CONTI CHE NON TORNANO – IL GOVERNO DI PITTIBIMBO È A CACCIA DI 20 MILIARDI E I TAGLI ALLA SPESA NON BASTANO – IL PRESSING SULL’UE PER AMMORBIDIRE IL RIENTRO DEL DEBITO

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Carlo Bertini per “La Stampa”

 

RENZI PADOANRENZI PADOAN

Le polemiche agostane impazzano: i sindacati in blocco, già sulle barricate per i possibili prelievi sulle pensioni alte, ora minacciano «un autunno incandescente, la pazienza sta per finire» se venissero pure confermate le ipotesi di un congelamento biennale degli stipendi del pubblico impiego.

 

Il lavoro dei tecnici dell’Economia, tra spending review, accelerazione sulle privatizzazioni e misure da mettere in campo per fronteggiare la crisi, va avanti a spron battuto per reperire quei 20 miliardi necessari, anche se il governo frena gli allarmi convinto che i tagli di spesa produrranno i risultati attesi. Le ultime voci danno per possibile l’introduzione nel decreto Sblocca-Italia anche di prime misure per l’accorpamento delle partecipate locali, anticipando così una parte di quel l’enorme sforbiciata che dovrebbe arrivare con la legge di stabilità.

MATTEO RENZI E PIERCARLO PADOAN MATTEO RENZI E PIERCARLO PADOAN

 

Una boccata d’ossigeno sui tempi arriva grazie al rinvio di una scadenza considerata una mannaia, la presentazione dell’aggiornamento dei dati sui conti pubblici su cui impostare la manovra, il famoso Def, che slitta da metà settembre al 1 ottobre: l’Istat dovrà in settembre ricalcolare il Pil con i nuovi parametri europei e l’attesa che l’economia sommersa possa far lievitare il nostro pil è un buon viatico, visto che tutti i parametri non raggiunti che poi costringono ad amare medicine hanno quel denominatore.

 

RENZI E PADOAN RENZI E PADOAN

«L’utilizzo dei nuovi dati Istat basati sulla metodologia europea SEC 2010, quelli che comprendono cioè anche le spese in ricerca e sviluppo e quelle militari e le attività illecite, è il presupposto essenziale per la predisposizione di un Def coerente con questa nuova metodologia di rilevazione statistica adottata a livello europeo», recita non a caso una nota dell’Economia.


Ma l’orizzonte su cui intende muoversi Palazzo Chigi resta quello europeo. Trattative vere e proprie ancora non ce ne sono, aspettative invece sì su quello che in seno al governo viene definito un epilogo ineluttabile. Sono infatti pochi i paesi in Europa che centrano l’obiettivo di deficit, anche in Francia l’alto debito non può ridursi al ritmo previsto a causa della crisi e quindi la Commissione Ue dovrà ben valutare come applicare il famoso «six pact», sfruttando i margini per flessibilità, altrimenti tutta la zona euro rischia di finire sotto procedura d’infrazione, mentre le regole consentono di tener conto del ciclo economico.

Sandro Gozi ringrazia l Ambasciatore di Francia e gli invitati Sandro Gozi ringrazia l Ambasciatore di Francia e gli invitati


In tale contesto però, è d’obbligo presentarsi il 30 agosto al consiglio europeo con un percorso di riforme a scadenza fissa e tempi certi, non con annunci e promesse: i decreti sulla giustizia, sullo Sblocca-Italia, varati al cdm del giorno prima, così come la delega fiscale e sul lavoro già avviati, corredati da una tempistica nero su bianco servono a rafforzare il potere contrattuale di un premier che fa del ritrovato protagonismo dell’Europa la chiave della sua azione politica in questi mesi.

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Il premier dunque è convinto che con le carte in regola sulle riforme la trattativa con l’Europa non potrà fallire, perché sarà interesse di tutti un approccio più elastico. E il nodo del debito alto in tutti i paesi sale in primo piano, per fare in modo che le maglie del duro percorso di rientro si allentino nel triennio dal 2016 non solo per l’Italia. «La regola del debito sta creando problemi a tutti, dunque se ci sarà un orientamento a correggere il ritmo di avvicinamento ai parametri, riguarderà tutti, anche se sarà diverso per ogni paese», spiega un membro del governo.

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«Agli stati spetta fare le riforme, all’Europa spetta applicare le politiche in maniera più intelligente e le regole in maniera meno contabile. I dati di Germania, Finlandia e Paesi Bassi indicano che la politica di sola austerità non basta, non va nell’interesse di Europa e dell’Italia», dice il sottosegretario Sandro Gozi.