL GOVERNO APRE IL TAVOLO MA PER IL TESORO I PATTI ERANO CHIARI DA SUBITO

Rita Querzè per il “Corriere della Sera”

 

OLGA SOKHNENKO ADOLFO URSO 5

Non solo Confindustria. Si allarga il fronte delle associazioni d’impresa che contestano il taglio ai fondi di Transizione 5.0. Parliamo di risorse per incentivare gli investimenti delle imprese attraverso il credito d’imposta. Venerdì erano uscite allo scoperto anche Confartigianato e Confapi. Oggi si aggiungono Cna, Legacoop, Confimi. E anche Confcommercio. Dice il segretario generale Marco Barbieri:

 

«Fondamentale è conservare intatto il rapporto di fiducia con il governo. Per questo gli impegni presi con le imprese lo scorso 20 novembre vanno mantenuti». Tra gli associati di Confcommercio sono toccati dai tagli i settori delle forniture ospedaliere, dei servizi digitali e l’alberghiero che contava sui fondi per operazioni di ammodernamento.

 

giorgia meloni e giancarlo giorgetti - question time alla camera

Un passaggio chiave sarà l’incontro convocato dal governo per dopodomani, primo aprile. In attesa di questo appuntamento, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini non aggiunge nulla a quanto già detto. Ma in viale dell’Astronomia ci si aspetta che il tavolo di mercoledì porti un rimedio concreto ai tagli introdotti con il Consiglio dei ministri di giovedì scorso.

 

Arrivare a una soluzione non sarà facile. Prima di tutto perché la linea del ministro Giorgetti non si allontana di un millimetro dal solco del rigore sui conti: se si vuole spendere per continuare ad abbassare le accise sui carburanti bisogna trovare i soldi tagliando da qualche altra parte. Inoltre, secondo il Mef nessun patto con le imprese è stato violato perché era tutto chiaro già dallo scorso 20 novembre.

 

Adolfo Urso Olga Sokhnenko 4

In quella riunione, in cui insieme con Giorgetti erano presenti i ministri Foti (Affari europei) e Urso (Made in Italy), si promise alle associazioni delle imprese che anche chi avesse fatto domanda dopo la chiusura dei termini del 7 novembre, ma entro il 27 dello stesso mese, avrebbe avuto il credito d’imposta.

 

Ma la sua riduzione sarebbe stata già nei patti, tanto che venne scritta nero su bianco in legge di Bilancio, e in particolare al comma 770. L’aliquota infatti non era fissata sulla base della disciplina del 5.0, quindi al 45%, ma applicando per l’ultima ondata di domande i criteri di Transizione 4.0 sul 2026, con credito d’imposta al 20%. Resta un fatto, però: lo stanziamento da 1,3 miliardi in legge di Bilancio è stato tagliato oggi a 537 milioni. [...]

 

giorgia meloni e giancarlo giorgetti - question time alla camera

Dal fronte tecnico a quello politico, la situazione non è meno complicata. Tra Mef e Mimit tira forte il vento del reciproco scarico di responsabilità. Le voci di un passaggio del ministro Urso dalle Imprese al Turismo non aiuta. Forza Italia con le parole del responsabile dell’Economia Maurizio Casasco «comprende il grido di dolore del mondo industriale» ed è pronta a lavorare con il governo per trovare soluzioni. Silenzio da FdI e Lega. Mentre, come è ovvio, l’opposizione incalza. [...]