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Il ministro Piero Gnudi ancora non si capacita di come possa essere avvenuto. E nessuno tra i suoi collaboratori sa dargli risposte chiare. Proprio ieri, leggendo il decreto sulla spending review sulla Gazzetta Ufficiale ha scoperto che con un colpo di penna gli è stato cancellato il Pore, Progetto Opportunità per le Regioni in Europa (www.pore.it), voluto dal suo predecessore Raffaele Fitto, per gestire una manciata di miliardi di euro di Bruxelles a favore di attività di rilancio dell'innovazione e lo sviluppo nelle Regioni del Sud.
Nato nel 2004, il Pore era formato da una trentina di funzionari di diverse amministrazioni, di cui circa un terzo dirigenti pubblici più qualche esperto nominato ad hoc. La scure è stata calata da Antonio Catricalà d'intesa con il ministro Fabrizio Barca che aveva da tempo messo gli occhi sul gruzzoletto, con la compiacenza del capo dipartimento dello stesso ministero di Gnudi, Calogero Mauceri, messo lì da Catricalà stesso e soprattutto dall'ex sottosegretario Carlo Malinconico.
Mauceri da sempre dirigente di Palazzo Chigi era salito agli onori delle cronache perché procurava a Malinconico le prenotazioni al Pellicano a spese del costruttore Piscicelli, della cricca di Balducci.
Alla notizia della soppressione si è immediatamente dimesso Ernesto Somma, coordinatore del Pore, economista Pugliese di Maglie, messo lì da Fitto qualche anno fa. Gnudi non ha digerito il colpo di mano e promette vendette contro i suoi collaboratori e contro Catricalá, ma c'è ben poco da fare. E qualcuno malignamente sussurra che lo stesso commercialista di Bologna si è accorto di avere nel suo dipartimento il Pore solo dopo la sua soppressione. E i miliardi di euro rimangono non spesi, come la maggior parte dei fondi europei. Alla faccia dello sviluppo.
ERNESTO SOMMA
PIERO GNUDI
I CATRICALA
FABRIZIO BARCA
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