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I SONDAGGI DANNO FAVORITO CONTE ALLE PRIMARIE DEL CAMPO LARGO? E SCHLEIN RINSALDA L’ASSE CON LANDINI – LA MOSSA DI ELLY E I SOSPETTI DEI FEDELISSIMI SUI CAPOCCIONI DEM BETTINI E FRANCESCHINI: CHE LA LORO INSISTENZA SULLE PRIMARIE RAPPRESENTI UNA TRAPPOLA PER AZZOPPARE LA SEGRETARIA? – SCHLEIN STUDIA LE MOSSE ANCHE DI MANFREDI E BONACCINI, TIEPIDI SULLE PRIMARIE. ENTRAMBI POTREBBERO FARE IL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA SE NON CI SARANNO I GAZEBO...
Maria Teresa Meli per il Corriere della Sera – Estratti
Quando — un mesetto fa — Elly Schlein ha sentito Goffredo Bettini e Dario Franceschini intonare per primi il mantra delle primarie, ha drizzato le antenne. Certo il voto ai gazebo, come ricorda Francesco Boccia, è nel Dna del Pd, ma perché dirlo «con tutta quella insistenza, dal momento che la riforma elettorale non è stata ancora varata»? È questo l’interrogativo che si è posta la segretaria.
Nel lunedì della vittoria referendaria si è aggiunto un altro cantore del rito delle primarie. Giuseppe Conte. La sua è stata una duplice — e abile — mossa. Da un lato ha smorzato, almeno mediaticamente, il protagonismo della segretaria pd nel giorno del successo del No, dall’altra ha lanciato un avvertimento a Schlein, del tipo «non ti regalerò la leadership del centrosinistra».
C’è un pezzo del Pd che, però, è d’accordo con il capo del Movimento 5 Stelle.
Nell’abitazione romana di Bettini, frequentata abitualmente dall’ex premier, è sempre tutto un via vai di dem poco convinti della candidatura a Palazzo Chigi della segretaria. Fino a poco tempo fa compulsavano un sondaggio che dava Conte vincente con Giorgia Meloni e Schlein perdente. Da ieri c’è una nuova rilevazione, del sondaggista Noto, secondo la quale il leader del M5S alle primarie prenderebbe più voti della segretaria del Partito democratico.
E per quanto Bettini, con l’autorevolezza che certo non gli manca, si sia sforzato — e si sforzi — di mettere insieme nemici, amici e osservatori neutrali, i sospetti tra i fedelissimi di Schlein prendono corpo e peso: che le primarie rappresentino la trappola per azzoppare la segretaria?
Schlein è comunque convinta di farcela e puntando a questo ha rafforzato il suo rapporto con Maurizio Landini i cui voti, ai gazebo, indubbiamente conteranno. Ma i sospetti rimangono. E vengono destati anche da quelli che invece sono tiepidi sulle primarie, o addirittura da chi dice apertamente che non le vuole, come Silvia Salis.
Già, perché nel complicato mondo del centrosinistra il non detto pesa più delle accuse palesi. C’è Gaetano Manfredi che sul voto ai gazebo è quanto mai cauto: «Dipende dalla legge che ci sarà, possono essere primarie o un tavolo di coalizione».
C’è Stefano Bonaccini che non le esclude ma nemmeno le invoca. Entrambi, il sindaco di Napoli e il presidente del Pd, potrebbero fare il candidato premier del centrosinistra se primarie non saranno e i big della coalizione si siederanno a un tavolo per decidere la questione.
Non sarà quindi un caso se Manfredi mantenga un ottimo rapporto con Conte e Bonaccini sia riuscito a costruirlo nel frattempo. Ma da quel tavolo, che per pudore non verrà chiamato caminetto, potrebbe uscire pure la sindaca di Genova. Che ha dalla sua anche la questione di genere. «Contro Meloni bisogna mettere una donna, non un uomo», diceva agli amici, tempo addietro, il saggio Franceschini.
Il voto nei gazebo sembra non convincere nemmeno l’ala riformista del Pd, che si troverebbe irrimediabilmente schiacciata tra Schlein e Conte, due candidati che non convincono quell’area. Chi invece vorrebbe le primarie per mettersi alla prova è il non ancora costituito centro.
Ernesto Maria Ruffini, che ha capito subito la posta in gioco, ieri si è detto disponibile a correre e, visto il tipo, franco e diretto, non gli mancherà certo il coraggio di scendere in campo. Avs prende tempo, ma sa che i suoi voti nei gazebo possono fare gola sia a Schlein sia a Conte.
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