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“INTORNO A BOSSI AVEVANO FATTO TERRA BRUCIATA” – LO SFOGO DI DANIELA CANTAMESSA, STORICA SEGRETARIA DEL SENATUR, CONTRO I VERTICI DELLA LEGA: “AI FUNERALI A PONTIDA NON CREDO CHE ANDRÒ. TROPPO DOLORE PER QUELLO CHE È SUCCESSO, TROPPE PERSONE CHE NON VOGLIO PIÙ VEDERE. GLI ULTIMI ANNI SONO STATI TERRIBILI. PER LUI E ANCHE PER ME. BOSSI HA DATO LE DIMISSIONI IL 5 APRILE 2012, MA AVEVA ANCORA L’UFFICIO IN VIA BELLERIO. E COSÌ, IO SONO RIMASTA CON LUI FINO ALL’APRILE 2017. MA NON LO VOLEVANO PIÙ IN VIA BELLERIO. NON C’ERA PIÙ IL RISCALDAMENTO, NIENTE PIÙ LINEE TELEFONICHE…”
Estratto dell’articolo di Marco Cremonesi per il “Corriere della Sera”
DANIELA CANTAMESSA E UMBERTO BOSSI
«A Pontida? Non credo che andrò». Daniela Cantamessa è stata la segretaria, la guardiana, la vestale quasi di Umberto Bossi: «Non poteva essere diverso. Quando lui voleva qualcosa, a qualsiasi ora, dovevi scattare». Per questi motivi è il simbolo di cosa ha rappresentato Bossi per i suoi militanti.
Ma perché non vuole andare ai funerali del Senatur?
«Troppo dolore per quello che è successo, troppe persone che non voglio più vedere… Forse è anche il mio lato piemontese, riservato. […]».
umberto bossi e matteo salvini
A maggior ragione, questo saluto è difficile da mancare…
«No… No, guardi no. Bossi a Pontida ha un significato troppo grande: io non ce la faccio».
Ripensa agli ultimi anni dolorosi?
«No, io quando penso a Bossi penso alla speranza che aveva generato in tutti noi. Ma certo: gli ultimi anni sono stati terribili. Per lui e anche per me».
Perché?
UMBERTO BOSSI CON MATTEO SALVINI A PONTIDA NEL 1990
«Perché non lo volevano più. Bossi ha dato le dimissioni il 5 aprile 2012, ma aveva ancora l’ufficio. E così, io sono rimasta con lui fino all’aprile del 2017. Ma intorno gli avevano fatto terra bruciata. Eravamo tutti in cassa integrazione e a me arrivavano continue lettere di richiamo perché io andavo in via Bellerio lo stesso. Anche se era difficile…».
Il motivo?
«Perché non lo si voleva più lì in sede. Non c’era più il riscaldamento, niente più linee telefoniche: a quel piano non si facevano più le pulizie e tutto era in disarmo… Quello che è difficile, impossibile da metabolizzare, è come è finita una storia, una comunità… Se devo mettere vicine le due immagini, penso alla sala delle riunioni con il tavolone verde la prima volta che ci entrai. Ero militante dal 1992, mi pareva troppo bello per essere vero. La seconda è quella degli uffici in sfacelo una decina di anni fa».
DANIELA CANTAMESSA E UMBERTO BOSSI
Come è diventata la sua segretaria?
«Ero entrata all’agenzia viaggi della Lega: Padania Bella. Poi, per la maternità di una collega, facevo il doppio lavoro: all’agenzia e come segretaria».
E rispondeva che il segretario, da sempre allergico ai cellulari, non poteva rispondere.
Quante telefonate riceveva al giorno?
«E chi lo sa. In certi periodi, ininterrottamente. Tra l’altro, alla fine degli anni Novanta arrivavano ancora quintali di posta».
Quando lo ha visto più arrabbiato?
«Quando ha saputo che Francesco Belsito aveva fatto degli investimenti all’estero». […]
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