elly schlein pina picierno

“NON MI FARO’ LOGORARE” - DOPO IL CAOS NEL PD PER IL VOTO SUL RIARMO EUROPEO, CON 11 EURODEPUTATI CHE SI SONO ASTENUTI E 10 CHE HANNO VOTATO SI', ELLY SCHLEIN NON ESCLUDE IL CONGRESSO: “SERVE UN CHIARIMENTO POLITICO, VALUTEREMO FORME E MODI” – LA MINORANZA RIFORMISTA FRENA: “NON CHIEDIAMO IL CONGRESSO”. IL MOTIVO? LO SPIEGA UN ANONIMO ESPONENTE DELL'OPPOSIZIONE ALLA SCHLEIN: “NOI NON SIAMO PRONTI PER UN APPUNTAMENTO DEL GENERE PERCHÉ NON C’È UN’ALTERNATIVA FORTE E CHIARA, NÉ SUL PIANO DELLA LEADERSHIP NÉ SU QUELLO DELLA LINEA POLITICA” - L’OPPOSIZIONE INTERNA AFFILA I COLTELLI ANCHE A BRUXELLES, ACCUSANDO LA SEGRETARIA DI IGNORARE I SUOI ELETTI: “ELLY NON CI ASCOLTA, SUL REARM EUROPE NON SI È CONFRONTATA CON IL GRUPPO…” – VIDEO

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https://video.corriere.it/politica/voci-dal-parlamento/riarmo-schlein-voto-europa-serve-chiarimento-politico-valuteremo-forme-modi/bd5d8f08-003d-11f0-99ff-8dfc68c30428

 

 

1 - SCHLEIN: NON MI FARÒ LOGORARE E NON ESCLUDE IL CONGRESSO

M. T. M. per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

elly schlein alla direzione del pd foto lapresse

Arrabbiata si è arrabbiata. E non lo ha nascosto nelle telefonate che ha fatto, sia martedì che mercoledì, nel tentativo di far prevalere la sua linea. «Ci saranno conseguenze», ha fatto sapere in quei momenti concitati che hanno portato a un voto in cui il Pd si è diviso a metà.

 

Ma ieri Elly Schlein era più calma e ancora più determinata: «Io vado dritta per la strada che abbiamo individuato», ha detto ai suoi. Con buona pace di Prodi, Gentiloni e Veltroni: «Per carità, io ascolto i consigli di tutti, ma poi sta a me fare sintesi e decidere». E in pubblico la segretaria lancia questo messaggio: «Serve in un chiarimento politico, le forme e i modi li valuteremo».

 

ELLY SCHLEIN E STEFANO BONACCINI

Dunque, nessun ripensamento, nessun passo indietro. Anzi. Elly Schlein è tentata di farlo in avanti quel passo.

 

E cioè di convocare lei il congresso. Le assise, sia detto per inciso, nella minoranza non le vuole nessuno. Le chiede Luigi Zanda, che però ormai non sta più dentro i giochi (sempre assai complicati) del Pd. Ma i riformisti non puntano affatto a quell’obiettivo. Lo precisa molto chiaramente il loro coordinatore, Alessandro Alfieri: «Io non penso che serva un congresso. Serve, invece, registrare un metodo di confronto quando ci sono questioni più critiche in cui tutti possono portare il proprio punto di vista», spiega il senatore dem all’ Huffington Post.

 

elly schlein

Un congresso anticipato in tempi ravvicinati avrebbe un unico esito possibile: la vittoria di Schlein. E questo i riformisti lo sanno bene: «Noi non siamo pronti per un appuntamento del genere — confessa un autorevole esponente di quell’area — perché non c’è un’alternativa forte e chiara, né sul piano della leadership né su quello dell’elaborazione di una linea politica». Perciò molti nella cerchia ristretta della segretaria consigliano alla leader di giocarsi la carta del congresso.

 

Al momento Schlein non ha ancora deciso, ma non esclude affatto quell’opzione, perché di una cosa la segretaria del Pd è convinta: «Io non mi farò logorare come i miei predecessori, sono stata eletta per cambiare il Pd e dargli un’identità, e non ci sto a far prevalere logiche di apparati e di correnti», ripete ai suoi.

schlein bonaccini

 

Perciò l’ipotesi di un congresso è tutt’altro che peregrina.

 

(...)

 

Non si tratta di buttare fuori i riformisti: «Io non criminalizzerai mai la minoranza, ne ho fatto parte quando la minoranza veniva emarginata e perciò non potrei mai fare una cosa del genere». Ma un «chiarimento» è necessario a questo punto. E non sarà certo rappresentato dall’appuntamento parlamentare previsto per metter giù la risoluzione del Pd in vista del dibattito sul prossimo Consiglio europeo con Giorgia Meloni. Su quello non ci sarà rottura all’interno dei gruppi di Camera e Senato del Pd. Lo dicono nella maggioranza dem ma lo sostengono anche i riformisti.

 

elly schlein alla direzione del pd foto lapresse 2

(...)

 

2 - «LEI NON CI ASCOLTA» «NO, VOI LA BOICOTTATE» IL DAY AFTER TRA I DEM

Claudio Bozza per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

C’è chi sbaglia a premere votando un «no» all’invio di armi all’Ucraina che sarebbe stato clamoroso, come Nicola Zingaretti, poi costretto a correggere: pulsante errato. Ma c’è anche l’indice di Lucia Annunziata che sulla mozione della discordia vota «sì» (sarebbe stato altrettanto clamoroso), invece che astenersi come da ordine di scuderia della segretaria Elly Schlein. Il Pd, chiamato a votare su una questione identitaria, è finito ancora una volta gambe all’aria.

 

Guerra e pace, la mettono così, i più radicali.

 

 

stefano bonaccini bacia elly schlein

Ventiquattr’ore dopo la votazione sulla svolta di Ursula von der Leyen, nel Partito democratico si svolge una seduta «psicopolitica» piuttosto complicata. Perché stavolta anche alcuni eurodeputati dell’ala riformista, promotrice dello strappo anti Schlein, a mente fredda sono costretti ad ammettere: «Qui a Bruxelles non c’è affatto un clima da “resa dei conti”, è più a Roma che volano colpi proibiti». Ma dietro a questa notazione c’è una buona dose di realpolitik : «Congresso? Macché, non abbiamo nessuno talmente forte da poter battere Elly». Più cauto usare un altro termine: «Si respira attendismo». Meglio quindi un volemose bene , almeno a Bruxelles, perché in fondo tra i 21 eurodeputati dem c’è un buon clima: si sono stretti rapporti umani e non mancano cene cordiali anche tra chi la pensa agli opposti.

elly schlein alla direzione del pd foto lapresse

 

Nota politica fondamentale: tra i 21 eletti al Parlamento Ue, solo 8 sono ascrivibili come fedelissimi della segretaria (e 3 di questi non hanno nemmeno la tessera del Pd: Annunziata, Strada e Tarquinio). Gli altri 13 sono quasi tutti riformisti di Energia popolare, che dopo un periodo di «tregua» si sono dati una bella scossa. La sera prima del voto sulle mozioni post ReArm Europe, tutti i membri della corrente anti Schlein sono stati protagonisti di una riunione piuttosto accesa: «Dobbiamo dare un segnale forte a Elly», ha tuonato la maggioranza di loro.

 

elly schlein alla direzione del pd foto lapresse.

E anche il loro capocorrente Stefano Bonaccini — grande sconfitto da Schlein alle primarie e poi diventato presidente (non belligerante) del Partito democratico — ha capito che doveva rimettersi in testa l’elmetto, perché stavolta i suoi gli avrebbero voltato davvero le spalle.

 

«Elly non ci ascolta», si sfoga più d’uno durante questo day after psicopolitico. Perché è questa la contestazione che in tanti, dall’opposizione interna, fanno alla segretaria: «Sul ReArm Europe non si è confrontata con il gruppo: è arrivata l’indicazione di voto da Roma». Prendere o lasciare. E così i ribelli hanno deciso l’affondo.

pina picierno

 

(...)

 

Una dinamica opposta a quella di Antonio Decaro, che forte dell’oltre mezzo milione di preferenze alle Europee ha tirato dritto contro Elly. Come a rivendicare: «Mi candiderò come governatore in Puglia, quei voti sono miei e non ho paura a dire come la penso davvero».

elly schlein - stefano bonaccini

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