PARTORI-RAI CON DOLORE - DAL CONTRATTO RAI SPUNTA LA CLAUSOLA GRAVIDANZE, PER CUI L’AZIENDA PUÒ LICENZIARE UNA DONNA IN MATERNITÀ NEL CASO IN CUI NON GARANTISCA IL PIENO SVOLGIMENTO DEL LAVORO - INSORGONO I GIORNALISTI PRECARI E I SINDACATI, E LA RAI, IMBARAZZATA, SI DIFENDE: “MAI LICENZIATO NESSUNO PER MATERNITÀ” - NON SOLO SAN SCEMO, MA ANCHE MASCHILISTA: L’ASSOCIAZIONE ‘GIULIA’ ACCUSA IL PESTIVAL: “DONNE USATE COME PURO ORNAMENTO”...

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1 - L'ACCUSA DEI PRECARI "LA RAI LICENZIA CHI È IN MATERNITÀ"
Paolo Festuccia per "la Stampa"

I giornalisti precari la definiscono «clausula di gravidanza». Ma al di là del nome è la sostanza che scuote la Rai. Perché a detta del coordinamento giornalisti precari, «Errori di stampa» la norma prevede al punto 10 del contratto di consulenza per le partite Iva, «che se una donna resta incinta» la Rai potrà valutare «l'incidenza della gravidanza sulla produttività della lavoratrice, e se questa ne risultasse compromessa», si riserva sostanzialmente anche di «risolvere il contratto».

La Rai dal canto suo nega che ci siano stati «licenziamenti per maternità», ma la denuncia giunta durante la presentazione a Palazzo Valentini dell'autocensimento suoi giornalisti precari ha acceso comunque non poche polemiche: politiche, e pure sindacali.

Per la Tv pubblica, infatti, «non esiste alcuna clausola che possa consentire la risoluzione anticipata dei rapporti lavorativi del personale con contratto, anche a termine, di natura subordinata». Quanto ai contratti di lavoro autonomo, ai quali «come è noto non si applica lo statuto dei lavoratori né le relative tutele», la Rai precisa comunque «di non essersi mai sognata di interrompere unilateralmente contratti di collaborazione a causa di maternità».

Insomma, viale Mazzini respinge gli addebiti, ma è chiaro che i precari delle partite Iva insistono. Tant'è spiega Paola Natalicchio del coordinamento «Errori di stampa», che, «questi contratti a partita Iva o come programmisti-registi vengono fatti a giornalisti che lavorano nei programmi di rete e non sono registrati come testate giornalistiche». Come dire: lavoro, più o meno giornalistico, ma senza versamenti contributivi all'Inpgi.

Spiega Carlo Verna, segretario dell'Usigrai, «attendiamo che la Rai chiarisca sulla questione, ma sul fronte del precariato abbiamo ottenuto tutte le garanzie possibili per la tutela della maternità». Il nodo «insoluto» semmai attiene al cosiddetto infotaintment, ovvero, il giornalismo nelle reti (e non testate), «che resta un nodo spinoso - prosegue Verna - per il quale da tempo abbiamo chiesto il coinvolgimento dell'ordine dei giornalisti e dell'Inpgi».

Rivendicazioni a parte, è però il merito ad agitare i vertici di viale Mazzini; per il segretario generale della Cgil Susanna Camusso «la norma anti-gravidanza rende assolutamente illegittimo il contratto, perché considera causa di risoluzione del rapporto di lavoro la malattia, l'infortunio, la gravidanza». E aggiunge, «è del tutto evidente che norme di questo tipo sono non solo in contrasto con la legislazione vigente, ma non riservano il rispetto dovuto alle lavoratrici e ai lavoratori».

Duri, naturalmente, anche i commenti di Articolo 21 e Idv, mentre per Flavia Perina del Fli, «se fossero confermate le notizie sulle clausole capestro anti-gravidanza nei contratti per le consulenti a partita Iva, dovremmo concludere che alla Rai qualcuno è uscito di testa».

Ma al di là dei commenti ora la sfida del coordinamento «Errori di stampa» è quella di stralciare dal testo la «clausola anti-gravidanza». Ci riusciranno? Chissà. Nei fatti, il direttore generale Lorenza Lei riafferma che «in Rai non c'è mai stata alcuna discriminazione o rivendicazione in merito, né certamente sono mai emersi profili, fin qui, dubbi di legittimità», ma annuncia di aver dato agli uffici competenti «l'incarico di valutare interventi sulla clausula».

2 - "LA RAI OFFENDE LE DONNE" LE GIORNALISTE SCRIVONO A FORNERO
Da "la Repubblica" - Ancora uno strascico del dopo-Sanremo che coinvolge la Rai e la scarsa qualità del suo servizio in particolare sulla "cattiva" rappresentazione delle donne nell´ultima edizione del festival. A puntare l´indice è l´associazione "Giulia" che raccoglie oltre cinquecento giornaliste italiane tra cui molte firme radiotelevisive. "Giulia" ha scritto una lettera alla ministro Fornero per «chiedere una riforma della Rai, chiamando ai vertici donne e uomini che sappiano con coraggio e competenza esprimere quel cambiamento culturale non più rinviabile che le donne chiedono».

Il festival, accusano a "Giulia", è stato «un giano bifronte. Mentre fa vincere tre giovani artiste, ripropone e veicola un´immagine della donna che non sta più nella realtà: puro ornamento, valletta muta e sempre più spogliata». Da qui l´auspicio che la Rai torni ad essere un volano di crescita culturale per l´Italia, recuperando la missione di costruire una ´maturità di genere´ e una società duale».

 

LEIPAOLO GARIMBERTI SUSANNA CAMUSSO ELSA FORNEROCarlo VernaFlavia Perina