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Emiliano Liuzzi per Il Fatto
La notizia l'ha data Libero, ma la conferma arriva dall'ufficio voli della presidenza del Consiglio dei ministri: Era così anche per Silvio Berlusconi, premier e - in quel caso - addirittura proprietario di un partito, ma appunto era Berlusconi, uno che in tutto quello che è il conflitto d'interessi si è sempre trovato a suo agio, consapevolmente.
Senza contare che la polemica arriva al termine di una campagna elettorale senza esclusione di colpi, Renzi Grillo e Grillo Renzi è stato un continuo duello-insulto a distanza. E a due giorni dal voto la grana sui voli di Stato poteva essere evitata. In tempi di spending review il mancato risparmio è sempre sul piatto.
I suoi detrattori lo accusano di essere quello che mette all'asta le auto blu e poi di spendere inutilmente per i suoi spostamenti cifre da capogiro. La documentazione è chiara: il presidente del consiglio ha usato l'aereo in almeno quattro occasioni dove, dopo l'impegno istituzionale, si è trattenuto per fare campagna elettorale per il suo partito.
Lui non se ne fa un grosso problema, anche perché aveva raggiunto Napoli, Reggio Calabria, Palermo e Pescara, per impegni istituzionali . E questo è vero, tutto documentato. C'è un però: l'impegno istituzionale è creato per la campagna elettorale o viceversa? Domande legittime, alle quali Renzi stesso dovrebbe dare una risposta.
L'ufficio voli di Stato, regolamentato da Berlusconi dopo essere stato cannibalizzato da Berlusconi stesso (nani, ballerine e Apicella vari) prevede che l'aereo sia a disposizione se per raggiungere la località non ci sia altro mezzo disponibile. Fu anche una delle prime cose annunciate dal governo dei tecnici guidati da Mario Monti, anche se sembra preistoria: "Tagliati del 92 per cento i voli di Stato".
E Catricalà , allora potentissimo sottosegretario di Monti, aggiunse: "Ministri viaggeranno in treno, l'aereo verrà usato soltanto per le destinazioni irraggiungibili con altri mezzi, come il treno o l'auto o per destinazioni come Madrid e Bruxelles, coperte dalle compagnie".
Nessuno vuole mandare Renzi in treno fino a Palermo, ma a Napoli avrebbe potuto benissimo arrivare con il Frecciarossa, tempo di percorrenza 1 ora e cinque minuti, biglietto al costo di 43 euro per la seconda classe, 53 invece in business. Non certo l'aereo che, come minimo, costa diecimila euro anche per un viaggio così breve.
Altro piccolo particolare: da quando il governo Renzi si è insediato non sono stati più pubblicati sul sito della presidenza del consiglio gli spostamenti dei ministri. L'ufficio voli su questo non è tenuto a rispondere, l'ufficio stampa è difficilmente raggiungibile un sabato normale, figuriamoci quello alla vigilia delle elezioni europee.
C'è un piccolo dubbio che rimane: l'aereo è un lusso indispensabile per il presidente e i suoi ministri o può essere coperto dai mezzi di linea? È utile una flotta che potrebbe far concorrenza a una piccola compagnia commerciale? Anche perché oltre ai dieci jet extralusso del 31° stormo (3 Airbus e 7 Falcon), vengono destinati ai voli dei sottosegretari e dei ministri quasi venti Piaggio P180, le "Ferrari dei cieli" con motori a turboelica, considerati gioielli di tecnica, meccanica e comfort.
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