donald trump bomba bombardamento iran

"ANCHE LA POTENZA PIÙ FORTE DEL MONDO PUÒ NON RIUSCIRE A VINCERE SE NON SA COME FINIRE LA GUERRA" - ETTORE SEQUI: "LO STRETTO DI HORMUZ È IL CAPPIO AL COLLO DEL MONDO, L'AORTA DEL SISTEMA GLOBALE. SE SI STRINGE, SI FERMANO ENERGIA, CATENE PRODUTTIVE, FINANZA, STABILITÀ POLITICA. SE DOPO SETTIMANE DI BOMBARDAMENTI L'IRAN HA PIÙ LEVA SULLO STRETTO, IL PROBLEMA È STRATEGICO" - "NON BASTA AVERE L'ESERCITO PIÙ FORTE DEL MONDO SE MANCA UNA TEORIA DELLA CONCLUSIONE POICHÉ LA POTENZA SI MISURA NELLA CAPACITÀ DI TRASFORMARE LA FORZA IN ORDINE. ESATTAMENTE CIÒ CHE MANCA OGGI"

 

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Ettore Sequi per "la Stampa"

 

DONALD TRUMP - PETROLIO

La guerra tra Usa, Israele e Iran entra nella fase in cui la superiorità militare forse non basta più a produrre un esito politico. Nelle ultime ore si concentrano tutti i segnali decisivi: [...] la stretta iraniana su Hormuz, i raid sulla centrale nucleare di Bushehr, il ritorno del fronte libanese, l'attacco contro data center nel Golfo e soprattutto il messaggio di Trump: «48 ore per riaprire Hormuz o si scatenerà l'inferno».

 

È un ultimatum chiaro: se l'Iran non rinuncia alla leva su Hormuz, Washington colpirà ancora più duramente le sue infrastrutture. Ma l'ultimatum non dimostra controllo; dimostra che il controllo non c'è.

 

tensioni sullo stretto di hormuz tra iran e usa

Gli Usa hanno colpito molto, ma non hanno piegato ciò che conta: la capacità iraniana di impedire una chiusura della guerra alle condizioni americane. Washington ha confuso vulnerabilità con resa. Ma un regime che vive la guerra come esistenziale perde capacità e guadagna radicalità, subisce danni e cerca nuove leve; non prova a vincere ma a rendere politicamente costosa la vittoria dell'avversario.

 

[...] Ma il vero centro di gravità non è il cielo iraniano. È Hormuz. Qui la guerra esce dal campo militare e investe il sistema. Lo Stretto è il cappio al collo del mondo, l'aorta del sistema globale. Se si stringe, si fermano energia, catene produttive, finanza, stabilità politica. Se dopo settimane di bombardamenti l'Iran ha più leva sullo Stretto, il problema è strategico.

donald trump - stretto doi hormuz

 

Teheran non deve chiuderlo: le basta controllarlo, imponendo passaggi e pedaggi. Alcune navi passano, altre no. Non è un blocco: è regolazione coercitiva, la forma più sofisticata del suo potere poiché tiene sotto pressione mercati, governi, assicurazioni, logistica. Hormuz non è più solo un chokepoint energetico: è sovranità geopolitica applicata al commercio mondiale.

 

Qui emerge un paradosso. Gli Usa hanno inflitto danni enormi all'Iran ma hanno anche peggiorato l'assetto regionale: la vittoria tattica non coincide con il successo strategico. Senza libertà di navigazione, deterrenza credibile e sicurezza degli alleati, la forza produce distruzione e precarietà, non ordine.

ETTORE SEQUI

 

Ed è proprio il Golfo la grande novità politica. Bahrein, Emirati, Qatar, Arabia Saudita sono stati colpiti come proiezione della potenza americana e ora vogliono essere co-decisori. Non accetteranno più un accordo che lasci a loro il costo della vulnerabilità. Per questo la proposta avanzata ieri da Zarif - ex ministro degli Esteri iraniano- è politicamente rilevante ma insufficiente.

 

Zarif propone limiti permanenti al nucleare, controlli stringenti, trasferimento di uranio in cambio della fine delle sanzioni, compensazioni e riapertura di Hormuz. È una proposta di salvataggio strategico del regime iraniano, poiché Teheran ha compreso che la traiettoria attuale è insostenibile nel medio periodo. [...]

 

Ma resta su uno schema bilaterale, mentre la guerra ha già spostato il centro sul Golfo. Gli Usa cercano una via d'uscita ma sanno che per presentarla come un successo devono riaprire Hormuz. Senza quello non c'è vittoria politica né stabilizzazione. È per questo che comprimono il tempo con un ultimatum. Ma anche la potenza più forte del mondo può non riuscire a vincere se non sa come finire la guerra.

DONALD TRUMP ANNUNCIA L ATTACCO ALL IRAN

 

Intanto il conflitto cambia natura. Non colpisce più solo basi e missili ma infrastrutture, energia e il cuore dell'economia digitale. L'Iran sposta la pressione dal petrolio al modello di sviluppo del Golfo: cloud, finanza, Intelligenza artificiale. Colpisce il cuore stesso del programma saudita Vision 2030.

 

Il messaggio è netto: quel futuro di modernità è esposto e dunque precario. L'asimmetria è devastante, droni contro infrastrutture digitali miliardarie, e il problema diventa economico: assicurabilità, investimenti, fiducia.

 

TRUMP E IRAN

Il conflitto si allarga. Hormuz tocca energia, fertilizzanti, sicurezza alimentare. I data center rivelano la vulnerabilità della civiltà digitale. Bushehr apre il rischio nucleare civile. Il Libano espande il teatro. La Cina osserva una potenza americana che colpisce duramente con la propria preponderanza militare ma fatica a trasformare la forza in ordine.

 

Non basta avere l'esercito più forte del mondo se manca una teoria della conclusione poiché la potenza si misura nella capacità di trasformare la forza in ordine. Esattamente ciò che manca oggi.

TRUMP E IRAN