DAGOREPORT - FERMI TUTTI! LA VITTORIA DI CALTAGIRONE AL PALIO BANCARIO DI SIENA NON APPARE…
CON LA GUERRA IN IRAN, TRUMP SI È PREPARATO LA FRUSTA PER IL SUO CULO - TUTTE LE OPZIONI MILITARI CHE PREVEDONO UN'INVASIONE VIA TERRA SONO UN BAGNO DI SANGUE PER I SOLDATI AMERICANI E NON PORTEREBBERO A NULLA - IL PENTAGONO AMMASSA UOMINI IN MEDIORIENTE, MA UN'OPERAZIONE "BOOTS ON THE GROUND" SAREBBE UN DISASTRO: SE GLI USA INVADESSERO L'ISOLA DI KHARG I PERICOLI SAREBBERO SUPERIORI AI BENEFICI - CI SONO IPOTESI ALTERNATIVE: COME ATTACCARE L'ISOLA DI LARAK, CHE NON HA RIFUGI SOTTERRANEI - NESSUNA DI QUESTE MANOVRE PROSPETTA LA VITTORIA RISOLUTIVA CHE TRUMP CHIEDE PER CHIUDERE LA GUERRA...
DRONI E MARINES INFILTRATI I PIANI DELLO SBARCO USA IRAN, UCCISO AMMIRAGLIO
Estratto dell'articolo di Gianluca Di Feo per "la Repubblica"
donald trump - conferenza stampa sulla guerra in iran
Dimenticate la Normandia e Iwo Jima: oggi gli sbarchi di massa sulle spiagge non si fanno più, perché sarebbero un massacro. I marines hanno cambiato modo di combattere. Si infiltrano sull'obiettivo, pochi alla volta. Dirigono il fuoco di navi e aerei; creano zone sicure. E poi fanno arrivare i rinforzi con gli elicotteri e con i mezzi anfibi. «L'isola è come una mela, da mangiare un morso dopo l'altro», spiega un veterano del Corpo.
Anche i pasdaran lo sanno e si preparano ad affrontarli. Sull'isola di Kharg, il terminale da cui si esporta il 90 per cento del greggio iraniano, stanno minando la costa. Ed esibiscono l'arma più insidiosa: i droni filoguidati, che non si riesce a disturbare. È una delle lezioni che hanno appreso dai russi e la applicano con sapienza: con uno di questi aeroplanini le milizie sciite irachene hanno distrutto un elicottero Blackhawk. La stessa sorte potrebbe toccare ai convertiplani Osprey che trasportano le squadre di fanti.
I COLLOQUI DI DONALD TRUMP CON L IRAN - VIGNETTA
Il Pentagono non sottovaluta le capacità di Teheran. Continua a fare il vuoto nei vertici: è stato ucciso pure il capo delle forze navali dei Guardiani della Rivoluzione, Alireza Tangsiri. Nonostante la campagna aerea Usa abbia incenerito 10mila siti del regime, la risposta con missili e droni continua però ad essere agguerrita: ogni giorno ne lanciano decine contro Israele e contro i Paesi del Golfo. Ieri sugli Emirati sono piovuti ventisei ordigni, tutti intercettati: i rottami hanno ucciso due persone, portando a dieci i morti dall'inizio del conflitto.
Il comando statunitense sta preparando la prossima mossa, per concretizzare «l'inferno» promesso da Donald Trump in caso di fallimento delle trattative. Sta accumulando uomini e mezzi. I 2200 marines della Task Force Tripoli con tre navi piene di caccia, convertiplani e veicoli blindati da domani saranno pronti all'azione. Migliaia di paracadutisti e incursori stanno arrivando a Gibuti, in Giordania e in Arabia Saudita.
JET E NAVI MILITARI USA IN MEDIO ORIENTE
C'è pure lo squadrone di elicotteri speciali che ha condotto il blitz di Caracas e catturato Maduro. Il problema è inventare un'operazione così incisiva da smantellare il controllo dello Stretto di Hormuz, che mette in crisi l'economia mondiale. L'attenzione è rivolta a Kharg, la chiave delle risorse degli ayatollah.
Ha il vantaggio di essere davanti al Kuwait, l'alleato più determinato a chiudere i conti con la Repubblica islamica. Ma è troppo lontana da Hormuz e troppo vicina alla terraferma iraniana. Inoltre, i giganteschi serbatoi di greggio potrebbero venire incendiati avvolgendo in una spessa nuvola nera il teatro della lotta. I droni MQ4 Triton che decollano da Sigonella hanno fornito una mappa completa delle difese ma non basta per avere la certezza del successo. Come hanno sottolineato l'ammiraglio Stavridis, ex comandante supremo della Nato, e il generale Votel, ex numero uno del Centcom, i pericoli di un assalto a Kharg sono superiori ai benefici strategici.
esercito americano in medioriente 8
Ci sono ipotesi alternative. Impadronirsi di un porto sulla costa, come Konarak molto all'esterno del Golfo: servirebbe per sobillare la rivolta del Baluchistan contro la teocrazia. O dell'isola di Larak che è in mezzo allo Stretto e a causa della natura corallina non ha rifugi sotterranei. Di fronte però c'è Qeshm, un blocco di calcare fitto di cunicoli dove sono nascosti razzi e droni.
L'altro scenario è simile a uno scacco matto. Prendere Abu Musa e isolette come Sirri, la Piccola e la Grande Tunb, trasformandole nel trampolino di lancio per dominare il Golfo. Sono a metà strada tra Iran ed Emirati, che le rivendicano dai tempi dello Shah, e ognuna ha lunghe piste di decollo. L'assenza di popolazione civile può dare via libera ai raid. Sono massicciamente fortificate, ma sono identiche agli atolli bunker cinesi che i marines si addestrano a espugnare.
esercito americano in medioriente 2
Una volta piantata la bandiera Usa, possono diventare le basi avanzate per scortare le petroliere amiche e bloccare quelle iraniane. Gli americani le conoscono bene: il 18 aprile 1988 sono state il teatro di una battaglia con i pasdaran, che si chiuse con la distruzione di cinque unità navali e di due piattaforme con armi-antinave. C'è un limite: nessuna di queste manovre prospetta la vittoria risolutiva che Trump chiede per chiudere la guerra. E tutte hanno rischi molto alti.
DRONI, MARTIRI E MINE SULLO SBARCO DEI MARINE L’OMBRA DELL’IRAQ E IL RISCHIO DEL PANTANO
Estratto dell'articolo di Lorenzo Cremonesi per il “Corriere della Sera”
esercito americano in medioriente 3
Si fa più buio lo scenario della guerra in Medio Oriente con la prospettiva di attacchi americani di terra. Utilizzare la minaccia dell’occupazione dell’isola di Kharg e dell’intensificazione dei bombardamenti su tutto l’Iran nella speranza di costringere il regime degli ayatollah a negoziare da una posizione di debolezza: così Donald Trump dichiara di cercare il dialogo, anche se il conflitto sembra destinato a entrare in una fase ancora più violenta.
Dopo che nelle ultime ore Teheran ha rifiutato i 15 punti del piano di pace Usa, che includono la totale cancellazione dei suoi programmi nucleari, e rilanciato invece i propri 5, comprendenti le riparazioni di guerra e il riconoscimento della sua sovranità sullo Stretto di Hormuz, l’arrivo nella zona di una forza Usa che adesso conta oltre 7.000 soldati scelti fa prevedere che la strada dello sbarco su Kharg diventi sempre più probabile.
esercito americano in medioriente 1
C’è da aggiungere che gli iraniani non hanno alcuna fiducia nelle promesse di Trump. Ai loro occhi, il presidente Usa, che per ben due volte — nel giugno scorso e poi il 28 febbraio — ha lanciato i suoi raid all’improvviso nel pieno delle trattative, non ha alcuna credibilità. E ciò spiega come da molto tempo ormai si stiano preparando a una disperata resistenza a oltranza destinata a rinfocolare l’ ethos religioso sciita del «martirio» che include attacchi suicidi, disastri ecologici, bombe sugli Stati del Golfo e danni gravi al traffico energetico mondiale [...].
esercito americano in medioriente 4
Gli iraniani però hanno spostato parecchi barchini esplosivi sulle coste rocciose e frastagliate della zona. Non è chiaro se abbiano disposto mine nel mare. E annidati in bunker sotterranei stanno i pasdaran pronti a tutto. Gli ayatollah minacciano che l’invasione di Kharg, che è il loro scalo petrolifero principale nel Golfo, li porterebbe a imporre il blocco totale non solo di Hormuz, bensì anche dello stretto di Bab al-Mandeb. [...]
video della propaganda iraniana contro trump in stile inside out
donald trump - stretto doi hormuz
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