DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO…
Paolo Mastrolilli per “La Stampa”
Da una parte, gli Stati Uniti interrompono le relazioni bilaterali con la Russia sulla Siria; dall' altra, Mosca risponde bloccando l'applicazione di un accordo per il disarmo nucleare con Washington, alzando subito il livello dello scontro per riportarlo su toni da Guerra fredda. Non c'è più alcun dubbio che i rapporti tra le due ex superpotenze sono al livello più basso dalla fine dell'Urss.
Nei giorni scorsi John Kerry aveva minacciato di fermare le comunicazioni dirette, se il Cremlino non avesse fermato l'offensiva su Aleppo e applicato l'accordo sulla tregua raggiunto a Ginevra. Le operazioni militari però vanno avanti, e quindi ieri Washington ha confermato lo stop delle relazioni: «La pazienza di tutti con la Russia sulla Siria è finita», ha detto il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest. Washington si spinge anche oltre e fa sapere che Obama «valuterà una serie di opzioni nei prossimi giorni, compresa la possibilità di sanzioni contro la Russia».
Vladimir Putin però non è rimasto impressionato da un provvedimento - la rottura della collaborazione - che ormai dava per scontato. Anzi, ha rilanciato, firmando un decreto con cui ha bloccato l'applicazione di un accordo con Washington sul disarmo nucleare, perché gli Usa hanno provocato una «minaccia alla stabilità strategica, come risultato di azioni non amichevoli».
L'intesa, firmata nel 2000 e confermata nel 2010, prevedeva l' eliminazione di 34 tonnellate ciascuno di plutonio utilizzabile per la costruzione di armi. La mossa di Mosca dimostra che Putin non è intimorito dai passi di Obama, e anzi lo sfida, alzando la posta fino a minacciare l'equilibrio nucleare.
Non c'è dubbio che questa escalation non si fermerà, almeno fino all'8 novembre, quando conosceremo il nome del nuovo presidente americano. Trump, forse aiutato dalle incursioni digitali degli hacker russi, ha già detto di ammirare Putin e di voler fare la pace. Clinton invece si presenta come la prosecuzione della linea attuale, forse più muscolosa, e la sua elezione costringerebbe Mosca a decidere se metterla alla prova, oppure tornare a discutere per trovare un nuovo equilibrio.
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