gino paoli felice maniero

GINO PAOLI, CAZZI E CAZZOTTI! DALLE SCOPATE CON ORNELLA VANONI E STEFANIA SANDRELLI ALLE SCAZZOTTATE CON LA POLIZIA E CON FELICE MANIERO, IL BOSS DELLA MALA DEL BRENTA, PER DIFENDERE UNA DONNA – IL VIVERE INIMITABILE DEL CANTANTE TRA COCA, WHISKY, LA PALLOTTOLA NEL CUORE E I FLIRT A RIPETIZIONE. AVEVA UNA FIDANZATA IN OGNI CITTÀ (“PAOLA LE AFFRONTÒ TUTTE, UNA A UNA. L’ULTIMA A CEDERE FU QUELLA DI TORINO. PAOLA LA MINACCIÒ CON UN COLTELLO”) – LA MORTE DEL FIGLIO GIOVANNI "CHE LO PROVO’ TANTISSIMO" E LA DISCESA IN CAMPO DELL’AMICO GRILLO: “NON SONO D’ACCORDO CON LUI IN POLITICA MA GLI AMICI SI AIUTANO, NON SI CRITICANO” - IL RITRATTO DI ALDO CAZZULLO

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Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera - Estratti

 

Gino Paoli non era mai dove te lo aspettavi.

 

Comunista, ti raccontava dei parenti della madre uccisi nelle foibe e della maestra linciata dai partigiani nei giorni della Liberazione. Antifascista, ti spiegava i motivi del successo del Duce, «arci-italiano».

gino paoli 3

 

Le sue canzoni più celebri hanno quasi settant’anni, e sembrano scritte ieri. «Il cielo in una stanza», considerato l’inno all’amore romantico, era dedicata a una prostituta, e il «soffitto viola» era quello di un bordello.

 

«Sapore di sale» è del 1963, l’anno del culmine del boom economico: quella canzone malinconica era l’inizio della fine, e la dissonanza iniziale — opera di Ennio Morricone — era la prima crepa nel vetro. «“Sapore di sale” la scrissi in mezz’ora, come se qualcuno me la stesse dettando — ha raccontato Gino —. Erano anni meravigliosi, anche gli operai avevano le 1.500 lire per andare alla Capannina, e si pensava sarebbe durata per sempre. Io però vedevo già nuvoloni all’orizzonte».

 

ornella vanoni gino paoli

Nessuno aveva un arco di vita come il suo, da Tenco alla polemica con Elodie (e davvero non ce l’aveva con lei, era un’invettiva generica la sua contro le artiste che fanno carriera mostrando il corpo), passando per Mina e Celentano. Nessuno ha provato tutto quello che ha provato lui: il whisky, la cocaina, le corse in macchina, financo un proiettile conficcato nel cuore.

 

«Avevo tutto, e non sentivo più niente. Le due donne più belle d’Italia, Ornella Vanoni e Stefania Sandrelli, erano innamorate di me. In garage avevo una Porsche, una Ferrari e una Flaminia Touring. Cos’altro potevo avere? Volevo vedere cosa c’era dall’altra parte. Così mi sono sparato al cuore». E forse era vero quello che Paoli raccontava, che Tenco, stordito da quella droga arrivata dalla Svezia, il Pronox, voleva imitarlo: spararsi e restare vivo.

 

ornella vanoni gino paoli goffredo bettini gianni borgna

Da giovane faceva il pittore e tirava di boxe: «Mio padre mi disse: se le buschi, il resto te lo do io. Nella Genova del dopoguerra saper fare a botte era una necessità». Se per questo, fece a pugni con la polizia nella rivolta del luglio ’60, e con Felice Maniero, il boss della mala del Brenta, per difendere una donna.

 

Come i grandi artisti, Gino era anche un po’ stregone, demiurgo di sé stesso, fabbro della propria leggenda.

 

Sosteneva di discendere da Pasquale Paoli, patriota dell’indipendenza della Corsica. Il nonno lavorava alle fonderie di Piombino, aveva messo in fuga i fascisti, spezzava i tavoli con una mano. La nonna era cieca, riuscì a farsi sposare a settant’anni, e l’armonica che sembra un organo del «Cielo in una stanza» era l’armonica che Gino suonò per i nonni in chiesa.

 

LA COPERTINA DI ROLLING STONE DI FEBBRAIO 2026 DEDICATA A GINO PAOLI

A dispetto dei luoghi comuni sui liguri, era generosissimo. I primi incassi li spese in tartufi da offrire agli amici. Fu lui a lanciare Califano, fu lui a convincere Lucio Dalla a cantare da solista: «Giravamo l’Italia del Cantagiro su una cabriolet, entrambi pelosissimi, non eravamo un bello spettacolo. Abbiamo dormito schiena contro schiena, non mi ha mai sfiorato il dubbio che gli piacessero gli uomini».

 

Una sera alla Bussola perse la calma con il pubblico che fischiava la sua versione delle canzoni di Brel e Brassens, e mandò tutti a quel paese (Gino non disse «paese»). Il giorno dopo aveva la fila di ricchi borghesi che volevano farsi mandare a quel paese da Gino Paoli.

 

Le donne impazzivano per lui, per la sua musica, per i suoi baffi, per i suoi occhi celesti, per la sua aria da maledetto. L’incubo di ogni uomo si materializzò per Gino la mattina in cui trovò sua moglie Anna e Ornella Vanoni sedute sul dondolo che gli chiedevano: «Devi scegliere, o me o lei».

 

gino paoli alla camera dei deputati

Gino fece quello che avrebbe fatto qualsiasi uomo: fuggì. Dietro l’angolo c’era Stefania Sandrelli, con cui ebbe una splendida figlia, Amanda, coetanea del figlio avuto con la moglie, Giovanni. Alla fine della strada lo attendeva Paola, la donna che gli ha chiuso gli occhi. All’epoca Gino aveva una fidanzata in ogni città: «Paola le affrontò tutte, una a una. L’ultima a cedere fu quella di Torino. Paola la minacciò con un coltello».

 

Con il Sessantotto, Gino sparì. Andò a gestire un locale a Levanto, cadde nell’alcol e nella droga. Tornò, scrisse altre canzoni meravigliose, «Una lunga storia d’amore», «Quattro amici al bar». Gli amici erano Tenco, Lauzi, De André, Beppe Grillo — «non sono d’accordo con lui in politica ma gli amici si aiutano, non si criticano» —, Renzo Piano che lo adorava, Antonio Ricci che ieri ha pianto per la prima volta in trent’anni.

 

Anche Gino piangeva di rado. Era uno di quegli uomini che nascondono una sensibilità profonda dietro la spavalderia. La morte del figlio Giovanni l’aveva provato moltissimo, la scomparsa di Ornella Vanoni è stata un dolore terribile. Ma la morte l’ha colto vivo, capace ancora di suonare il pianoforte, di cantare, di affacciarsi sul panorama infinito del terrazzo di casa a guardare il mare. Il mare che vedeva da una soffitta di Boccadasse, frequentata da una gatta con una macchia nera sul muso (...)

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