begona gomez pedro sanchez

BEGONA, CHE BEGA! GRUPPI E ORGANIZZAZIONI CHE SOSTENGONO LA CAUSA GIUDIZIARIA CONTRO BEGONA GOMEZ, MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO SANCHEZ, CHIEDONO UNA CONDANNA PER CORRUZIONE E MALVERSAZIONE A 24 ANNI – L'ACCUSA POPOLARE (FIGURA PREVISTA DAL CODICE DI PROCEDURA PENALE SPAGNOLO) SOSTIENE CHE LA 'PRIMERA DAMA' AVREBBE SFRUTTATO LA SUA POSIZIONE PER FAVORIRE LA PROPRIA ATTIVITÀ ACCADEMICA - LA DIFESA SOSTIENE CHE IL GIP VUOLE “ARRIVARE A UN OBIETTIVO A TUTTI I COSTI ANCHE A COSTO DI MASSACRARE LA VERITA’”: “NON C'È UN SOLO INDIZIO DI REATI PENALI…”

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begona gomez

(ANSA) -  Gruppi e organizzazioni che sostengono la causa giudiziaria contro Begona Gomez, moglie del premier spagnolo Pedro Sanchez a rischio processo, invocano una dura condanna: guidata dall'associazione ultraconservatrice Hazte Oir, l'accusa popolare ha infatti chiesto 24 anni di carcere nei suoi confronti per presunti reati di traffico di influenze, malversazione, corruzione tra privati e appropriazione indebita, come indicato nell'atto depositato. Accuse basate sull'impianto del giudice istruttore, Juan Carlos Peinado.   

 

Nella richiesta, di cui ha preso visione l'ANSA, vengono inoltre chiesti 22 anni per la collaboratrice di Gomez alla Moncloa, Cristina Alvarez, e 6 anni per l'imprenditore Juan Carlos Barrabes, che coadiuvava la moglie del premier in un master da lei diretto presso l'Università Complutense di Madrid.

 

pedro sanchez begona gomez

L'accusa popolare (figura prevista dal Codice di procedura penale spagnolo) sostiene che la 'primera dama' avrebbe sfruttato la sua posizione per favorire la propria attività accademica.   Parallelamente, la difesa di Begona Gomez, rappresentata dall'ex ministro Antonio Camacho, è passata al contrattacco con un ricorso al Tribunale Provinciale di Madrid, che confuta le accuse del giudice Peinado.

 

La difesa accusa il magistrato di aver chiuso le indagini senza garantire i diritti delle parti. "Dà la sensazione che si voglia arrivare a un obiettivo, anche a costo di massacrare la verità", si legge nel ricorso. Per la difesa, "non c'è un solo indizio" di reati penali. Anche l'assistente della Gomez alla Moncloa, Cristina Alvarez, ha impugnato l'atto, negando irregolarità.

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